Economia

Dall'alto Una strada di Manhattan vuota, il 15 marzo 2020 (Jeenah Moon) (reuters)

Attenzione! Caro diario, ovvero le relazioni e il potere

Questo è il numero del 25 novembre 2020 della newsletter Attenzione!, firmata da Beniamino Pagliaro. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento digitale. Per attivare l'iscrizione e scoprire tutte le nostre newsletter vai su newsletter.repubblica.it o clicca qui

2 minuti di lettura
Cara abbonata, caro abbonato, ecco un nuovo numero di Attenzione!
Se vuoi scrivermi, la mia email è b.pagliaro@repubblica.it. Su Twitter e Instagram mi trovi come @bpagliaro.
 

Quante volte hai guardato le foto delle ultime vacanze? No, non voglio parlare dell'ultima polemica nazionale sulle settimane bianche (ci siamo già occupati dell'era dell'incertezza un mese fa). Oggi parliamo di attenzione a se stessi, nella forma più classica e antica: il diario.
 
Siamo abituati a immagazzinare scatti, stories, misurazioni che finiscono puntuali nel grande archivio del nostro telefono. I social media usano gli anniversari della pubblicazione di una fotografia come gentile promemoria, utile anche per stimolare l'interazione della grande maggioranza silenziosa che sono gli utenti passivi (aprono Facebook ogni giorno ma non pubblicano nulla da anni).
 
È invece molto più faticoso, e dunque raro, prendere il tempo per scrivere un pensiero, e metterlo da parte, per leggerlo più in là. Significa rivolgere il pensiero a se stessi e confrontarsi con una versione precedente di sé. Anche volendo limitare il ragionamento alla sfera professionale, il significato è potente.
 
Tutto questo ragionamento è colpa di un libro che ho letto negli ultimi giorni, scritto come un diario, anche se l'autore spiega che non è frutto di un diario quotidiano ma di "lunghi appunti". L'autore è Lionel Barber, rock star del giornalismo contemporaneo e direttore del Financial Times dal 2006 al 2020.
 
Il titolo del libro è The Powerful and the Damned. Private Diaries in Turbulent Times e molte recensioni si sono giustamente occupate delle decine di incontri di cui Barber riferisce, dalla cena in cui Vladimir Putin suonò il pianoforte alle interviste con Angela Merkel o Narendra Modi. Il libro è anche un viaggio nei tempi turbolenti, ma interessanti, attraversati dalla crisi finanziaria del 2008, dalla cavalcata digitale che ha rivoluzionato il giornalismo, e dalle scoppole Brexit-Trump sul "sistema", fino al presente.
 
Barber è un testimone di tutto ciò, e rileggere la storia con lui è molto interessante. Ma leggere tra le pagine è più di interessante, è importante. Nei diari si scopre il metodo, e dunque la fatica, la routine quotidiana, la sveglia all'alba per essere in redazione alle 7.45. Soprattutto, si possono cercare nel testo le relazioni: con i suoi interlocutori e dunque con il potere (da conoscere e tenere al suo posto); con il tempo e dunque con se stesso.
 
Gran parte del libro è fatta di report precisi (il metodo) sulla persona incontrata, con dei memo to self utili e, in corsivo, lo sguardo presente su quel che si era scritto nel passato.
 
Non è un esercizio di stile, è proprio un metodo. È indubbio che alcuni appunti saranno rimasti privati, ma la tecnica si può intuire. La memoria aiuta a prendere decisioni, a mantenere una linea o persino a cambiare idea. Il diario diventa il luogo dove segnare silenziosamente le intenzioni future. Per esempio, dopo un pranzo di lavoro con un potente amministratore delegato, Barber ammette, frustrato, di "non aver fatto parlare il soggetto". Dunque, "Memo to self: tutti i pranzi con persone potenti devono portare delle notizie o degli indizi".
 
Certo, quello del giornalista è un mestiere particolare, in cui sapere qualcosa prima degli altri fa la differenza. Un fatto diventa una notizia. Ma quale professione non si basa oggi sul vantaggio competitivo di conoscere e capire la situazione che si ha di fronte? Quartz ha inserito l'abitudine di tenere un diario personale al primo posto tra i consigli condivisi da molte persone "di successo" (certo, il concetto del "successo" è discutibile). La Harvard Business Review suggerisce di scrivere a mano, e ogni giorno. Ma l'importante è costruire un proprio metodo. Insomma, ecco un buon proposito per l'anno che verrà. 
 
Grazie per aver letto fin qui. Aspetto i tuoi commenti a b.pagliaro@repubblica.it. Su Twitter e Instagram mi trovi come @bpagliaro.
 
Grazie,
Beniamino Pagliaro