MILANO - Arnaud de Puyfontaine, ceo del consiglio di gestione di Vivendi, si sta giocando l’ultima partita per portare a casa qualche risultato dalla campagna d’Italia, iniziata nel 2014 con la scalata a Telecom e finora foriera solo di perdite. Tanto che i malumori all’interno del board francese cominciano a essere difficili da contenere.
A ogni riunione de Puyfontaine rassicura i consiglieri che la pace con Mediaset è vicina e che il braccio di ferro con la Cdp e il governo italiano su Tim alla fine favorirà i francesi. Ma nessuno di queste promesse è vicina alla realizzazione. Anzi, c’è il rischio che la situazione peggiori, soprattutto sul fronte Mediaset. Una lettera inviata in estate da Vivendi al cda Mediaset chiedeva di verificare con parti terze se le cause civili intentate dal Biscione non fossero velleitarie. Il cda ha raccolto la sfida e chiesto un parere allo studio legale di Guido Alpa, con il quale lavorava il presidente del Consiglio Conte, e il responso sarebbe che le cause sono assai fondate.
Dunque quando tra gennaio e febbraio prossimi arriverà la prima sentenza le probabilità di Mediaset di ottenere un risarcimento sono molto concrete.
In più, a preoccupare de Puyfontaine, è l’inchiesta penale aperta dalla procura di Milano sulla scalata a Mediaset del 2016, e non ancora chiusa con un’archiviazione, dopo numerose rogatorie internazionali. Da ultimo l’emendamento del governo anti Vivendi dimostra anche a Parigi che la presa di de Puyfontaine e dei suoi consulenti sulla politica italiana è quasi inesistente.
E di fronte a tutto ciò il gran capo Vincent Bolloré che fa? Innanzitutto si è tolto da qualsiasi carica operativa di modo che se arrivasse qualche provvedimento lui ne sarebbe esente, non avendo mai firmato alcun accordo. E poi tranquillizza tutti andando a vedere il bluff di de Puyfontaine. Tanto, se i risultati non arrivassero, ha già pronta la soluzione: i suoi figli Yannick e Cyrille, entrambi già presenti nel supervisory board, sono pronti a prendere in mano le redini operative.
A ogni riunione de Puyfontaine rassicura i consiglieri che la pace con Mediaset è vicina e che il braccio di ferro con la Cdp e il governo italiano su Tim alla fine favorirà i francesi. Ma nessuno di queste promesse è vicina alla realizzazione. Anzi, c’è il rischio che la situazione peggiori, soprattutto sul fronte Mediaset. Una lettera inviata in estate da Vivendi al cda Mediaset chiedeva di verificare con parti terze se le cause civili intentate dal Biscione non fossero velleitarie. Il cda ha raccolto la sfida e chiesto un parere allo studio legale di Guido Alpa, con il quale lavorava il presidente del Consiglio Conte, e il responso sarebbe che le cause sono assai fondate.
Dunque quando tra gennaio e febbraio prossimi arriverà la prima sentenza le probabilità di Mediaset di ottenere un risarcimento sono molto concrete.
In più, a preoccupare de Puyfontaine, è l’inchiesta penale aperta dalla procura di Milano sulla scalata a Mediaset del 2016, e non ancora chiusa con un’archiviazione, dopo numerose rogatorie internazionali. Da ultimo l’emendamento del governo anti Vivendi dimostra anche a Parigi che la presa di de Puyfontaine e dei suoi consulenti sulla politica italiana è quasi inesistente.
E di fronte a tutto ciò il gran capo Vincent Bolloré che fa? Innanzitutto si è tolto da qualsiasi carica operativa di modo che se arrivasse qualche provvedimento lui ne sarebbe esente, non avendo mai firmato alcun accordo. E poi tranquillizza tutti andando a vedere il bluff di de Puyfontaine. Tanto, se i risultati non arrivassero, ha già pronta la soluzione: i suoi figli Yannick e Cyrille, entrambi già presenti nel supervisory board, sono pronti a prendere in mano le redini operative.