MILANO - È il direttore del Center for Automotive Research di Duisburg, in Germania, uno dei più conosciuti think tank del settore automobilistico. Ferdinand Dudenhöffer prospetta un lavoro non facile per i vertici del nuovo gruppo Stellantis, impegnati a far sì che la fusione deliberata ieri dalle assemblee di Fiat Chrysler Automobiles (Fca) e di Peugeot Citroën (Psa) possa soddisfare le aspettative che hanno generato non soltanto tra gli azionisti ma anche tra i lavoratori di entrambi gruppi.
Quali sono, secondo lei, i punti di forza con cui Stellantis inizia il suo percorso?
«Naturalmente i volumi elevati e le quote di mercato in due grandi aree, come l’Europa e gli Stati Uniti. Questi due fattori garantiranno a Stellantis economie di scala, costi ridotti e di conseguenza vantaggi competitivi. E poi il nuovo ceo, Carlo Tavares, è un tipo tenace che ha compiuto dei veri capolavori nelle ristrutturazioni che ha affrontato. Ha uno stile quasi darwinistico nella riduzione del personale, come hanno visto alla Opel dopo il takeover effettuato da parte di Psa. Così Stellantis potrà procedere molto velocemente nel realizzare le piattaforme comuni, ridurre gli addetti in settori quali il design e l’ingegneria, così come negli stabilimenti».
Il management ha detto che non verranno chiusi impianti.
«Tavares sa essere molto creativo nelle ristrutturazioni come ha fatto in Germania con la Opel».
In Stellantis ci sono tre grandi azionisti, Exor, la famiglia Peugeot e lo Stato francese. La loro convivenza potrebbe rivelarsi più difficile di quanto si sia mostrata nelle trattative per arrivare alla fusione?
«Da come si sono mossi in questi anni mi sembra di poter dire che la famiglia Peugeot abbia un rilievo minore, mentre appaiono molto importanti il ruolo di John Elkann e dell’Exor e quello del governo francese, che ha un forte interesse a mantenere i posti di lavoro in Francia. E questo potrebbe produrre delle conseguenze, considerando che spesso sono gli stessi addetti francesi in settori come il design o l’ingegneria a mostrarsi restii a trasferirsi altrove. In prospettiva penso che questo potrebbe creare qualche difficoltà, perché Exor e gli altri azionisti devono preoccuparsi della redditività».
Quali ritiene che siano, invece, i punti deboli di Stellantis?
«Ne vedo quattro. È molto debole nel più importante mercato del mondo, la Cina e l’Asia. Il 45% circa delle automobili mondiali sono vendute in Asia e lì i tassi di crescita sono immensi. Così Stellantis rischia di perdersi il grande business del futuro. Se ripenso a 25 anni fa, quando la penetrazione delle case straniere in Cina era agli albori, Psa si muoveva bene, era alla pari con Volkswagen, che oggi è leader di mercato. Negli ultimi dieci anni, invece, Psa ha avuto una performance deludente in Cina, un’area che temo Tavares non capisca. Il secondo punto debole è che il nuovo gruppo non è abbastanza forte nell’auto elettrica. Non hanno un’architettura che sia stata disegnata al 100% per l’auto elettrica. Hanno architetture ibride che, oggi, appaiono sempre più come una seconda scelta. Terzo, la cosa più importante per l’auto di domani sono il software e la guida autonoma. Tesla con il suo autopilota e con il software “full self driving” mostra quello che dobbiamo comprendere per l’uso dell’intelligenza artificiale nell’auto. Stellantis è debole in questo campo e userà Google o altre soluzioni standardizzate, così come - e questo è il quarto problema - è debole nei mercati premium, che garantiscono margini migliori».
Lo scorso dicembre il numero uno della Toyota, Akio Toyoda, ha sopreso moti dicendo che c’è troppa euforia sull’auto elettrica. È d’accordo?
«Assolutamente no. I veicoli elettrici saranno il futuro dell’auto. Il focus, per tutti i concorrenti che vogliano stare al passo, sono i livelli tecnologici raggiunti da Tesla e la lotta al riscaldamento globale».
La transizione tecnologica verso la motorizzazione elettrica e l’uso dell’intelligenza artificiale nella guida dell’auto li vede come un rischio o un’opportunità per la Stellantis del futuro?
«Oggi è uno dei suoi punti critici. Volkswagen, Toyota, così come i gruppi cinesi o Ford e Gm sono in una posizione migliore, anche rispetto alla necessità di portare questi sviluppi in un mercato importante come la Cina. Così il ruolo di Stellantis potrebbe diventare quello di leader in Europa e negli Stati Uniti nelle fasce d’ingresso del mercato dell’auto. La riduzione dei costi e la ristrutturazione sono le strategie di base che più si addicono a Tavares, un manager davvero molto brillante quando affronta queste tematiche. Per questo motivo ritengo che nel medio termine Stellantis potrà dare soddisfazione ai propri azionisti in termini di profitti. Più a lungo termine, invece, credo che le difficoltà mostrate finora in mercati decisivi come la Cina e l’Asia possano rappresentare un rischio anche per la redditività del gruppo».
"L’alleanza Fca-Peugeot deve conquistare il mercato asiatico”
di Luca Piana
Parla Ferdinand Dudenhöffer, direttore del Car di Duisburg: punto di forza sono i volumi prodotti, va invece recuperato il gap tecnologico sulla concorrenza