MILANO - Le Borse europee chiuedono in calo con l'eccezione di Londra contrastate con lo sguardo dei mercati sempre rivolto all'andamento dei contagi e in particolare al Regno Unito, dove il presidente Boris Johnson ha annunciato ieri un nuovo lockdown nazionale fronte di nuovi numeri allarmanti. Milano cede lo 0,52%, Londra sale dello 0,64% sostenuta dalla debolezza della sterlina, Francoforte perde lo 0,55% e Parigi lo 0,44%.
Meglio orientati i listini asiatici e in particolare quelli cinesi, che beneficiano della decisione del New York Stock Exchange di annullare il delisting delle tre grandi società di comunicazione quotate a Wall Street, inizialmente previsto da un decreto del presidente uscente Donald Trump di novembre. Di segno opposto invece Tokyo, che si ferma a -0,37% scontando l'imminente avvio di un nuovo stato di emergenza.
Sul fronte dei cambi, l'euro è in leggero recupero su dollaro e chiude in EUropa a 1,2280 dollari e 126,24 yen. I timori per una possibile crisi di governo, con i ministri di Italia Viva che minacciano un addio all'esecutivo, continuano a non farsi sentire sullo spread, che si mantiene poco movimentato in zona 113 punti, con il rendimento del titolo decennale italiano allo 0,57%. Boom di domanda per il Btp a 15 anni collocato oggi attraverso un sindacato di banche per un valore di 10 miliardi, con il titolo ha raccolto ordini per oltre 105 miliardi di euro.
Giornata non particolarmente ricca di dati macroeconomici. In Germania le vendite al dettaglio sono cresciute a novembre dell'1,9% e del 5,6% su base annuale mentre il tasso di disoccupazione a dicembre è è risultato stabile al 6,1%. Balzo sopra le stime, nel pomeriggio, per l'indice Ism: il dato sale a
61,3 punti a dicembre, nettamente sopra i 44,2 punti di novembre e sopra gli attesi 48,5 punti.
Tra le commodities, tornano a salire le quotazioni del petrolio sulla scia delle indiscrezioni secondo cui i Paesi avrebbero raggiunto un accordo per far risalire la produzione soltanto a marzo. Ieri i Paesi Opec+ non sono riusciti a trovare un'intesa sui livelli di produzione di febbraio, con Russia e Kazakistan favorevoli a un incremento e dall'altra parte un fronte molto più ampio contrario a un nuovo aumento, dopo quello già deciso per gennaio. Sull'onda di questi sviluppi il Wti riprende a correre a New York, con i contratti in rialzo del 4,35% a 49,69 dollari.