Roma - Se il successo di un settore industriale si misura sull'interesse della grande finanza, non c'è dubbio che la tecnologia dell'idrogeno sia arrivata a un punto si svolta significativo. Può essere letta anche in questo modo la notizia dell'approdo in Borsa del primo strumento dedicato a chi vuole investire sulle società legate all'idrogeno ma senza rischiare le fluttuazioni e le altalene dei listini. Ed è ancora più significativo che questi avvenga quando i costi di produzione dell'idrogeno sono ancora elevati e di conseguenza anche i rendimenti finali non sono ancora così certi.
Allo stesso tempo, è evidente come il mercato scommette sul fatto che i rendimenti arriveranno: una cosiderazione che si basa sul fatto che l'idrogeno si trova al centro delle politiche di Bruxelles legate al Next Generation Ue e che fodranno di una parte degli investimenti dedicati alla transizione energetica. Senza contare gli investimenti aggiuntivi già decisi da Francia e Germania, che punteranno rispettivamente 7 e 9 miliardi sull'energia prodotta dalla trasformazione, tramite elettrolisi, dell'idrogeno.
Ma in che modo lanche la grande finanza punta sull'idrogeno? In pratica, qualunque investitore - indipendentemente dal suo portafoglio - da oggi può investire su società che si occupano di idrogeno. Lo può fare scegliendo il primo Etf (Exchange Traded Funds) dedicato al settore: l'etf è un fondo specializzato che a sua volta replica un indice, un paniere composto da un certo numero di società (ma anche monete, materie prime o obbligazioni). In questo caso l'Etf sull'idrogeno replica un indice composto da 15 società specializzate che si chiama Solactive Hydogen Economy.
Dove sta la convenienza? In pratica, sarà il gestore dell'Etf a stabilire i pesi delle 15 società in base al loro andamento, in modo da avere il miglior rendimento possibile. In buona sostanza, l'investitore non deve seguire costantemente i listini per capire chi va bene e chi si trova in difficoltà, ma sceglie di scommettere su un settore nel suo complesso. Come tuttu gli investimenti è un rischio, ma un modo più contenuto rispetto alle singole azioni.
L'Etf sull'idrogeno da oggi è quotato sui listini di cinque Borse Europee (Milano, Londra, Francoforte, Zurigo e Parigi) a cura della società specializzata Lgim (Legal&General Investment Management).E si fa forte delle previsioni per i prossimi anni. Uno degli ultimi studi porta la firma di Bank of America, seconda la quale, la tecnologia dell'idrogeno sta diventando matura grazie al calo dei costi dell'energia prodotta dalle fonti rinnovabili che vengono utilizzate per la produzione di idrogeno - tra il 70 e il 90% nell'ultimo decennio - nonché dal costo degli elettrolizzatori. Il prezzo di quest'ultimi è sceso del 50% nell'ultimo quinquennio e si prevede scenda di un altro 40-60% da qui al 2030.
In realtà, c'è chi è meno ottimista e sostiene che ci vorrà più tempo - e molti fondi pubblici - per arrivare ad avere una produzione di idrogeno redditizia. Per non parlare della questione ambientale. Al momento, l'idrogeno viene prodotto da una tecnologia "grigia", utilizzando idrocarburi, in prevalenza gas naturale. Ma questa attività provoca emissioni di CO2. Ecco perché l'Etf da oggi in contrattazione investe solo su società che privilegiano idrogeno "blu" e "verde". Il primo viene prodotto sempre da gas naturale, ma con una tecnologia aggiuntiva che cattura le emissioni, immagazzinate in giacimenti esausti o riutilizzate in produzioni industriali. Il secondo viene, invece, prodotto da fonti rinnovabili.
Il futuro, ovviamente, passa solo da idrogeno "verde" e "blu", con il "grigio" che è destinato a uscire di scena nei prossimi anni.