MILANO - Giornata cauta per le Borse europee con gli investitori che guardano con ottimismo alle riaperture pur con uno sguardo sempre rivolto sempre anche al rischio inflazione.
Nel Vecchio Continente la seduta è stata a scartamento ridotto, con la chiusura di Parigi e Francoforte: Londra ha guadagnato lo 0,48% e Madrid lo 0,07%. Su Milano ha pesato lo stacco delle cedole per 45 società del listino (18 quelle del Ftse Mib), che vale un calo tecnico dello 0,89% sull'andamento generale dell'indice. A conti fatti, dunque, il -0,34% con il quale si è chiusa la giornata di Piazza Affari è un risultato positivo.
Andamento positivo per Wall Street: alla chiusura dei mercati europei, trainati dal petrolio e dal tech, gli indici sono positivi con il Dow Jones che guadagna lo 0,65%, il Nasdaq in progresso dell'1,5% e lo S&P 500 a +1%.
Sulla sponda asiatica chiusura positiva per Tokyo (+0,19%), che sconta positivamente l'autorizzazione concessa ai vacini Moderna e Astrazeneca, fino ad ora non ancora somministrati nel Paese. Contrastate le altre: Hong Kong ha segnato un leggero ribasso dello 0,16% mentre Shanghai è salita dello 0,31% e Shenzhen dello 0,75%.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi chiude poco mosso a 116 punti base, con rendimento del decennale italiano all'1,02% poco sotto i livelli di venerdì. Tra le valute si segnala la chiusura in rialzo dell'euro sul dollaro sopra quota 1,22. La moneta unica passa di mano a 1,2216 dollari (+0,3%) e si rafforza anche sullo yen a 132,85 (+0,10%). Biglietto verde che cede anche verso la valuta nipponica a 108,7 (-0,22%). Il dollaro - considerato un bene rifugio - è bloccato sui minimi da tre mesi in un mercato che scommette su una robusta ripresa economica e sulle divise più rischiose.
Prezzi del petrolio in rialzo a causa del rallentamento registrato nei colloqui tra Stati Uniti e Iran sul nucleare. L'intesa sbloccherebbe l'export di Teheran aumentando la quantità di greggio sul mercato. Alla chiusura dei mercati europei, il Wti sale del 2,7% sopra 65 dollari invertendo il trend della socrsa settimana che, proprio sulla prospettiva di intesa geopolitica, era stato caratterizzato dal timore di eccesso di offerta. Goldman Sachs, in un rapporto, ha comunque evidenziato che il greggio iraniano non cambierebbe la previsione di prezzo del quarto trimestre. "Anche con un potenziale riavvio delle esportazioni iraniane, l'aumento dei prezzi del petrolio rimane intatto a causa dell'incremento della domanda globale grazie alla campagna di vaccinazione" anti Covid, hanno osservato gli analisti di Goldman Sachs. "Anche assumendo un riavvio a luglio" delle esportazioni iraniane, "stimiamo che i prezzi del Brent raggiungerebbero 80 dollari al barile nel quarto trimestre 2021", ha detto la banca americana aggiungendo che se il petrolio iraniano dovesse tornare sul mercato a ottobre allora gli 80 dollari al barile si potrebbero toccare quest'estate.