✕

Vajont, la fabbrica del riscatto rischia la chiusura: nessuna offerta per Acc, ma gli operai resistono

La gara di vendita è andata deserta nonostante l'impianto, in amministrazione straordinaria, produca ancora a buon ritmo compressori. Serve liquidità finanziaria per andare avanti, però il Mise sembra defilarsi
2 minuti di lettura

ROMA - "La storia siamo noi, siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere". Nulla meglio delle strofe di Francesco De Gregori può rappresentare lo stato d'animo dei 350, tra operaie e operai, della Wanbao Acc di Mel, fabbrica nel Bellunese che produce compressori per frigoriferi. D'altra parte, sullo striscione appeso ai cancelli dell'opificio si legge: "Questa storia ora la scriviamo noi".

La storia ricorda che esattamente 58 anni fa la tragedia del Vajont cancellava un'intera comunità. La storia ricorda che gli investimenti dello Stato per risollevare l'economia di quel territorio, finanziarono la costruzione dello stabilimento di Mel (la Zanussi Elettromeccanica che negli anni Sessanta frenò povertà e emigrazione nelle valli Bellunesi). Ma la storia con la 'S' maiuscola finisce qui. La cronaca racconta che quella fabbrica oggi, con l'esito della gara di vendita andata deserta, rischia la c…

ROMA - "La storia siamo noi, siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere". Nulla meglio delle strofe di Francesco De Gregori può rappresentare lo stato d'animo dei 350, tra operaie e operai, della Wanbao Acc di Mel, fabbrica nel Bellunese che produce compressori per frigoriferi. D'altra parte, sullo striscione appeso ai cancelli dell'opificio si legge: "Questa storia ora la scriviamo noi".

La storia ricorda che esattamente 58 anni fa la tragedia del Vajont cancellava un'intera comunità. La storia ricorda che gli investimenti dello Stato per risollevare l'economia di quel territorio, finanziarono la costruzione dello stabilimento di Mel (la Zanussi Elettromeccanica che negli anni Sessanta frenò povertà e emigrazione nelle valli Bellunesi). Ma la storia con la 'S' maiuscola finisce qui. La cronaca racconta che quella fabbrica oggi, con l'esito della gara di vendita andata deserta, rischia la chiusura definitiva nonostante continui a produrre dando da vivere, appunto, a 350 famiglie. Niente a che vedere con le migliaia di lavoratori degli anni d'oro, comunque una risorsa essenziale per tante persone.

 

 

La Wanbao Acc è in amministrazione straordinaria dal 2020, dopo essere passata nei decenni da proprietà industriali (Electrolux) a fondi di private equity, a multinazionali (la cinese Wanbao), crisi, dissesti, rilanci. Anche durante l'amministrazione straordinaria la fabbrica ha continuato a produrre a buoni livelli, difendendo il 10% della quota di mercato europeo, e tornando addirittura ad assumere nei mesi scorsi, salvo poi dover frenare commesse e produzione (nei primi due mesi del 2021 si era raggiunto il record decennale degli ordinativi) per il graduale esaurimento della liquidità. Vano il tentativo di accedere ai finanziamenti della Legge Prodi bis, a quelli con garanzia Sace introdotti in piena pandemia o a quelli previsti dal Decreto Sostegni: vincoli normativi, resistenze europee e prudenze bancarie stanno di fatto condannando la Wanbao allo spegnimento.

Nel mezzo di questa via crucis, oltre un anno fa spuntò il progetto Italcomp, un'idea di politica industriale messa sul tavolo dall'allora sottosegretaria allo Sviluppo Economico del governo 'giallorosso', Alessandra Todde: unire Wanbao e Ex Embraco di Torino, creando un polo nazionale dei compressori con lo Stato (Invitalia) nel ruolo di pivot alla ricerca di soci industriali privati. La speranza per i 700 operai (tra Mel e Torino), presto cancellata dal cambio di guardia al governo e dai dubbi dell'attuale titolare del Mise, Giancarlo Giorgetti (con la Todde nel ruolo di viceministra). Lo stop al piano Italcomp ha praticamente condannato alla fine la ex Embraco (già ferma da tempo), mentre la 'resistenza operaia' di Mel ha continuato a tenere in vita la Wanbao fino ad oggi, nella speranza di trovare un acquirente che subentrasse all'amministrazione straordinaria.

Ma i due aspiranti che si erano fatti avanti, la tedesca Secop e la giapponese Nidec, alla scadenza prevista non hanno presentato offerte. Significa che il commissario Maurizio Castro ha tempo fino a marzo prossimo (termine del mandato) per trovare altri possibili acquirenti, poi sarà fallimento visto che la liquidità rimasta consente di produrre (comunque a ritmi minimi, giusto per onorare le commesse con Bosh e Electrolux) fino al termine dell'anno. Inutili, fin qui, le interlocuzioni con il ministero per trovare una soluzione, come ad esempio una qualche forma di finanziamento straordinario o l'intervento 'ponte' di aziende pubbliche. L'impressione è che il Mise abbia abbandonato la Wanbao Acc al suo destino.

Operai

"Il dibattito pubblico è giustamente incentrato su Gnk, Giannetti o Whirlpool - dice Stefano Bona, segretario della Fiom-Cgil di Belluno - oppure si discute di legge anti-delocalizzazioni, di multinazionali e di fondi speculativi che depredano e abbandonano le nostre fabbriche. Ecco, anche la Wanbao e le migliaia di lavoratrici e lavoratori che l'hanno fatta grande, sono vittime di tutto questo. Adesso ci ha abbandonati anche lo Stato, ecco perché dovremmo insorgere". Il grido di dolore che arriva dalla 'repubblica operaia di Mel'.