MILANO - Messa in difficoltà dalla carenza di chip, l'industria dell'auto si prepara ad affrontare la questione entrando direttamente nel business della produzione di componenti elettronici. Tra i primi marchi a muovere in questa direzione c'è Ford, che ieri ha firmato un accordo di collaborazione non vincolante con il produttore di microchip GlobalFoundries per ottenere una maggiore fornitura di componenti elettronici per i propri veicoli.
Le due aziende, ha spiegato un comunicato, collaboreranno nella ricerca e sviluppo (R&S) per affrontare la "crescente domanda" di microchip di cui l'industria automobilistica ha bisogno. "GlobalFoundries e Ford esploreranno opportunità per aumentare la produzione di semiconduttori per supportare l'industria", hanno affermato. "Questo accordo è solo l'inizio e una parte fondamentale del nostro piano per integrare verticalmente le capacità e le tecnologie chiave", ha commentato il presidente e Ceo di Ford Jim Farley.
Sulla stessa lunghezza d'onda si muove anche General Motors, che come riporta il Wall Street Journal starebbe stringendo accordi con alcuni dei più grandi produttori mondiali di semiconduttori, tra cui Qualcomm e Nxp Semiconductors, per collaborare alla produzione di chip.
La crisi delle filiere globali sta costringendo le grandi industrie, compresa quella dell'auto, a ripensare le proprie catene di approvvigionamento, riavvicinando fisicamente le fonti delle proprie forniture o in alcuni casi, come sta incominciando a fare proprio la stessa industria dell'auto, internalizzando la produzione attraverso accordo con altre imprese. La carenza di chip da mesi sta mettendo in ginocchio l'industria dell'auto, la cui produzione è costretta a rallentare o fermarsi a causa della carenza di semiconduttori. Secondo i dati duffusi ieri dall'Acea, l'associazione europea dei costruttori, le immatricolazioni auto in Europa sono calate dell'29,3% rispetto allo stesso mese del 2020.