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S&P, ottimismo alla conferenza annuale: "L'Italia cresce, pochi rischi politici sullo spread"

Per il 2022 previsto un balzo del Pil del 4,7%, ma è importante recuperare il gap di produttività rispetto agli altri paesi. E sulle banche: flussi degli Npl in crescita, ma gestibili, però resta il nodo della redditività
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MILANO - Stavolta, la nave va. In Europa e in Italia, in un contesto di crescita che vede l'eurozona salire del 4,4% nell'anno in corso e l'Italia correre anche di più, al 4,7%. Le previsioni, presentate nell'ambito della conferenza annuale di Standard and Poor's, mostrano un'economia europea che già nel quarto trimestre 2021 ha eguagliato i livelli pre-Covid, mentre per l'Italia bisognerà aspettare appena un po' di più (il secondo trimestre 2022).

Ma come, è stato sottolineato, il gap di produttività è vicino a chiudersi, a differenza per esempio della Spagna, sebbene sia rimasta la distanza con i principali paesi euro anche se l'Italia ha dalla sua la forte risorsa dei ris…

MILANO - Stavolta, la nave va. In Europa e in Italia, in un contesto di crescita che vede l'eurozona salire del 4,4% nell'anno in corso e l'Italia correre anche di più, al 4,7%. Le previsioni, presentate nell'ambito della conferenza annuale di Standard and Poor's, mostrano un'economia europea che già nel quarto trimestre 2021 ha eguagliato i livelli pre-Covid, mentre per l'Italia bisognerà aspettare appena un po' di più (il secondo trimestre 2022).

Ma come, è stato sottolineato, il gap di produttività è vicino a chiudersi, a differenza per esempio della Spagna, sebbene sia rimasta la distanza con i principali paesi euro anche se l'Italia ha dalla sua la forte risorsa dei risparmi privati e, ora, il sostegno degli investimenti pubblici. "Affinché la decisa fase di crescita dell'economia diventi strutturale è ora importante che il paese chiuda il gap di produttività con gli altri paesi", ha spiegato il capo economista dell'area Emea di S&P global ratings, Sylvain Broyer.

Il team di economisti della principale società di rating non vede nemmeno troppe ombre politiche sullo spread. "Il modesto aumento degli ultimi mesi ha avuto più a che fare con le aspettative di un ridimensionamento degli acquisti netti di titoli da parte della Bce anziché agli scenari politici italiani. Per questo non vedo un grande aumento dello spread in vista delle elezioni presidenziali e penso che il differenziale resterà più o meno sui livelli attuali", ha detto ancora Broyer, anche se ha aggiunto che tra le priorità del paese c'è quella di "non mettere a rischio l'attuale forte fiducia di imprese e famiglie, ma la nostra ipotesi base è che non ci sia un grande incentivo per andare a elezioni anticipate".

Ovviamente sulla crescita incombono alcune variabili/minacce: a partire da quella sanitaria, dove però Omicron potrebbe essere avviato a diventare un fattore non più pandemico, ma con cui convivere, al caro energia: i prezzi sono aumentati fino a cinque volte rispetto al 2019 e per il 2022 si può stimare un aggravio dei costi di 30-35 miliardi per le imprese italiane, con un conto particolarmente salato per le imprese energivore. Comunque, per le imprese italiane la maggiore società di rating prevede punteggi complessivamente stabili, con possibili upgrade superiori ai downgrade: nella media, già ora il 75% delle aziende ha un outlook stabile, dato migliore dal 2019.

Prospettive tutto sommato rosee anche per le banche, anche se il discorso in questo caso è a due facce: da un lato le stime legate al ciclo economico, che vedono le banche legate al carro della crescita e dell'aumento "piuttosto gestibile" degli Npl, niente a che vedere con quanto era successo negli anni passati (a fronte probabilmente di un nuovo alleggerimento dello stock pregresso, con operazioni di cessione di portafogli), dall'altro con un modello di business che stenta a trovare la strada della redditività. Tra tassi di interesse comunque bassi, i forti investimenti necessari per la digitalizzazione e il peso dei costi, la redditivà complessiva stenta a decollare. Da questo profilo si evidenzia la maggior forza, sotto il profilo della redditività, di quanto realizzato da Intesa, Mediobanca e a seguire Unicredit, mentre in generale gli istituti che hanno modelli di business "leggeri", per esempio in termini di sportelli (tipo Fineco, per intendersi), riescono a muoversi con maggiore flessibilità rispetto alle banche di medie e piccole dimensioni.