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Russia-Ucraina, il conto delle tensioni si scarica sulla pompa di benzina: quotazioni sopra i 2 euro

(reuters)
Il rincaro del barile sui mercati internazionali dietro i ritocchi al rialzo dei distributori. La media della rete sopra 1,8 euro, ai massimi dal 2012. Tabarelli (Nomisma Energia): "Usa e Russia non hanno interesse per conflitto proprio per i difficili equilbri del mercato del greggio". Nel caso sciagurato, "possibile arrivare a 150 dollari" dai 95 attuali. Intanto sette italiani su dieci taglieranno il consumo di carburanti
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MILANO - Il conto dell'alta tensione geopolitica sul fronte Russia-Ucraina si scarica anche sui prezzi del petrolio e da lì plana sulle pompe di benzina, dove i costi dei carburanti veleggiano ai massimi dalla fine dell'estate del 2012.

I mercati prendono atto della situazione di estrema allerta e, considerando che Mosca è appaiata all'Arabia Saudita sul podio degli esportatori globali di petrolio, con una quota intorno all'11-12% alle spalle degli Stati Uniti, si registrano incrementi sui mercati internazionali dell'oro nero. In mattinata, il prezzo del barile di Brent del Mare del Nord - riferimento del mercato europeo - con consegna ad aprile è salito dello 0,20% a 94,62 dollari, dopo un picco di 96,16 dollari che non si vedeva da otto anni. Il prezzo è andato poi a scendere a New York, con il barile di Wti con consegna a marzo (riferimento del mercato Usa) sotto i 93 dollari, dopo il picco dal 2014 a 94,94 dollari. Una fase di calma…

MILANO - Il conto dell'alta tensione geopolitica sul fronte Russia-Ucraina si scarica anche sui prezzi del petrolio e da lì plana sulle pompe di benzina, dove i costi dei carburanti veleggiano ai massimi dalla fine dell'estate del 2012.

I mercati prendono atto della situazione di estrema allerta e, considerando che Mosca è appaiata all'Arabia Saudita sul podio degli esportatori globali di petrolio, con una quota intorno all'11-12% alle spalle degli Stati Uniti, si registrano incrementi sui mercati internazionali dell'oro nero. In mattinata, il prezzo del barile di Brent del Mare del Nord - riferimento del mercato europeo - con consegna ad aprile è salito dello 0,20% a 94,62 dollari, dopo un picco di 96,16 dollari che non si vedeva da otto anni. Il prezzo è andato poi a scendere a New York, con il barile di Wti con consegna a marzo (riferimento del mercato Usa) sotto i 93 dollari, dopo il picco dal 2014 a 94,94 dollari. Una fase di calma, dunque, con qualche fondo che probabilmente trae profitto dalla recente crescita dei prezzi.

Resta la dinamica di fondo di un surriscaldamento nell'ultimo periodo. In giornata si sono registrati assestamenti al rialzo sulla rete dei carburanti, frutto degli aggiustamenti dei prezzi raccomandati dalle compagnie nei giorni passati che stanno avendo impatto sul territorio. Secondo la ricognizione dell'Osservatorio prezzi del Mise, elaborato dalla Staffetta, in autostrada la media è ormai sopra quota 2,1 euro al litro, e anche il gasolio si attesta ormai sopra la soglia psicologica dei 2 euro. Sulla media della rete, la benzina self service è a 1,834 euro/litro (in rialzo di 4 millesimi, con le compagnie a 1,843 euro e le pompe bianche a 1,813) con punte anche in città oltre i 2 euro, il diesel a 1,710 euro/litro (+4, compagnie 1,716, pompe bianche 1,696). Il Gpl servito si attesta a 0,818 euro/litro (invariato, compagnie 0,825, pompe bianche 0,809), il metano servito a 1,772 euro/kg (-3, compagnie 1,815, pompe bianche 1,740), Gnl 2,175 euro/kg (-39, compagnie 2,190 euro/kg, pompe bianche 2,164 euro/kg).

"A differenza del mercato del gas, dove i meccanismi di formazione del prezzo sono assai meno cristallini, quel che vediamo sul fronte del petrolio è più trasparente e per certi versi pericoloso", ragiona Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. Dietro i rialzi ci sono diversi fenomeni. Il principale, spiega Tabarelli, è quello legato alle dinamiche di domanda, offerta e capacità produttiva di oro nero. "Le compagnie petrolifere, prese nel fenomeno della transizione energetica, non hanno investito in passato e c'è carenza di capacità produttiva. Dagli 800 miliardi di dollari di investimenti in attività estrattive del 2014, siamo scesi a quota 350 nel 2021. Petrolio in giro per il mondo ce n'è poco e pradossalmente è la Russia che ci sta aiutando, con il suo ruolo nel cartello Opec+ e la sua capacità di esportare".

La stima di Nomisma Energia è che quest'estate - con la ripartenza del traffico aereo - la domanda arriverà a 100 milioni di barili/giorno, dai 96 dell'anno scorso e addirittura 91 del 2020. Una "soglia psicologica" importante. "La misura della carenza di capacità ci viene data dal livello di capacità inutilizzata. In condizioni normali siano a 3 milioni di barili/giorno, oggi siamo sui 2 milioni e quasi tutti concentrati in Arabia Saudita. E' evidente che in queste condizioni, con la domanda in ripresa, ci sono tutti gli elementi per avere un trend di rialzo dei prezzi". 

Secondo Tabarelli questi numeri fanno propendere "per credere che una guerra vera e propria sia difficile da figurare". Nella sciagurata ipotesi di conflitto, "i prezzi del greggio schizzerebbero verso 120-130 dollari, anche 150 dollari in presenza di un embargo delle esportazioni russe. Uno scenario che lo stesso presidente americano Biden non si può permettere, vista la sensibilità sul tema e le grandi pressioni inflattive già in atto. E, d'altra parte, anche la Russia ha un disperato bisogno di esportare", aggiunge l'esperto.

La previsione di Nomisma Energia è che il prezzo del petrolio, senza lo choc di un conflitto, possa salire ancora verso i 98 dollari di fine anno. "L'Opec+ fino ad ora non ha ceduto alle pressioni per accelerare l'aumento della produzione, ma il cartello negli anni è molto maturato ed è il primo a non desiderare uno choc improvviso dei prezzi. Se dovesse delinearsi questa possibilità, credo che sarebbe il primo a intervenire per cercare di calmare le acque". Il ritorno dell'Iran e della Liba sul mercato sarebbe un elemento calmierante.

Detto degli scenari internazionali, resta il conto più salato alla pompa per i cittadini di tutti i giorni. Per Tabarelli i rincari di questa fase si spiegano tutti con la crescita dei prezzi internazionali. "Secondo le nostre stime, anzi, con le attuali quotazioni del greggio ci dovrebbe essere un ulteriore aumento di circa 2 cent per la benzina e poco più per il gasolio per un equilibrio del mercato". E nei prossimi mesi, in coerenza con la stima di un barile in risalita verso quota 98 dollari, "altri 5 cent in più alla pompa di benzina sono da mettere in conto".

Sette italiani su dieci taglieranno i carburanti

Intanto i rincari energetici - che da tempo sono il problema numero uno per le famiglie - stanno estendendo la loro aurea di preoccupazione ad altri ambiti. L'Osservatorio Legacoop ha affidato a Ipsos sul fenomeno dell'inflazione e sulle reazioni nella gestione dei propri consumi. A guidare la classifica dei grattacapi c'è l'aumento delle bollette della luce (che preoccupa tra "molto" e "abbastanza" il 93% degli intervistati), ma anche materie prime, bollette del gas, beni di consumo e prodotti alimentari veleggiano intorno al 90% di risposte affermative. Gas, energia elettrica, benzina e gasolio sono proprio il settore che la quasi totalità degli italiani indica come oggetto dei rincari più salati (indicato dal 96% degli intervistati). E non a caso il gas e l'energia elettrica (79% degli intervistati) e la benzina e il gasolio (71%) sono proprio i beni che gli italiani dicono che cercheranno di limitare, tagliando fino alla rinuncia (per il 4% delle famiglie, nel caso della benzina).