MILANO - Le Borse europee si muovono al ritmo delle tensioni sul fronte ucraino e nel corso della giornata sfuma l'ottimistmo legato al ritiro delle truppe russe dal confine. Il presidente Usa Joe Biden ha ribadito di ritenere che "l'invasione russa resti un rischio concreto". A raffreddare gli entusiasmi, nel pomeriggio, sono state anche le parole del segretario della Nato Jens Stoltenberg all'arrivo alla ministeriale Difesa della Nato: "Abbiamo sentito le aperture di Mosca a continuare gli sforzi diplomatici. Ma finora non abbiamo visto alcuna de-escalation sul campo. Al contrario, sembra che la Russia stia continuando ad ammassare le truppe".
Così listini rallentano dopo una partenza positiva e chiudono deboli. L'indice d'area Stoxx 600 conclude la seduta sulla parità (+0,04%). In calo Parigi (-0,21%) e Francoforte (-0,28%), piatte Londra (-0,07%), in rialzo Madrid (+0,22%). A Milano, la giornata va in archivio piatta (+0,01%). Su Piazza Affari Banco Bpm scivola in fondo al listino principale aspettando novità sul fronte del risiko bancario di cui l'istituto di piazza Meda è dato come uno dei prossimi protagonisti, soprattutto in ottica Unicredit. Si aggiorna intanto la vicenda Generali con il presidente Galateri che annuncia che non farà parte del prossimo cda.
Lo spread tra Btp e Bund chiude a 163 punti base, rispetto ai 167 punti dell'avvio di giornata ed ai 165 punti sulla chiusura di ieri. Il rendimento del decennale italiano scende all'1,91%, dopo il balzo al 2% dell'inizio di seduta. Scendono i rendimenti dei decennali dei Paesi 'limitrofi' con quello spagnolo all'1,27% e quello greco al 2,63%.
Anche Wall Street paga il ritorno dell'incertezza e il comparto tecnologico soffre in modo particolare, mentre risale il petrolio e l'oro torna ad esser bene rifugio ricercato. A guidare i cali è l'indice Nasdaq che segna oltre -1% anche alla luce dei dati sulle vendite al dettaglio più forti del previsto (+3,8% a gennaio) che forniscono alla Federal Reserve ulteriore sponda per una politica monetaria aggressiva. Cali nell'ordine dello 0,7% invece per Dow Jones e S&P 500. Non c'è solok l'escalation nell'Europa dell'est nella testa degli investitori. Oggi i riflettori sono puntati anche sulla pubblicazione delle minute dell'ultima riunione della Fed, da cui potrebbero arrivare indicazioni più precise sulle prossime mosse di politica monetari della bance centrale Usa.
In buon slancio si era mosso il comparto asiatico, dove tutti i principali indici si sono mossi in rialzo e il Nikkei di Tokyo ha chiuso con un robusto +2,2%. Hong Kong ha chiuso a +1,5%, Shanghai a +0,57% e Shenzhen a +0,47%.
Tra i dati macroeconomici, l'inflazione in Gran Bretagna tocca a gennaio i massimi da 30 anni. Il tasso annuale dei prezzi al consumo è salito al 5,5% a gennaio, il più alto dal marzo 1992, contro le attese degli analisti che prevedevano un 5,4% così come registrato a dicembre. Sul fronte dei cambi, l'euro passa di mano per 1,1375 dollari (da 1,1365 ieri) e 131,29 yen (131,46), mentre il rapporto dollaro/yen si attesta a 115,42 (115,68).
Tra le commodities sale il prezzo del petrolio con i rialzi che si accentuano nel tardo pomeriggio: il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord guadagna il 2,51% a 95,62 dollari. Il Wti sale del 2,65% a 94,51 dollari.