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Smart working, pronto il testo unificato. Accordo collettivo, tetto minimo del 30% e diritto di disconnessione

L'accordo individuale rimane in vigore, ma a garanzia del lavoratore deve essere preceduto dal contratto con i sindacati. Incentivi alle aziende che adottano il lavoro agile e sconto dell'1% dei premi Inail. La relatrice Maria Pallini (M5S): "Speriamo di poterlo già mandare in Aula alla Camera a maggio"
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ROMA - La contrattazione collettiva diventa uno dei pilastri dello smart working senza però sostituire interamente l'accordo individuale, che viene anzi rafforzato con l'assistenza sindacale al lavoratore; c'è un tetto minimo del 30% di lavoro agile, incentivi per le aziende e anche uno "sconto" dell'1% sui premi Inail. In Parlamento si è trovata la quadra sulla legge di riforma del lavoro agile, che a brevissimo verrà assegnata in commissione e potrà iniziare il suo iter alla Camera. Un testo di pochi articoli, 12, che dunque smentisce le preoccupazioni di chi temeva un intervento di eccessiva regolamentazione da parte del legislatore, che però arriva dopo mesi di intenso lavoro di unificazione e coordinamento dei tanti progetti di legge che giacevano da tempo in Parlamento, che ha anche tenuto conto di moltissime audizioni tenute tra sindacati, organizzazioni datoriali, aziende e analisti del settore. "È…

ROMA - La contrattazione collettiva diventa uno dei pilastri dello smart working senza però sostituire interamente l'accordo individuale, che viene anzi rafforzato con l'assistenza sindacale al lavoratore; c'è un tetto minimo del 30% di lavoro agile, incentivi per le aziende e anche uno "sconto" dell'1% sui premi Inail. In Parlamento si è trovata la quadra sulla legge di riforma del lavoro agile, che a brevissimo verrà assegnata in commissione e potrà iniziare il suo iter alla Camera. Un testo di pochi articoli, 12, che dunque smentisce le preoccupazioni di chi temeva un intervento di eccessiva regolamentazione da parte del legislatore, che però arriva dopo mesi di intenso lavoro di unificazione e coordinamento dei tanti progetti di legge che giacevano da tempo in Parlamento, che ha anche tenuto conto di moltissime audizioni tenute tra sindacati, organizzazioni datoriali, aziende e analisti del settore. "È stato un lavoro - sottolinea la relatrice, Maria Pallini (M5S) - che ha proficuamente coinvolto tutte le forze politiche e che auspico vada avanti con la stessa intensità per garantire una rapida approvazione del provvedimento. Noi speriamo che, tenendo conto del tempo per esaminare gli emendamenti, si possa mandare il testo in Aula già a maggio".

Il ruolo assegnato dalla legge alla contrattazione collettiva è forse l'innovazione più significativa rispetto alla legge 81/2017, che parlava esclusivamente di accordo individuale. Ma la pandemia ha reso indispensabile questo passaggio a cui cinque anni fa non si era neanche pensato, visto che lo smart working era ancora un fenomeno limitato a poco più di mezzo milione di lavoratori, una piccola frazione degli otto milioni che poi vi hanno fatto ricorso nei momenti peggiori della pandemia, e dei quattro/cinque milioni che continueranno comunque ad adottarlo a regime, anche quando il Covid rimarrà soltanto un ricordo. Al contratto collettivo nazionale di lavoro viene affidato il compito di regolare la responsabilità del datore di lavoro e del lavoratore per quanto riguarda la sicurezza (tema molto delicato, che comunque deve tenere conto di una normativa che ritiene garante il datore di lavoro), l'organizzazione del lavoro, il diritto di precedenza di chi ha carichi familiari, il diritto alle ferie e ai permessi, e soprattutto il diritto di disconnessione.

L'accordo individuale non scompare, regola le norme di dettaglio, e anzi diventa anche a tempo indeterminato, se le parti lo preferiscono, con la possibilità di recedere facendone richiesta un mese prima. Ma, poiché si tratta di "un contratto stipulato tra 'non eguali'", come sottolinea la relazione al disegno di legge, deve comunque fare riferimento all'accordo collettivo. La comunicazione però rimarrà semplificata anche dopo la fine del periodo di emergenza dovuta alla pandemia: lo ha stabilito il ministero del Lavoro, con un emendamento che verrà inserito nel Dl Sostegni Ter. Obbligatoria una quota minima del 30% (che prima non era richiesta): al di sotto di quella soglia è pur sempre possibile trovare un accordo individuale, ma non si rientra più nella normativa del lavoro agile.

La legge prevede poi una serie di incentivi alle aziende che adottano il lavoro agile. Intanto un credito di imposta alle imprese per gli investimenti in strumenti informatici di ultima generazione. Inoltre si applica la riduzione dell'1% dei premi assicurativi Inail a carico del datore di lavoro. Presso il ministero del Lavoro viene infine istituito il Fondo per la promozione del lavoro agile. Al ministero del  Lavoro si chiede anche di raccogliere e diffondere sul proprio sito "le buone prassi".

 "Il diritto soggettivo alla disconnessione per garantire al lavoratore, sia in presenza sia in modalità agile, la possibilità di estraniarsi dallo spazio digitale e interrompere la connessione, conclude, è uno dei punti cardine della proposta di legge. - rileva Maria Pallini - A ciò si uniscono altre importanti previsioni come l'istituzione di corsi di aggiornamento sull'innovazione tecnologica, per garantire ai lavoratori una formazione continua e permanente, e l'erogazione di incentivi per le aziende che promuovono lo smart working. Un lavoro importante da mandare in porto".