Il governo vara all'unanimità il nuovo Def, il Documento di Economia e Finanza che definisce le linee principali di politica economica del Paese. Il testo del documento è stato discusso nella cabina di regia che si è riunita questo pomeriggio che ha anticipato il Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al documento. Un Def segnato da una decisa frenata della crescita legata alle incertezze legate al conflitto in Ucraina. "E' chiaro che la guerra ha causato un peggioramento delle prospettive di crescita. In particolare su questo pesano l'aumento dei prezzi dell'energia e altri beni, ma anche la fiducia dei consumatori che è diminuita. Consumatori e imprese vedono oggi un futuro meno positivo", ha detto Mario Draghi in conferenza stampa. "Faremo tutto il necessario" per sostenere "famiglie e imprese", ha aggiunto il presidente del Consiglio.
Draghi: "Su gas siamo coperti fino a ottobre ma dobbiamo domandarci se vogliamo pace o condizionatore acceso"
Rispetto al possibile embargo dal gas russo il presidente Draghi ha detto che al momento la misura non è sul tavolo così come non è in discussione un piano di razionamento dell'energia: "Non c'è niente di questo, se dovessero cessare le forniture di gas oggi, fino a tardo ottobre saremmo coperti con le riserve, le conseguenze non ci sarebbero". Allo stesso tempo, ha sottolineato Draghi, l'obiettivo del Paese dev'essere mettere in campo le misure che possano portare più facilmemente alla pace. "Preferiamo la pace o il
condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre", ha detto Draghi. "Andiamo con l'Ue, - ha sottolineato - se ci propone l'embargo sul gas, siamo contenti di seguire. Quello che vogliamo è lo strumento più efficace per la pace. Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace - ha aggiunto - preferiamo la pace o stare il condizionatore d'aria acceso?. Questa è la domanda che ci dobbiamo porre".
I numeri del Def: crescita ridotta al 3,1% e deficit confermato al 5,6%
I numeri del nuovo documento sono stati presentati dal ministro dell'Economia Daniele Franco. La crescita del Pil nel quadro programmatico è fissata al 3,1% (dal precedente 4,7%), mentre il deficit è confermato al 5,6% a fronte di un indebitamento tendenziale che sale al 5,1%, rispetto al 4,4 di settembre. Quindi ci sarebbero 0,5 punti, quasi 9 miliardi di euro, di "tesoretto" dato dalla differenza tra i due, ma le risorse per il prossimo decreto sostegni dovrebbero esser limitate a 4-5 miliardi, anche perché almeno 5 miliardi sono stati di fatto già prelevati dai fondi Mef per intervenire sulle bollette. In conferenza stampa il ministro ha anche annunciato che con un decreto ad hoc è stato esteso il taglio delle accise di 25 cent fino al 2 maggio.
Draghi: "Consideriamo fiducia per delega fiscale"
Il presidente Draghi rispondendo alle domande dei cronisti ha parlato anche del cammino delle riforme in Parlamento, spiegando di non escludere il ricorso alla fiducia per la delega fiscale, strada che invece che non è prevista al momento per la riforma del Csm. "Ho promesso nel Consiglio dei ministri di non mettere la fiducia. La mia intenzione è quella" di non blindare il provvedimento, "spero - ha osservato Draghi - che le forze politiche intendano" questa intenzione come "un segnale di democrazia" e che si dimostrino collaborative nel raggiungere la soluzione per un compromesso ragionevole su tutti i punti di vista"
Il dettaglio dei nuovi sostegni
Il nuovo decreto con gli aiuti all'economia, da finalizzare ad aprile avrà un impatto sul Pil di 0,2 punti nel 2022 e 0,1 nel 2023 e per prima cosa ripristinerà i 4,5 miliardi usati nel dl bollette, si dettaglia nei documenti-pre Cdm. Si indicano anche altri "quattro ordini di interventi" a cui destinare i restanti "5 miliardi": contenimento dei prezzi di carburanti ed energia, aumento dei fondi per "coprire l'incremento dei prezzi delle opere pubbliche"; aumento dei fonti "per le garanzie sul credito", altre misure "per assistere i profughi ucraini e per alleviare l'impatto economico del conflitto sulle aziende italiane".
Ancora nella bozza si legge che se la Russia bloccasse l'export di gas e petrolio da adesso a fine 2023, i prezzi energetici salirebbero con un impatto sul Pil di 0,8 punti percentuali nel 2022 e 1,1 punti nel 2023. E l'occupazione calerebbe di 0,6 punti quest'anno e 0,7 nel 2023.
"La proiezione di finanza pubblica a legislazione vigente non comprende le cosiddette politiche invariate, che coprono una serie di spese cui si potrebbe dover dar corso nei prossimi anni in considerazione di impegni internazionali o fattori legislativi, dal rifinanziamento di missioni internazionali al finanziamento di futuri rinnovi contrattuali nella Pa", si legge nella bozza in cui si precisa che "allo scopo di coprire adeguatamente tali esigenze, si opererà "una revisione della spesa corrente che produca risparmi crescenti nel tempo senza pregiudicare" i "servizi pubblici" e le "politiche sociali".
La battaglia dei partiti per le risorse
Proprio sulla necessità di mettere in campo più ristori, dopo Pasqua, si sono scatenati i partiti. "Questo Def farà emergere dei numeri che ci daranno la possibilità di avere delle risorse da mettere nei posti dove ancora c'è bisogno. C'è ancora un caro prezzi di materie prime, un caro bollette e un caro benzina, per quanto si sta calmierando un pò, c'è un problema di enti territoriali che fanno fatica a gestire tutto questo, ci sono settori che soffrono ancora come agricoltura, autotrasporto e ovviamente le famiglie. Queste sono le priorità e proseguiremo velocemente su questo tipo di interventi", ha detto ancora stamattina la viceministra dell'Economia, Laura Castelli, parlando del varo del Def a Radio Cusano Campus. Ieri, però, anche dal responsabile economico del Pd, Antonio Misiani, è arrivata una inattesa apertura alla possibilità di uno scostamento di bilancio per trovare nuove risorse: "Ci sarà un margine, dovrebbe esserci", ha detto parlando dei numeri del Def. "Riteniamo che lo scostamento non può e non deve essere un tabù: se necessario deve essere deciso", ha aggiunto.
I Dem si sono quindi accodati alle richieste avanzate a più riprese da Lega e M5S di fare extradeficit per ridurre in modo deciso l'impatto del conflitto in Ucraina su famiglie e imprese, mentre Fi e Iv predicano più cautela. Della necessità di sostenere "le fasce deboli" e le imprese energivore ma anche di altri settori, "come la ceramica", si è invece fatta portavoce Maria Cecilia Guerra.
Landini: "Governo prima decide, poi ci convoca"
Anche Maurizio Landini, leader della Cgil, con una battuta ha in un certo senso censurato l'agenda del governo, che oggi riunisce prima la cabina di regia alle 15.30 e poi si è dato appuntamento in Cdm alle 17, mentre domani è previsto l'incontro con i sindacati: "Oggi decidono e a noi ci incontrano domani. Una cosa simpatica", ha detto Landini. Comunque, ha assicurato, "ascolteremo cosa ci dirà il Governo, ma diremo anche noi cosa serve fare, anche se non è detto che ci ascoltino" affermando che il sindacato deve e vuole "essere in grado di dare continuità alle proprie iniziative".