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Un grado per risparmiare: il governo cambia la temperatura degli uffici pubblici

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L'emendamento parlamentare riformulato dall'esecutivo vieta di portare i condizionatori sotto i 27 gradi, dai 26 attuali, e i termosifoni sopra i 19, rispetto ai 20 di oggi
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Si alza di un grado la temperatura dei condizionatori, si abbassano di un grado i termosifoni. Ecco la prima misura per il risparmio energetico negli edifici pubblici. Arriva con l’approvazione in commissione alla Camera di un emendamento parlamentare, riformulato dal governo, al decreto energia. La norma vieta dal primo maggio a tutti gli uffici della Pubblica amministrazione, tranne gli ospedali, di portare i condizionatori al di sotto dei 27 gradi e i termosifoni sopra i 19 gradi, con la possibilità però di sforare in entrambi i casi di due gradi al massimo. I privati possono continuare a far come prima, a casa o in azienda. E' solo il primo segnale a livello nazionale. Ma rischia di non essere l'unico, se la guerra dovesse continuare.  

Singolare il tempismo della misura. Solo mercoledì il premier Mario Draghi  poneva alla sua maggioranza e all’intero Paese il dilemma morale sollevato dalle sanzioni alla Russia in questi ter…

Si alza di un grado la temperatura dei condizionatori, si abbassano di un grado i termosifoni. Ecco la prima misura per il risparmio energetico negli edifici pubblici. Arriva con l’approvazione in commissione alla Camera di un emendamento parlamentare, riformulato dal governo, al decreto energia. La norma vieta dal primo maggio a tutti gli uffici della Pubblica amministrazione, tranne gli ospedali, di portare i condizionatori al di sotto dei 27 gradi e i termosifoni sopra i 19 gradi, con la possibilità però di sforare in entrambi i casi di due gradi al massimo. I privati possono continuare a far come prima, a casa o in azienda. E' solo il primo segnale a livello nazionale. Ma rischia di non essere l'unico, se la guerra dovesse continuare.  

Singolare il tempismo della misura. Solo mercoledì il premier Mario Draghi  poneva alla sua maggioranza e all’intero Paese il dilemma morale sollevato dalle sanzioni alla Russia in questi termini: "Preferiamo la pace o stare con il condizionatore acceso?". Una domanda tutt’altro che retorica. Se si interrompessero le forniture di gas dalla Russia, l’Italia precipiterebbe in uno scenario da austerity energetica, con razionamenti e pesanti conseguenze soprattutto dall’autunno. Già ora il Paese è in uno stato di preallerta, per i rischi sulle forniture di energia legati alle incognite della guerra in Ucraina. Alzare il livello di allarme, se la situazione precipitasse, vorrebbe dire abbassare l’illuminazione e i consumi in tutti gli edifici pubblici. Se si arrivasse a dichiarare l'emergenza, la tagliola riguarderebbe anche i privati. 

Prima di correre ai ripari, si registra intanto una piccola stretta. Con un emendamento a prima firma della deputata M5s Angela Masi, riformulato dal governo dopo una mediazione della viceministro Laura Castelli e del capogruppo M5s Davide Crippa. La norma prevede che “al fine di ridurre i consumi termici degli edifici ed ottenere un risparmio energetico annuo immediato, dal primo maggio 2022 e fino al 31 marzo 2023, la media ponderata delle temperature dell’aria, misurate nei singoli ambienti di ciascuna unità immobiliare per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici pubblici non deve superare rispettivamente i 19 gradi centigradi, +2 gradi di tolleranza, e non deve essere minore dei 27 gradi centigradi, meno 2 gradi di tolleranza”. Cosa significhi, lo si capisce confrontando il testo con la norma in vigore dal 2013, che fissava la temperatura a 20 gradi per i condizionatori e 26 gradi per il riscaldamento, sempre con 2 gradi di tolleranza. Il ritocco è dunque di un grado: il margine andrà ora dai 19 ai 21 gradi in inverno, dai 25 e ai 27 gradi in estate. Sono in caso esclusi ospedali, cliniche e case di cura.