Condizionatori a 25 gradi dal 1° maggio: la stretta del governo per la Pa
I dipendenti pubblici si preparano a vivere un'estate più calda e un inverno più fresco, per risparmiare energia e contribuire ai minori consumi di gas (elemento centrale nel nostro mix di fonti elettriche), agevolando l'arduo compito di svincolarsi dall'import dalla Russia. Dal primo maggio, i condizionatori non potranno portare la temperatura media negli edifici pubblici sotto i 25 gradi (o meglio, sotto i 27 gradi ma con 2 di tolleranza). Per l'inverno, poi, la temperatura non potrà superare i 21 gradi (anche in questo caso, 19 più 2 di tolleranza).
La disposizione taglia-consumi è stata inserita con un emendamento al decreto Bollette, che è stato approvato dalla Camera nei giorni scorsi. Ora si trova al Senato, calendarizzato per domani all'Aula: visti i tempi ristretti, non si attendono margini di modifica.
I dipendenti pubblici si preparano a vivere un'estate più calda e un inverno più fresco, per risparmiare energia e contribuire ai minori consumi di gas (elemento centrale nel nostro mix di fonti elettriche), agevolando l'arduo compito di svincolarsi dall'import dalla Russia. Dal primo maggio, i condizionatori non potranno portare la temperatura media negli edifici pubblici sotto i 25 gradi (o meglio, sotto i 27 gradi ma con 2 di tolleranza). Per l'inverno, poi, la temperatura non potrà superare i 21 gradi (anche in questo caso, 19 più 2 di tolleranza).
La disposizione taglia-consumi è stata inserita con un emendamento al decreto Bollette, che è stato approvato dalla Camera nei giorni scorsi. Ora si trova al Senato, calendarizzato per domani all'Aula: visti i tempi ristretti, non si attendono margini di modifica.
L'articolo in questione è il 19-quater, inserito con un emendamento a prima firma della deputata M5s Angela Masi, riformulato dal governo dopo una mediazione della viceministro Laura Castelli e del capogruppo M5s Davide Crippa. Una norma, come raccontato in quei giorni da Repubblica, arrivata solo pochi giorni dopo la battuta provocatoria del presidente del Consiglio, Mario Draghi, che approvando il Documento di economia e finanza si domandava se fosse meglio avere la pace o i condizionatori.
Come sintetizza il dossier del Parlamento, al fine di ridurre i consumi termici ed ottenere un risparmio annuo immediato, "l'articolo dispone che dal 1° maggio 2022 e fino al 31 marzo 2023, la media ponderata della temperatura dell’aria, misurata nei singoli ambienti di ciascuna unità immobiliare per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici pubblici" non possa "rispettivamente, superare i 19 gradi centigradi più 2 gradi centigradi di tolleranza e non debba essere minore di 27 gradi centigradi, meno 2 gradi centigradi di tolleranza".
Limiti di temperatura che derogano dunque ai valori massimi attualmente fissati per tutti gli edifici:
per la climatizzazione invernale, la media ponderata delle temperature dell'aria, misurate nei singoli ambienti riscaldati di ciascuna unità immobiliare, non deve superare:
a) 18°C + 2°C di tolleranza per gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili;
b) 20°C + 2°C di tolleranza per tutti gli altri edifici;
per la climatizzazione estiva, la media ponderata delle temperature dell'aria, misurate nei singoli ambienti raffrescati di ciascuna unità immobiliare, non deve essere minore di 26°C - 2°C di tolleranza per tutti gli edifici.
La disposizione prevede comunque alcune eccezioni. Gli edifici adibiti a ospedali, cliniche o case di cura e assimilabili, ivi compresi quelli adibiti a ricovero o cura di minori o anziani, nonché le strutture protette per l'assistenza e il recupero dei tossico-dipendenti e di altri soggetti affidati a servizi sociali pubblici, sono esclusi dal rispetto del decreto, limitatamente alle zone riservate alla permanenza e al trattamento medico dei degenti o degli ospiti.
Inoltre, per gli edifici adibiti a piscine, saune e assimilabili, per le sedi delle rappresentanze diplomatiche e di organizzazioni internazionali non ubicate in stabili condominiali, le autorità comunali possono concedere deroghe motivate ai limiti di temperatura dell'aria, qualora elementi oggettivi Io esigenze legati alla specifica destinazione d'uso giustifichino temperature diverse dai valori fissati per legge.
Resta ancora aperto il tema dei controlli. La norma attualmente prevede che siano gli ispettori del Lavoro a verificare l'applicazione dei limiti di temperatura negli uffici e negli edifici pubblici. Previse anche sanzioni che vanno tra 500 e tremila euro per chi non rispetta il limite invernale dei 20 gradi.