Economia

Vivendi rilancia in Italia: “Pronti ad acquisire società di contenuti”

Vivendi rilancia in Italia: “Pronti ad acquisire società di contenuti”
(afp)
Parla l'ad Arnaud de Puyfontaine:"Priorità per il 2022 In Tim sosteniamo il piano di Labriola"
2 minuti di lettura

PARIGI - Vivendi riapre agli azionisti le porte dello storico teatro dell'Olympia per illustrare il bilancio 2021, i risultati del primo trimestre 2022 e la strategia futura, dove l'Italia resta strategica e meta di nuovi investimenti. "Che bello rivedersi dopo tre anni - esordisce il presidente del consiglio di sorveglianza, Yannick Bolloré, salutando il 70,9% del capitale presente in assemblea che a larga maggioranza ha approvato tutti i punti dell'ordine del giorno - grazie di essere qui numerosi a condividere la strategia che, insieme al mio amico Arnaud de Puyfontaine, abbiamo studiato per continuare a creare valore per Vivendi". Una crescita, che da quando la famiglia Bolloré nel 2014 ha assunto il controllo di Vivendi, e de Puyfontaine il timone, è stata pari al 191% (dividendi compresi), il doppio rispetto al Cac 40 (+84%).

"La mia ossessione è continuare a creare valore per tutti - commenta Arnaud de Puyfontaine, ad del gruppo e presidente del management board - c'è ancora un grande potenziale per creare nuove sinergie tra le nostre varie attività e a livello geografico". La creazione di valore più grande del 2021 è stata quella della musica di Universal Music Group (Ugm), quotata a Amsterdam con una capitalizzazione di 45 miliardi, dopo aver redistribuito ai soci Vivendi titoli Ugm pari a 27 miliardi di controvalore. "Quando nel 2014 abbiamo rifiutato un'offerta da 7 miliardi per Ugm ci ci hanno preso per pazzi - ricorda de Puyfontaine - ma finora con tutte le attività che abbiamo valorizzato, come la brasiliana Gvt, i giochi di Ubisoft e la partecipazione in Fnac Darty, abbiamo dimostrato di saper creare valore. Abbiamo investito 3,4 miliardi sui contenuti, e pensiamo di poter realizzare qualcosa di unico rispetto ai nostri rivali americani".

Lo dimostra il rilancio di Canal+, che dopo anni in rosso, ha chiuso il 2021 con 502 milioni di margine lordo (l'8,3% dei ricavi). "Inoltre sono molto ottimista per le prospettive delle nostre attività italiane (25% dell'ex Mediaset ora Mfe e il 24% di Tim, ndr) - ha aggiunto l'ad - l'Italia è una priorità nella nostra agenda e vogliamo continuare a investire, stiamo valutando l'acquisto di alcune società di produzione di contenuti, mi aspetto un 2022 pieno di soddisfazioni". Su Mediaset e Tim è infatti tornata la pace. Simili considerazioni da de Puyfontaine: "Quella di Kkr era solo una manifestazione d'Interesse. Siamo l'azionista di riferimento di Tim e vogliamo essere considerati come tali, siamo consapevoli del grande valore che ha e il nostro obiettivo come socio di lungo termine è farlo emergere appieno, in quest'ottica siamo pronti a supportare il piano che l'ad Pietro Labriola presenterà a inizio luglio".

Intanto il primo trimestre si è chiuso con ricavi in aumento del 13,4% a 2,38 miliardi di euro superiori alle attese deli analisti, grazie al contributo, di Canal+ (+6% a 1,4 miliardi) e Havas (+17,7% a 591 milioni). Gli analisti scommettono che una volta che il gruppo avrà integrato il terzo editore al mondo, ovvero la Hachette di Lagardere (di cui Vivendi ha il 45% e su cui il 14 aprile è partita un'Opa amichevole finalizzata al delisting), potranno essere realizzate nuove sinergie.