Allarme per baby sitter, colf e badanti: "Ne servono di più, allargare il decreto flussi per fare spazio agli stranieri"
di Serenella Mattera , di Serenella MatteraROMA - Servono più baby sitter, colf, badanti alle famiglie italiane: si allarghi il decreto annuale sui flussi, si riservi ai lavoratori domestici una quota ad hoc per venire a lavorare nel nostro Paese. È la richiesta che emerge da un'indagine condotta dal Censis con Assindatcolf, l'associazione nazionale dei datori di lavoro domestico. La domanda c'è, la carenza di personale, soprattutto disponibile alla convivenza, è tanta che una quota ampia degli intervistati dubita che il solo decreto flussi risolverebbe il problema. Ma l'esigenza di riaprire l'approdo in Italia a quote legali di immigrati si fa sempre più pressante, in questo e altri settori: un grido d'allarme è già partito dal mondo del turismo, dall'edilizia, da alcuni comparti agricoli. I lavoratori domestici non hanno quote dedicate nel decreto flussi annuale. Questa volta chiedono uno spazio anche per loro.
ROMA - Servono più baby sitter, colf, badanti alle famiglie italiane: si allarghi il decreto annuale sui flussi, si riservi ai lavoratori domestici una quota ad hoc per venire a lavorare nel nostro Paese. È la richiesta che emerge da un'indagine condotta dal Censis con Assindatcolf, l'associazione nazionale dei datori di lavoro domestico. La domanda c'è, la carenza di personale, soprattutto disponibile alla convivenza, è tanta che una quota ampia degli intervistati dubita che il solo decreto flussi risolverebbe il problema. Ma l'esigenza di riaprire l'approdo in Italia a quote legali di immigrati si fa sempre più pressante, in questo e altri settori: un grido d'allarme è già partito dal mondo del turismo, dall'edilizia, da alcuni comparti agricoli. I lavoratori domestici non hanno quote dedicate nel decreto flussi annuale. Questa volta chiedono uno spazio anche per loro.
Erano 920mila, per il 70% stranieri, i lavoratori domestici regolari censiti dall'Inps nel 2020. Ma in totale sarebbero più del doppio, perché secondo le stime i regolari sarebbero solo il 40%, mentre sei badanti e colf su dieci lavorano in nero. C'è dunque un tema di emersione del nero (all'ultima sanatoria avrebbero finora aderito quasi 180mila), accanto alla crescente carenza di personale. E il problema non potrà che farsi più preoccupante: secondo Assindatcolf oltre il 50% dei domestici ha più di 50 anni e questo vuol dire che in un decennio la forza lavoro regolare si dimezzerà, mentre la popolazione anziana che ha bisogno di assistenza continua a crescere. Da qui nasce la richiesta di aprire a flussi regolari dall'estero.
Nel campione rappresentativo sondato dal Censis e composto da oltre 1600 iscritti all'associazione dei datori di lavoro domestico, 74 intervistati su 100 vedono il decreto flussi annuale come un'opportunità. Il 48% delle famiglie teme che non sia comunque risolutivo, se si guarda alle professionalità che sempre più interessano alle famiglie e che sempre più richiedono formazione, soprattutto per l'assistenza ad anziani e persone malate. Solo 12% delle famiglie intervistate però si schiera contro l'arrivo di altri immigrati, il 6,4% perché preferisce assumere lavoratori italiani. E appare molto bene accolta anche la scelta del governo di dare permesso di soggiorno e protezione temporanea a decine di migliaia profughi ucraini arrivati in Italia dall'inizio della guerra: quasi il 60% del campione intervistato dal Censis giudica positivo aver permesso loro di inserirsi nel mondo del lavoro, se vogliono anche come colf o badanti (già oggi in Italia oltre centomila ucraini hanno contratti di lavoro domestico regolare).
Di fronte alla carenza di personale di recente il ministro leghista Massimo Garavaglia ha chiesto per il turismo di riaprire i flussi regolari. Il tema è ben presente al governo, un confronto sarebbe già avviato, anche se le domande per accedere all'ultimo decreto flussi da 69.700 lavoratori sono scadute da poco, il 17 marzo. Per i lavoratori domestici però non è detto si apra un canale. Anche se il presidente di Assindatcolf Andrea Zini denuncia due difficoltà pressanti: "Dal punto di vista qualitativo c'è in questo momento da parte dei lavoratori minor disponibilità alla convivenza, a vivere in famiglia; dal punto di vista quantitativo abbiamo calcolato una necessità vera di circa diecimila lavoratori regolari per anno, dal 2020 al 2025. Il dramma - sottolinea - è che tutte le analisi sfuggono all'osservatorio del ministero del Lavoro e della Banca d'Italia e quindi storicamente non ci sono flussi destinati al lavoro domestico nella programmazione".
A queste difficoltà se ne aggiunge una terza, sempre più evidente: le famiglie denunciano un peggioramento della loro situazione economica e dunque una crescente fatica a sostenere la spesa per baby sitter, colf o badanti. Intervistate dal Censis tra novembre 2021 e maggio 2022, le famiglie Assindatcolf dicono di avvertire minore stabilità e il 36,9% denuncia un progressivo impoverimento (era il 26,7% sei mesi fa). Sul futuro si registra un gran pessimismo. "Stipendi e pensioni non aumentano, mentre crescono - afferma Zini - le spese per un lavoratore domestico in regola. Su questo stiamo cercando un'interlocuzione col governo, a partire dalla richiesta di una maggiore deducibilità del costo del lavoro, anche per far emergere il nero".