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Bce, un passo nella giusta direzione ma ora i mercati vogliono di più. E la Fed-pompiere punta tutto su spegnere l'inflazione

La presidente della Bce, Christine Lagarde (ansa)
La reazione di analisti e banche d'affari alla promessa di uno scudo anti-spread da parte dell'Eurotower: "Guadagnato tempo, ma ora fare in fretta per non minare credibilità". Il maxi-rialzo dei tassi Usa non ha sconvolto Wall Street: Powell gioca le sue carte per raffreddare i prezzi, il rischio è bagnare anche l'economia fino alla recessione
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MILANO - Una Bce che prende tempo, mette sul tavolo qualche elemento importante a supporto del debito dei Paesi periferici (Italia in testa). Ma ora il mercato chiede una rapida azione nella definizione dello "scudo" anti-spread e qualcosa in più della "flessibilità" nei riacquisti di titoli di Stato in scadenza del programma Pepp (quello lanciato per contrastare lo shock del Covid, 1.700 miliardi di valore) per dar credito alla ferma intenzione dell'Eurotower di fermare la "frammentazione" dell'area con la moneta unica, ovvero una eccessiva divaricazione nelle traiettorie dei rendimenti dei Paesi membri che impedisce alle scelte di politica monetaria (ovvero, il rialzo dei tassi) di trasmettersi correttamente all'economia. Dall'altra parte dell'Atlantico, una Fed che punta tutto sulla lotta all'inflazione, con il maggior rialzo del costo del denaro (0,75%) dal 1994 a questa parte e la prospettiva di stringere ancora …

MILANO - Una Bce che prende tempo, mette sul tavolo qualche elemento importante a supporto del debito dei Paesi periferici (Italia in testa). Ma ora il mercato chiede una rapida azione nella definizione dello "scudo" anti-spread e qualcosa in più della "flessibilità" nei riacquisti di titoli di Stato in scadenza del programma Pepp (quello lanciato per contrastare lo shock del Covid, 1.700 miliardi di valore) per dar credito alla ferma intenzione dell'Eurotower di fermare la "frammentazione" dell'area con la moneta unica, ovvero una eccessiva divaricazione nelle traiettorie dei rendimenti dei Paesi membri che impedisce alle scelte di politica monetaria (ovvero, il rialzo dei tassi) di trasmettersi correttamente all'economia. Dall'altra parte dell'Atlantico, una Fed che punta tutto sulla lotta all'inflazione, con il maggior rialzo del costo del denaro (0,75%) dal 1994 a questa parte e la prospettiva di stringere ancora nei mesi a venire, anche a costo di raffreddare l'economia e portarla sull'orlo della recessione.

E' questo il sapore che traspare dalle reazioni di analisti e case d'affari alle importanti decisioni che sono arrivate da Francoforte e da Washington nella giornata di mercoledì.

Bce, passo nella giusta direzione. Ma ora i mercati la "vanno a vedere"

Nel primo caso, dopo una riunione dei governatori straordinaria a soli sei giorni dagli annunci ufficiali su avvio del rialzo dei tassi e fine degli acquisti di titoli, la Bce ha chiesto allo staff tecnico di "accelerare il completamento di un nuovo strumento anti-frammentazione", da sottoporre poi al Consiglio direttivo. E nel frattempo ha assicurato che il primo baluardo contro la corsa dei rendimenti periferici è la flessibilità nel reinvestire i titoli in scadenza acquistati con il programma pandemico (spento a marzo): vuol dire che per un Bund che matura, la Bce potrà dirottare quelle risorse sul Btp. Ribadire questo aspetto, che già era stato affacciato nelle ultime comunicazioni ufficiali, ha dato un po' di tregua ai mercati: mercoledì Piazza Affari ha chiuso in netto rialzo (+3,1%) grazie alle banche e lo spread ha perso 25 punti base, per sotto quota 220. Oggi è tornata un po' di incertezza, con lo spread poco mosso ma i rendimenti dei Btp di nuovo in orbita 4% e il listino azionario milanese nuovamente pesante.

Molti commenti ufficiali dei governatori hanno sottolineato come gli strumenti Bce non siano ritagliati per questo o quello spread, ma proprio per evitare la frammentazione dei mercati (De Guindos). E' noto infatti che la Bce non può finanziare direttamente i Paesi membri e già gli acquisti di titoli sono stati visti come fumo negli occhi dai falchi. Ma, è il ragionamento della Bce ora, rientra nel raggio d'azione ammissibile muoversi per evitare che i rendimenti siano troppo disomogenei e mettano così a repentaglio la difesa dell'obiettivo di inflazione. Punto importante per le colombe, ma per gli osservatori non basta.

"Come già accaduto in passato, si tratta di una risposta tardiva a un problema che non accenna a diminuire. Una correzione in itinere della rotta, per la Bce, non è qualcosa di rapido; tuttavia, riconoscere finalmente il problema può rappresentare un passo in avanti", scrive Charles Hepworth di Gam Investments. "Non esiste ancora un piano, ma la Bce ha guadagnato tempo promettendo un nuovo 'strumento anti-frammentazione'", commenta Jason Simpson di State Street Global Advisor. Per quanto concerne la flessibilità dei reinvestimenti Pepp, ci si chiede se "saranno sufficienti a contenere i tassi dei Paesi periferici o se tale schema possa essere bloccato da dispute di natura legale". In ogni caso è "un chiaro segnale che la Bce è pronta a impegnarsi attivamente per prevenire la frammentazione del mercato". Se per ora il sell-off dei titoli periferici è stato tamponato, però, all'annuncio dello scudo "dovranno seguire azioni concrete, altrimenti la Bce rischia di minare la propria credibilità. Dopotutto, l'unica ragione per cui il "Whatever it takes" del presidente della Bce Draghi del luglio 2012 ha funzionato nel risollevare i mercati è che la gente gli ha creduto".

Considerazioni in linea con quel che annota Azad Zangana di Schroders, per il quale "il Pepp è uno strumento troppo limitato per arginare la perdita di fiducia del mercato", o ancora segnala il suo collega James Ringer che definisce l'esito della riunione di ieri "un passo nella giusta direzione, ma non ha risposto alle aspettative di un'immediata implementazione di uno strumento anti-frammentazione". Zangana va giù dritto nel dire che "l'Italia rappresenta un grosso rischio per l'unione monetaria" e finora l'annuncio della Bce "ha avuto esito positivo, in quanto gli spread si sono ridotti dopo l'annuncio". Ma "ora, se vuole evitare un'altra crisi del debito, deve mantenere rapidamente la promessa di creare un nuovo strumento ampio e giuridicamente valido". Anche perché, dice di nuovo Ringer, "pensiamo che il mercato continuerà a sfidare la Bce e a spingere gli spread verso i recenti massimi". Si profila dunque una prova di forza. "Sembra inevitabile - scrive Anna Stupnytska di Fidelity International - che i mercati continueranno a testare la determinazione della Bce fino al lancio di un nuovo strumento, indipendentemente dal fatto che finirà per essere utilizzato o meno. Gli investitori erano ansiosi di sapere se il ruolo e la guida della Bce sono ancora lì" e ieri "abbiamo avuto un'anteprima: la Bce è viva e vegeta".

Per la Fed l'obiettivo numero uno è l'inflazione

Diversi i punti della questione per la Fed, che nel suo mandato deve tenere un occhio sull'andamento dei prezzi e l'altro sulla massima occupazione, quindi sull'andamento economico. Dopo gli ultimi dati dell'inflazione, nei mercati era maturata la convinzione che potesse arrivare un maxi-rialzo dello 0,75% del costo del denaro, contro indicazioni iniziali per 0,5%. Così è stato. Più volte i pesi massimi dell'economia Usa (dalla segretaria al Tesoro Yellen agli stessi governatori della Fed) si sono cosparsi il capo di cenere per gli errori nelle previsioni sui prezzi. "La conferenza della Fed ha evidenziato la debolezza della forward guidance degli ultimi mesi e forse parzialmente indebolito la sua stessa credibilità. Sebbene a maggio Powell avesse fondamentalmente escluso un aumento dei tassi da 75 punti base, gli ultimi dati sull’inflazione (8.6% annuale a maggio), più alti delle attese, e le aspettative dei mercati hanno forzato una retromarcia", dice Giorgio Broggi di Moneyfarm.

La reazione di Wall Street non è stata scomposta, anzi dopo uno sbandamento il Dow Jones ha chiuso in buon rialzo, mercoledì sera. Oggi, invece, sembrano tornare a prevalere i timori che l'azione di Washington pesi molto sulla crescita. "Sebbene la decisione certamente indebolisca ancor di più le condizioni finanziarie - aggiunge Broggi - e di conseguenza peggiori le attese di crescita, l’ulteriore rialzo dei tassi e l’ancoraggio delle aspettative di inflazione suggeriscono che potremmo essere vicini alla fine della dolorosa transizione della politica monetaria a cui abbiamo assistito da inizio anno".

Evidentemente, ragiona Bret Barker dell'asset manager californiano Twc, "la Fed ritiene che il mercato del lavoro sia così solido da potersi concentrare sull'aspetto inflazionistico del suo mandato. Ci sono rischi di un inasprimento eccessivo, ma anche di un inasprimento insufficiente. Powell vuole chiaramente evitare di bloccare l'inflazione e rallentare la crescita". Ma il rischio è che "la Fed aumenti i tassi più del necessario". Andrea Siviero di Ethenea Independent Investors stima che il percorso intrapreso da Powell "probabilmente porterà il tasso sui Fed fund al livello neutrale stimato del 2,5% circa entro fine anno". Visti i fondamentali dell'economia Usa e l'alta occupazione, "la Fed ritiene di poter effettuare un "soft landing" ed è convinta di disporre dei margini necessari per inasprire la politica e ridurre la domanda aggregata senza innescare una recessione. Non è ancora chiaro se la Fed riuscirà a portare l'inflazione al livello target senza causare una recessione. È tuttavia pressoché indubbio che la Fed inasprirà la propria politica finché l'inflazione non sarà sotto controllo".