MILANO - Dopo lo stop europeo alla vendita di auto con motore benzina e diesel dal 2035, imprese e sindacati scendono in campo per chiedere al governo un'azione urgente. "L'accordo raggiunto nella notte tra i ministri dell'Ambiente dei Paesi UE sul pacchetto 'Fit for 55', con lo stop alla vendita dei motori termici dal 2035, metterà in seria difficoltà tutta la filiera dell'auto. Tuttavia sono stati aperti alcuni spiragli, che spero costituiranno punti di dialogo nelle prossime fasi dell'iter di approvazione", ha detto il presidente dell'Unione Industriali di Torino, Giorgio Marsiaj. "Insieme alle altre associazioni di categoria e alle migliaia di imprese del comparto - conclude - auspichiamo che i futuri negoziati tra le Istituzioni europee per l'accordo definitivo adottino dei correttivi per salvaguardare l'occupazione e il futuro di questo settore", ha aggiunto.
Fiom: "Il governo non ha più alibi, subito un tavolo di settore"
Preoccupazioni si registrano anche sul fronte sindacale. "L'accordo raggiunto dai ministri dell'ambiente dei 27 Paesi europei ha confermato gli obiettivi del pacchetto sul clima Fit for 55 con lo stop alla vendita di auto benzina e diesel dal 2035 e la riduzione del 55% delle emissioni. Adesso abbiamo bisogno di recuperare il tempo perso, il nostro Paese deve recuperare il ruolo di innovatore ed elaborare un piano straordinario per definire gli obiettivi su come investire le risorse pubbliche e private", ha commentato Simone Marinelli, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil. "C'è l'urgenza e la necessità - ha spiegato - di ripensare la filiera di forniture, accorciare le distanze, produrre quello che oggi compriamo all'estero e attrarre nuovi costruttori per diversificare il mercato e creare nuova occupazione. La transizione nel settore è complessa e deve essere accompagnata con fondi, maggiori di quelle fino ad ora stanziate, per la ricerca e lo sviluppo, la formazione e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e ammortizzatori sociali straordinari. Ora il governo non ha più alibi, deve avviare il confronto tra ministri competenti e le parti sociali per arrivare ad un accordo di politica industriale come richiesto più volte dalla Fiom insieme alle altre organizzazioni sindacali e al sistema di rappresentanza delle imprese".
Sull'addio al motore a combustione per il 2035 "avremmo tutti voluto, pur mantenendo quell'obiettivo, individuare comunque un percorso diverso per raggiungerlo". Altrimenti "si rischia di lasciare tante vittime in termini lavorativi, tanti posti di lavoro sul percorso, se non è affiancato da una strategia di transizione", ha detto invece il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio "Speriamo ancora di poter riuscire a far sentire questa voce" con il lancio domani all'interno del Comitato europeo delle Regioni dell'alleanza per l'automotive. Ne faranno parte dall'inizio 22 regioni, di sette Paesi membri, più esposte in questo settore industriale.
Cingolani: "Filiera dei veicoli a combustione continuerà a esistere"
Soddisfatto dell'accordo il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani. La filiera dell'automotive legata ai veicoli a combustione - ha detto a Rainews24 - "continuerà ad esistere per molti lustri" dopo il 2035. Interpellato sulla conferma della data del 2035 per il phase out dei motori a combustione, Cingolani ha osservato che nel pianeta ci sono 1,2 miliardi di veicoli e in europa 400 milioni e se anche ipotizzassimo che quelli in europa nel 2035 siano tutti elettrici, "nel mondo resterebbero molte termiche e per lustri rimarranno tanti veicoli a combustione e la filiera continuerà ad esistere". Riguardo al compromesso raggiunto in Europa per i carburanti sintetici rinnovabili, il ministro ha aggiunto che "non si può scegliere una sola tecnica per decarbonizzare; l'auto elettrica costa di più di una a combustione interna e non puoi costringere tutti i cittadini europei a comprare auto elettriche". Nei paesi con un pil pro capite più basso "ci vogliono cinque sei anni di stipendio per comprarla". Bene quindi l'apertura ai carburanti sintetici anche perché l'Italia ha una leadership rispetto ad altri paesi e questo "sarà uno stimolo alla ricerca anche in funzione della riconversione degli impianti petrolchimici visto che non utilizzeremo petrolio e gas ancora a lungo".