MILANO - Il governo è impegnato a portare avanti il decreto Aiuti, che però rischia di esser fortemente depotenziato in assenza di concordia tra i partiti nell'accordare supporto all'esecutivo e alle nuove misure di sostegno. A pagare il conto più caro rischiano di esser le famiglie, per le quali si prospetta un prosieguo dell'intervento sulle bollette e sulle accise della benzina (poco più di 3 miliardi di valore), mentre potrebbero saltare altre misure per accompagnare i nuclei in questo momento di rincari (almeno 10 miliardi di interventi potenziali complessivi).
LA DIRETTA della crisi politica
Renato Brunetta, ministro della Pa e fuoriuscito di Forza Italia, ha ricordato a Sabato anch'io su Rai Uno che "è necessario tutelare il potere d'acquisto degli italiani ed il carrello della spesa deve rimanere lo stesso. La mia proposta proposta - ha spiegato - è quella di tagliare l'Iva sui prodotti alimentari e dei beni di prima necessità, utilizzando l'extragettito". "Mi batterò perchè il carrello della spesa di questi prodotti sia lo stesso", ha detto il ministro.
Quanto alla possibilità che il governo centri questi obiettivi: "Gli affari correnti in un momento eccezionale sono strumenti eccezionali: guerra, inflazione, energia sono fatti eccezionali e quindi il governo per come per come è stato concordato anche con il Capo dello Stato avrà i poteri per rispondere ai problemi eccezionali: avremo tutti i poteri, tranne quello di poter mettere la fiducia".
Le istanze delle imprese: "Draghi continui a chiedere tetto al prezzo del gas"
Anche le imprese sono in fibrillazione. Secondo la Cgia di Mestre, il costo aggiuntivo legato a luce e gas quest'anno sfiora i 106 miliardi di euro. L'Ufficio studi degli artigiani veneti è giunto a questo risultato ipotizzando, per l'anno in corso, gli stessi consumi registrati nell'anno pre-pandemia, applicando però per l'intero 2022 le tariffe medie di luce e gas sostenute in questi ultimi sei mesi. Se nel 2019 il costo medio dell’energia elettrica ammontava a 52 euro per MWh, infatti, nei primi sei mesi di quest'anno si è attestato a 250 euro (+378 per cento).
"Una stangata che rischia di provocare una vera debacle al nostro sistema produttivo", secondo l'associazione. I 106 miliardi di extra costo, tuttavia, potrebbero essere addirittura sottostimati; se dal prossimo autunno la Russia dovesse chiudere ulteriormente le forniture di gas verso l'Europa, è probabile che il prezzo di questa materia prima subirà un'impennata che spingerà il costo medio dell'ultima parte dell'anno a un livello molto superiore a quello registrato nei primi sei mesi del 2022, ammoniscono dalla Cgia. Lo studio spacchetta anche per territori la ricaduta dei rincari. Ovviamente spiccano le regioni a più alta attività industriale: in Lombardia il costo aggiuntivo per far fronte ai rincari di luce e gas toccherà quest’anno i 24,4 miliardi di euro, in Emilia Romagna sarà di 12,4, in Veneto di 11,8 e in Piemonte di 9,8 miliardi. Oltre il 63 per cento dell’extra costo totale nazionale di luce e gas è in capo alle aziende del Nord.
A questo punto la Cgia chiede che Draghi continui a insistere sul tetto al prezzo. "Almeno per i prossimi due mesi Draghi, ancorché chiamato a occuparsi degli affari correnti, deve continuare a chiedere a Bruxelles l’introduzione di un tetto al prezzo del gas a livello europeo. Questa rimane l’unica soluzione per calmierare i costi a famiglie e imprese, raffreddando una delle voci che sta alimentando l’impennata dell’inflazione che, sembra, non sia destinata a fermarsi".