Economia

S&P abbassa le prospettive sull'Italia: "Riforme a rischio". Allarme dell'Fmi sul 2023

S&P abbassa le prospettive sull'Italia: "Riforme a rischio". Allarme dell'Fmi sul 2023
(afp)
L'agenzia di rating rivede l'outlook sul nostro Paese da "positivo" a "stabile". Il Fondo monetario taglia le stime di crescita per il prossimo anno a +0,7%: "Forte rallentamento"
 
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MILANO - Il mondo è sull’orlo di una recessione, e anche l’Italia non se la passa bene: l’anno prossimo il nuovo governo si troverà un Paese quasi a crescita zero. L’ultima conferma arriva dall’agenzia di rating Standard & Poor’s che ha rivisto al ribasso l’outlook del nostro Paese da “positivo” a “stabile”. Anche se il rating resta invariato, BBB.

Il Fondo monetario internazionale ha aggiornato, usando i colori freddi, il suo World economic outlook: la crescita del prodotto interno lordo globale dimezzerà dal 6,1% del 2021 al 3,2% quest’anno, lo 0,4% meno di quanto indicato ad aprile, per poi rallentare ancora a +2,9% nel 2023 (lo 0,7% meno delle stime precedenti). «L’economia globale è avvolta nell’incertezza e rischia di trovarsi sull’orlo di una recessione – ha detto Pierre-Olivier Gourinchas, capo economista del Fmi –. Molti dei rischi segnalati in aprile hanno iniziato a materializzarsi. Un’inflazione più alta delle attese, soprattutto negli Usa e nelle maggiori economie europee, ha innescato una stretta delle condizioni finanziarie. Il rallentamento della Cina è stato peggiore di quanto anticipato, e ci sono stati ulteriori effetti negativi dalla guerra in Ucraina». Nei dati pesa il ritocco della crescita Usa che scenderà al 2,3% quest’anno e all’1% il prossimo, «per la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e l’inasprimento della politica monetaria». Di cui, tra l’altro, proprio oggi la Fed darà un saggio, con un rialzo dei tassi di interesse del dollaro che gli operatori stimano in almeno 75 punti base.

Il Fondo ha rettificato anche le stime 2022 del Pil cinese, al 3,3%, per via dei nuovi lockdown e dell’aggravarsi della crisi immobiliare: la Cina ora è vista crescere del 3,3% quest’anno e del 4,6% il prossimo, sui livelli più lenti da 40 anni per i cinesi. Giù anche il Pil stimato per l’Eurozona: +2,6% quest’anno (meno 0,2% rispetto ad aprile) e +1,2% nel 2023 (1,1% in meno).

«Vediamo un significativo rallentamento della crescita in Italia nel 2023 a +0,7%, un punto percentuale in meno rispetto alle stime di aprile», ha aggiunto Gourinchas, spiegando che la frenata è legata al caro energia, nonché alla stretta delle condizioni finanziarie. L’Italia «è comunque sostenuta dal turismo e dai fondi europei», ed è l’unico Paese del G7 per cui il Fmi ha rivisto al rialzo il Pil 2022 (+3%), grazie al sostegno del turismo e dell’industria. Per il capo degli economisti di Washington «nello scenario di base per l’Italia, stilato prima degli ultimi sviluppi politici, le riforme sono incluse». Tuttavia, ha aggiunto Gourinchas, «con la caduta del governo Draghi c’è stato un aumento dell’incertezza nel quadro politico: speriamo che le riforme del Pnrr possano essere completate qualunque sia il governo in carica». Una preoccupazione espressa anche da Standard & Poor’s, secondo cui la crisi potrebbe «spostare l’attenzione da riforme chiave e pesare sulla crescita».

Al proposito, ieri il differenziale di rischio, e di costo, tra Btp e Bund tedeschi è rimasto in tensione, chiudendo a 234,6 punti base, con un balzo a 241 dopo l’asta di Btp a breve termine e indicizzati che ha visto una diffusa crescita dei rendimenti. A una settimana dalla crisi di governo lo spread è salito di circa 30 punti base, quasi ai livelli del primo lockdown 2020, e al doppio di Spagna e Portogallo.