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Il semestre nero delle rinnovabili frenate da siccità e burocrazia

Diga in Val di Fassa 
Crollo dal 38,8 al 33% sull’anno precedente. Il calo dell’idroelettrico per le scarse piogge e la crescita modesta di eolico e fotovoltaico
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Per le energie rinnovabili in Italia è stato il peggior semestre da 8 anni a questa parte. Ma si potrebbe dire di sempre, visto che solo negli ultimi anni le rinnovabili hanno cominciato ad avere un peso decisivo rispetto ai fossili. Il che non è una bella notizia, perché per soddisfare la domanda di elettricità, da inizio anno hanno dovuto lavorare di più le centrali alimentate da combustibili fossili. E lo hanno dovuto fare per compensare un clamoroso crollo di produzione da parte delle energie verdi.

Piove sul bagnato si potrebbe dire, visto che per sfuggire al ricatto delle forniture russe di gas, il governo ha dato via libera a un maggior utilizzo di carbone.

Ma andiamo con ordine. Nei giorni scorsi, è stato pubblicato il dato aggiornato sulla domanda e la produzione di elettricità in Italia da parte di Terna, la società che gestisce la rete ad alta tensione e si occupa del "dispacciamento" dell'energia. In s…

Per le energie rinnovabili in Italia è stato il peggior semestre da 8 anni a questa parte. Ma si potrebbe dire di sempre, visto che solo negli ultimi anni le rinnovabili hanno cominciato ad avere un peso decisivo rispetto ai fossili. Il che non è una bella notizia, perché per soddisfare la domanda di elettricità, da inizio anno hanno dovuto lavorare di più le centrali alimentate da combustibili fossili. E lo hanno dovuto fare per compensare un clamoroso crollo di produzione da parte delle energie verdi.

Piove sul bagnato si potrebbe dire, visto che per sfuggire al ricatto delle forniture russe di gas, il governo ha dato via libera a un maggior utilizzo di carbone.

Ma andiamo con ordine. Nei giorni scorsi, è stato pubblicato il dato aggiornato sulla domanda e la produzione di elettricità in Italia da parte di Terna, la società che gestisce la rete ad alta tensione e si occupa del "dispacciamento" dell'energia. In sostanza, l'azienda pubblica (ha il Tesoro quale socio di controllo) che ha la responsabilità di tenere in equilibrio il sistema.

Dai dati emerge come nel periodo dal primo gennaio al 30 giugno, le rinnovabili hanno contribuito a coprire solo il 33 per cento della domanda complessiva, contro il 38,8 per cento dello stesso periodo di un anno prima. Un dato ulteriormente in calo rispetto al 2020, che era del 41,5 per cento (la percentuale migliore di sempre). Ancora peggio per la quantità complessiva di energia fornita al sistema dalle rinnovabili: 52,3 terawattora, con un calo del 14 per cento rispetto a un anno prima. Contemporaneamente, la produzione delle centrali termoelettriche (gas, carbone e olio combustibile) ha avuto un aumento del 16,4 per cento.

A cosa è divuto il crollo delle rinnovabili? Principalmente, la spiegazione è legata a un effetto climatico: la mancanza di piogge nel primo semestre ha portato a quella che i tecnici chiamano scarsa "idraulicità": in sostanza, le dighe hanno raccolto poca acqua e quella poca è stata utilizzata con parsimonia, per non impoverire gli invasi e per tenerne una quota da parte da destinare al sistema agricolo.

Tutta colpa di Giove Pluvio quindi e non dell'uomo? No, perché anche le scelte del governo hanno influito.

Il mancato apporto dell'idroelettrico nei primi sei mesi è notevole (-39,1%), ma non è stato abbastanza compensato dalla crescita di eolico e fotovoltaico, la cui produzione è salita rispettivamente del 9 e del 9,9 per cento. In pratica, scontiamo i ritardi con cui stanno crescendo le installazioni di impianti rinnovabili (l'Italia ha inaugurato il primo impianto eolico off shore solo nella primavera scorsa).

Non a caso, uno dei compiti prioritari del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani è stato quello di far approvare una serie di semplificazioni normative destinate ad accelerare i tempi dei permessi. Ma per recuperare i ritardi accumulati negli ultimi 4-5 anni ci vorrà ancora tempo.