Economia

Meloni vuole più Golden Power e la Rete unica in mano allo Stato

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MILANO - Si delinea sempre più il pensiero di Giorgia Meloni in materia economica, ed è un pensiero con lo Stato e il governo che giocano un ruolo importante nel regolare il mercato. "Io penso che il Golden Power vada esteso", ha detto il segretario di Fratelli d'Italia su Radio 24. "Ricordo che fu attivato all'inizio pandemia dall'allora governo Conte su proposta di Fratelli d'Italia e questo - ha sottolineato Meloni - ci ha permesso di salvare moltissime aziende italiane, che altrimenti sarebbero state acquisite. Sono per l'estensione del golden power, per la difesa delle produzioni strategiche, dei marchi e delle infrastrutture come fanno tutte le nazioni al mondo".

E la possibile candidata premier del prossimo governo mette le mani avanti su possibile critiche che potrebbero arrivare dai mercatisti. "E non si dica che noi siamo statalisti, nazionalisti, il mito della sinistra italiana, Emmanuel Macron, quando Fincantieri vinse un appalto per lavorare nel cantiere di Saint-Nazaire nazionalizzò il cantiere per impedire che finisse in mano a un'azienda italiana. Le nazioni normalmente difendono le loro infrastrutture strategiche, sia per un fatto di interesse che di sicurezza nazionale. Come lo fanno gli altri, penso che in alcuni casi lo debba fare anche l'Italia".

Un dossier che sicuramente verrà affrontato dal prossimo governo riguarda la Telecom e la possibilità di creare una rete unica attraverso lo scorporo della sua infrastruttura da unire a quella di Open Fiber, controllata dalla Cdp. E Fratelli d'Italia su questo fronte ha già cominciato a far sentire la sia voce. Come dimostrano le parole, sempre a Radio 24, della Meloni.

"La posizione di Fratelli d'Italia è di una rete unica, come accade in tutte le grandi democrazie occidentali, che sia di proprieta' pubblica, non verticalmente integrata: il punto è scorporare la proprietà della rete, che secondo me non può essere privata come non lo è da nessuna parte per un fatto di sicurezza nazionale e tutela dell'interesse nazionale, dalla vendita del servizio che si deve fare in regime libera concorrenza tra tutti gli operatori".

La rete Telecom insieme a tutta la società è stata privatizzata nel lontano 1998 dal governo di Romano Prodi nell'ambito di un accordo con l'Europa che prevedeva un certo introito da privatizzazioni come condizione per fare entrare la lira nell'euro. E da quel momento in poi, essendo passata in mano ai privati, si è cominciato a parlare di come riportarla in ambito pubblico, visto che è una infrastruttura strategica. Percorso che ancora oggi non è compiuto. I governi francese e tedesco hanno invece sempre tenuto in portafoglio una partecipazione strategica in Deutsche Telekom e France Télécom. 

"La nostra economia liberale di riferimento, la Germania, ha la rete di comunicazione in mano al pubblico ha ricordato ancora Meloni -. Non è questione di statalizzare, è che le infrastrutture strategiche non si possono mettere in mano ai privati men che meno se stranieri. Continuiamo a lavorare verso questa ipotesi, poi su come fare nel merito bisogna essere attenti e prudenti".

Allo studio, infatti, c'è la possibilità che la Cdp insieme ai fondi infrastrutturali Kkr e Macquarie, possano comprare la rete Telecom scorporata dal gruppo. Ma le distanze in termini di prezzo sono molto elevate, visto che i soci francesi di Tim, Vivendi, hanno valutato tra 31 e 34 miliardi l'asset. Il piano di Fratelli d'Italia, invece, comparso sulla stampa nelle scorse settimane, ipotizza un percorso inverso ma un risultato uguale, cioé che la Cdp possa portare fuori dalla Borsa Tim e poi proceda alla vendita del servizio commerciale tenedo solo la rete.

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