MILANO - Una riforma che sconfina nella cancellazione e sostituzione, da parte del Centrodestra. Una profonda revisione per Pd e Terzo Polo. Un rafforzamento in casa M5s, i padri del provvedimento. Ecco come i partiti affrontano la campagna elettorale e il tema del Reddito di cittadinanza. Con toni duri, si è visto in questi giorni, e posizioni che poi sono difficili da riconciliare con quel che viene detto pubblicamente.
Il M5s per il rafforzamento
Il grande sostenitore del Reddito di cittadinanza, il Movimento 5 Stelle, parla di "rafforzamento" nel suo programma ma liquida poi il discorso in poche parole: "Misure per rendere più efficiente il sistema delle politiche attive. Monitoraggio delle misure antifrode".
La scorsa settimana, è arrivata l'ennesima difesa di Giuseppe Conte: "Non è la causa di alterazione del mercato del lavoro. La causa è il fatto che ci siano paghe da 2-3 euro lordi l'ora, ecco perché il salario minimo è la nostra battaglia che riguarda oltre 4 milioni di persone". E ancora: "Abolire oggi un sistema di protezione sociale, rispetto a questa emergenza sociale e economica è una follia. Modificarlo? Non andiamo a rincorrere episodi di frode, ci sono è ovvio, come per l'invalidità. Ma è una riforma necessaria ancor più in queste situazioni. Per due terzi sono minori, persone con disabilità, pensionati, inabili al lavoro. Un terzo solo sono gli occupabili".
Il Pd per le modifiche della Commissione Saraceno
I Dem nel loro programma chiedono di recuperare le indicazioni dalla Commissione Saraceno, "a partire dall’ingiustificata penalizzazione delle famiglie numerose e/o con minori". Un occhio di riguardo va anche agli stranieri, con la proposta di ridurre il periodo minimo di residenza in Italia per accedere al Rdc, oggi fissato in 10 anni. Accanto a queste modifiche, oltre a puntare sulla estensione erga omnes dei contratti collettivi più rappresentativi, si propone di migliorare la situazione salariale dei lavoratori co nun altro meccanismo: l’integrazione pubblica alla retribuzione (in-work benefit) in favore dei lavoratori e delle lavoratrici a basso reddito, come proposto dalla Commissione sul lavoro povero. Un modo per sostenere le buste paga senza scoraggiare la ricerca di lavoro.
Emma Bonino (Più Europa) con Benedetto della Vedova ha spiegato: "Io credo che una rivisitazione del reddito di cittadinanza per tornare al reddito di inclusione sia possibile". E ancora: "La proposta di Draghi è quella di dare anche al collocamento privato la possibilità di prendere in carico le presone che percepiscono il reddito di cittadinanza".
Terzo polo, Renzi più duro di Calenda
E' stato Matteo Renzi a porre dei distinguo nella posizione di Iv rispetto ad Azione, sul Rdc. "Partiamo da punti di vista leggermente diversi. Io sono piu' tranchant, il programma sarà meno tranchant e più simile alla posizione di Calenda", aveva detto già subito dopo Ferragosto. "Il dato di fatto è che questa misura voluta da Di Maio, Salvini e Conte non ha funzionato".
Nel programma, la sintesi è stata comunque trovata su basi dure: uno strumento "pensato male" con "troppi obiettivi" e che "ha mostrato tutti i suoi limiti". Tra quelli citati, il fatto di esser costato 20 miliardi in un anno e mezzo e di aver portato contratti stabili solo al 4,5% della platea. Dopo una lunga parte critica, la proposta si basa su modifiche "che introducano maggiormente la ricerca di un impiego" e randano "più giusti e inclusivi i criteri d'accesso". In linea con la Lega, ma anche l'esecutivo Draghi nel suo complesso, si chiede lo stop al sussidio dopo un primo rifiuto di un'offerta congrua, un limite di due anni per trovare lavoro a cui segue la riduzione di un terzo e la presa in carico dai servizi sociali comunali. Anche in questo caso si propone di eliminare le storture a danno delle famigie numerose, si chiede (idea anche di Draghi) che le agenzie private possano accedere ai dati dei Centri per l'impiego e li affianchino nella ricerca di lavoro, di usare Its e scuole di formazione per riqualificare i percettori, far sì che la partecipazioni ai programmi di pubblica utilità (in teoria otto ore settimanali) parta davvero con uno snellimento delle procedure.
Il Centrodestra per la sostituzione. Lega: "Così non va"
Da Forza Italia era stato il coordinatore Antonio Tajani a fare il punto sulla misura. "Noi puntiamo a una riforma della politica sociale, per dare sostegno chi non è in grado di poter lavorare, alle famiglie più povere", spiegava a metà mese. "Ridurremo i beneficiari del reddito di cittadinanza e destineremo quelle risorse agli anziani con pensione più basse, agli invalidi", l'intento programmatico.
Nel programma condiviso del centrodestra, adottato anche singolarmente da Fdi, alla voce "Stato sociale e sostegno ai bisognosi" si liquida il discorso in un punto: "Sostituzione dell’attuale reddito di cittadinanza con misure più efficaci di inclusione sociale e di politiche attive di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro". Resta dunque una visione dello strumento sia come misura sociale che come attrezzo per le politiche attive, per introdurre le persone al lavoro.
Più articolato il discorso nel programma specifico della Lega, dove il Rdc torna in più punti per quanto poi alla fine si mantenga sempre la doppia anima della misura, sostegno al reddito e politica attiva. Quando si parla del decreto flussi, ad esempio, si dice che "i criteri e le procedure di semplificazione previsti verranno rivalutati nell’interesse complessivo dei bisogni del Paese. Una seria rivisitazione del reddito di cittadinanza incentiverà nuove assunzioni di cittadini italiani". Ancor più netto il giudizio quando si entra nel capitolo del lavoro: "Occorre proseguire nella modifica del reddito di cittadinanza che ha alterato il mercato del lavoro e ha rappresentato una forma di concorrenza sleale nei confronti dei nostri ragazzi". Nel riquadro di dettaglio della riforma del Rdc, l'incipit è tranchant. "Il Reddito di Cittadinanza è arrivato al suo terzo anno di vita. Così com’è, non funziona. Nato come misura sperimentale, è stato un aiuto durante la pandemia, ma troppe sono state le frodi". Nel dettaglio si propone una diplice via:
- per i percettori inidonei al lavoro, mantenere il sostegno al reddito, rivedendo i criteri di accesso e la scala di equivalenza, dando maggior peso al quoziente familiare, rimodulando gli importi in funzione delle differenti soglie di povertà assoluta (e quindi del potere d'acquisto) registrate sul territorio nazionale;
- per i percettori idonei all'attività lavorativa, la misura viene invece riformata trasformandola in un vero e proprio ammortizzatore sociale finalizzato all'occupazione. Corso di formazione, tirocinio e contrattualizzazione dei percettori a fine percorso, attraverso il coinvolgimento delle agenzie private del lavoro, delle associazioni datoriali e attraverso l'utilizzo di incentivi fiscali e contributivi per l'assunzione dei percettori.
"Lasceremo il reddito di cittadinanza a chi non può realmente lavorare, ovvero a disabili, minorenni, anziani con la pensione di cittadinanza", ha detto però in un recente appuntamento elettorale campano Salvini. "Lo toglieremo - ha proseguito - a tutti coloro che possono lavorare e rifiutano anche una sola volta una proposta di lavoro". Su questa falsariga, Maurizio Lupi (Noi moderati, nella coalizione di centrodestra), ha fatto due conti: "Il Rdc costa 8 miliardi. Noi proponiamo che 3 miliardi vadano alle persone che non possono lavorare, ma 5 miliardi vadano alle imprese".
Secondo i salviniani, tornando al programma, il Rdc deve essere erogato dal Comune ("conosce il cittadino e le sue reali necessità"). Un passaggio ulteriore è quello che riguarda l'introduzione di un contraltare al Rdc, il "Reddito di reciprocità": "Chi riceve sussidi dal Comune deve mettersi a disposizione della collettività con lavori utili. L'idea è quella di riprodurre la proposta adottata dal Comune di Borgoricco, dove è stato appunto creato il reddito di reciprocità". Nel capitolo dedicato al Mezzogiorno, si riconosce che nella riforma del Rdc bisogna "mantenere la sua funzione sociale".