ROMA - Tarda mattina, a Palazzo Chigi le vacanze sono alle spalle. Roberto Cingolani è collegato in video, lo ascoltano il ministro dell’Economia Daniele Franco e il sottosegretario Roberto Garofoli. Legge un messaggino in chat del ministro dell’Energia tedesco Robert Habeck, rivolto ai Ventisette colleghi europei che si occupano del dossier. «Vedete, la sua è un’apertura al tetto comune al prezzo del gas. E anche l’olandese non è così ostile come prima, perché le bollette iniziano a pagarle anche loro....». Il vento sta cambiando. Se anche ad Amsterdam gli interlocutori sembrano più sensibili al problema dei rincari fuori controllo che spezzano le gambe alle aziende, una svolta è vicina. Ed è la conferma che Mario Draghi attendeva. Perché il premier pensa non si possa andare avanti mettendo toppe all’emergenza. Ha dato indicazione di lavorare per un intervento, fino a d…
ROMA - Tarda mattina, a Palazzo Chigi le vacanze sono alle spalle. Roberto Cingolani è collegato in video, lo ascoltano il ministro dell’Economia Daniele Franco e il sottosegretario Roberto Garofoli. Legge un messaggino in chat del ministro dell’Energia tedesco Robert Habeck, rivolto ai Ventisette colleghi europei che si occupano del dossier. «Vedete, la sua è un’apertura al tetto comune al prezzo del gas. E anche l’olandese non è così ostile come prima, perché le bollette iniziano a pagarle anche loro....». Il vento sta cambiando. Se anche ad Amsterdam gli interlocutori sembrano più sensibili al problema dei rincari fuori controllo che spezzano le gambe alle aziende, una svolta è vicina. Ed è la conferma che Mario Draghi attendeva. Perché il premier pensa non si possa andare avanti mettendo toppe all’emergenza. Ha dato indicazione di lavorare per un intervento, fino a dieci miliardi, che potrebbe la prossima settimana andare a rafforzare il decreto Aiuti di agosto. Ma considera la via europea l’unica vera soluzione, quella che all’interno della Ue invoca inascoltato da mesi.
Sia chiaro, il presidente del Consiglio resta prudente, vuole verificare nei fatti se gli spiragli tedeschi sono una reale apertura. Di certo anche il contestuale annuncio della Commissione di una riforma per slegare dal gas - e così abbassare - il prezzo dell’energia prodotta da altre fonti, è un segnale a lungo atteso e che fa ben sperare. Peccato solo essere arrivati così tardi, quando già prima dell’estate era chiaro - Draghi lo aveva spiegato più volte al cancelliere Olaf Scholz - il ricatto di Mosca sul gas e la necessità di agire sui prezzi a livello Ue. Ora che l’interruzione dei flussi dalla Russia è uno scenario più concreto, non c’è ragione per indugiare.
Tocca a Bruxelles, insomma. Come dimostra l’effetto immediato sui prezzi del metano che ieri per la prima volta da settimane sono tornati a scendere, proprio a ricasco dell’accelerazione europea. È questo il jolly che potrebbe permettere all’ex banchiere di limitare anche la portata di nuove misure nazionali contro i rincari energetici. Interverrà, sulla base di quanto necessario. Ma fosse per lui, lascerebbe fare al prossimo esecutivo. E a quei leader che oggi invocano urgenza, ma soltanto ieri facevano cadere il governo, consegnando Palazzo Chigi agli affari correnti.
Si veda quanto succede sull’asse giallo-verde: Matteo Salvini e Giuseppe Conte urlano dai social e dai palchi dei comizi che serve uno scostamento di bilancio, per trovare venti o trenta miliardi, in barba ai mercati e alla tenuta dei conti. È una richiesta che Draghi non prende in considerazione. Chi andrà al governo, semmai se ne assumerà la responsabilità. Il governo uscente solo quest’anno ha trovato tra le pieghe del bilancio oltre 45 miliardi per sostenere la crescita. Continuerà a fare così.
Ma questa volta il problema è dove trovare i nuovi fondi. Ne parlano Franco, Garofoli e Cingolani dopo aver commentato le buone notizie - almeno quelle - in arrivo dall’Europa. È un bel grattacapo. Perché con il decreto di agosto da 15 miliardi, che solo domani inizierà il suo iter in Parlamento, si sono rastrellate tutte le risorse derivanti nella prima metà dell’anno da incassi fiscali ben superiori al previsto. Ora si aspetta la fine del mese - ma per i conteggi bisognerà attendere la prossima settimana - per capire quanto agosto avrà portato all’erario. Anche perché si spera di ricavare qualcosa anche dagli extraprofitti, visto che scade il 31 agosto il termine per le aziende produttrici di energia per mettersi in regola con l’acconto: dei 4,2 miliardi stimati, a giugno se n’è incassato soltanto uno e adesso sommando anche le sanzioni potrebbero in teoria arrivare fino a 3,7 miliardi. Ma incassare tutto è poco più di un auspicio, a conti fatti la cifra potrebbe essere ben più bassa. Dunque trovare tra i 5 e i 10 miliardi necessari per un intervento efficace, è un obiettivo ancora da raggiungere. Poi bisognerà valutare cosa fare.
Di sicuro la priorità è dare liquidità alle imprese dissanguate dai costi delle bollette e dal caro materie prime. Aiuti diretti non sembrano possibili. Perciò l’idea è valutare come stanno funzionando le misure finora messe in campo e semmai rafforzarle o rinnovarle, agendo sui pagamenti. La proroga dei crediti d’imposta, in scadenza a fine settembre, potrebbe ad esempio essere poco efficace: l’orientamento prevalente è aumentare l’aliquota per il trimestre in corso. Dubbi ci sono anche sulla cig per le imprese in difficoltà, anche perché molto costosa. L’unica certezza è che sarà rinnovato anche dopo il 20 settembre lo sconto delle accise sulla benzina.
I tempi saranno un fattore importante. All’inizio della prossima settimana si avrà un quadro dei conti. E il 9 settembre arriveranno le prime risposte dall’Europa. I due piani si intrecceranno, inevitabilmente. Con la consapevolezza che il 25 settembre è vicino. E dopo quella data ogni decisione dell’esecutivo a fine corsa potrebbe trovarsi di fatto ad assorbire la linea di chi sarà maggioranza. Ma già prima del voto il quadro dei conti si chiarirà con la nota di aggiornamento al Def, che dovrebbe certificare nuovi margini di deficit. Sono risorse che guardano a fine anno, fondi virtualmente del nuovo esecutivo per la manovra. Se servisse. potrebbero essere usati per un altro decreto d’emergenza. Ma si spera che l’Ue intanto davvero si muova.