Frena l’industria. Per l’occupazione primo calo in un anno
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - Segnali di rallentamento dell'occupazione, che cala per la prima volta da un anno. A luglio l'Istat registra 22 mila occupati in meno rispetto a giugno, soprattutto tra donne, lavoratori dipendenti stabili, autonomi; la tendenza riguarda tutte le classi di età, con l'eccezione degli over 50 che varcano la quota storica di 9,1 milioni, quasi il 40% degli occupati totali in Italia. Nuovo record poi per i precari: sono 3 milioni e 166 mila, mai così tanti.
A preoccupare non sono tanto i 22 mila occupati in meno (-0,1%), numero ancora contenuto, quanto la contestuale riduzione dei disoccupati (-32 mila) accompagnata dalla crescita degli inattivi (+54 mila). Sembra proprio che una parte dei lavoratori - quelli stabili - stia scivolando verso la Cassa integrazione e una parte di disoccupati sia scoraggiata e abbia smesso di cercare un impiego. Chi lo trova deve accontentarsi di un posto per …
ROMA - Segnali di rallentamento dell'occupazione, che cala per la prima volta da un anno. A luglio l'Istat registra 22 mila occupati in meno rispetto a giugno, soprattutto tra donne, lavoratori dipendenti stabili, autonomi; la tendenza riguarda tutte le classi di età, con l'eccezione degli over 50 che varcano la quota storica di 9,1 milioni, quasi il 40% degli occupati totali in Italia. Nuovo record poi per i precari: sono 3 milioni e 166 mila, mai così tanti.
A preoccupare non sono tanto i 22 mila occupati in meno (-0,1%), numero ancora contenuto, quanto la contestuale riduzione dei disoccupati (-32 mila) accompagnata dalla crescita degli inattivi (+54 mila). Sembra proprio che una parte dei lavoratori - quelli stabili - stia scivolando verso la Cassa integrazione e una parte di disoccupati sia scoraggiata e abbia smesso di cercare un impiego. Chi lo trova deve accontentarsi di un posto per lo più precario o part-time, come accade ormai da quasi due anni. Tra luglio 2021 e luglio 2022 gli occupati sono aumentati di 463 mila unità, di cui 232 mila a termine, la metà.
Vedremo nei mesi successivi che si annunciano critici per la crisi energetica, inflattiva e produttiva se queste tendenze al ribasso saranno confermate. Nel frattempo Istat ha ritoccato, alzandola di uno 0,1%, la stima del Pil del secondo trimestre al +1,1% (anziché +1%). Questo significa che la crescita acquisita, cioè già incamerata dall'Italia, per l'intero anno è del 3,5% (anziché 3,4%). Una fotografia oramai del passato che non rassicura affatto le imprese. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, molto preoccupato per il "terremoto economico" in atto ("Se la Russia chiude il gas, si spegne un quinto dell'industria"), torna a chiedere il taglio del cuneo fiscale: "Si può e si deve fare, anche domani mattina, per mettere 1.200 euro in più nelle tasche dei lavoratori che guadagnano fino a 35 mila euro".
Dopo il grido d'allarme lanciato nei giorni scorsi dalle Confindustrie del Nord, ora si aggiunge anche quello delle Confindustrie del Sud. "Il Meridione non può reggere l'onda d'urto dei rincari energetici, qui rischia di saltare l'intero sistema sociale: famiglie e imprese", dice Alessandro Albanese, presidente di Confindustria Sicilia, anche a nome dei colleghi di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sardegna. "Le imprese del Mezzogiorno finora hanno resistito, eroiche, erodendo i margini. Ma i rincari incontrollabili dei costi dell'energia, del gas, del carburante, l'ennesima tempesta insomma sarà il colpo di grazia. Urge un intervento netto, convinto e drastico del governo. Ogni giorno che passa sempre più imprenditori sono costretti a interrompere la produzione".
Una frenata in realtà già viene intercettata dall'indice Pmi della manifattura che per l'Italia scende a 48 in agosto da 48,5 di luglio: è il livello più basso da due anni, da luglio 2020 con l'Italia appena uscita dal lockdown per il Covid. Il volume degli ordini è diminuito per il quarto mese consecutivo e il ritmo della contrazione è rimasto invariato sui livelli di luglio già bassi. È dallo scorso mese di dicembre che non si registra un aumento. L'indice Pmi scende d'altro canto in tutta Europa a 49,6, il minimo da giugno 2020. L'unico Paese sopra i 50 punti è la Francia. In Germania arretra a 49,1, peggio delle stime a 49,8. Ma l'Italia è il fanalino di coda.