ROMA - "Anche noi, come i francesi, usiamo i droni per la lotta all'evasione, ma abbiamo paletti stringenti della privacy che non ci consentono di scandagliare i social", spiega Alessandro Santoro, consigliere del ministro dell'Economia Daniele Franco e presidente della commissione sull'evasione, in procinto di redigere la relazione annuale da allegare alla Nadef di fine settembre.
Professore, anche noi a caccia di piscine dall'alto? La Francia ne ha scovate 20 mila non dichiarate.
"L'Agenzia delle entrate e gli stessi Comuni da diversi anni sono impegnati a censire sia gli immobili non classati sia quelli fantasma usando diverse tecnologie, tra cui i droni per scattare foto dall'alto. Un metodo che ha già portato all'emersione di diversi fabbricati".
Era l'obiettivo della riforma del catasto, ora archiviata?
"Sì, oltre a quello di realizzare una fotografia degli immobili di mercato esistenti, senza implicazioni per l'Isee o la tassazione immobiliare".
Perché il data scraping, usare i social in chiave anti evasione, da noi non si può fare?
"La Francia lo usa da due anni, possono cioè rilevare dati esclusivamente pubblici sulle piattaforme social e Internet per fare riscontri. Ad esempio possono verificare se chi affitta casa d'estate poi dichiara questo reddito. Oppure se i soggetti che offrono un'attività professionale hanno la partita Iva. Il governo Draghi aveva esaminato questa possibilità anche per l'Italia, in sede di attuazione di uno dei milestone, dei traguardi del Pnrr. Il data scraping avrebbe potuto essere riconsiderato in sede di attuazione della delega fiscale, ovviamente a seguito della necessaria interlocuzione con il Garante per la privacy. Poi il governo è caduto".
Cosa si può invece fare?
"A fine giugno finalmente, dopo due anni e mezzo di attesa, è arrivato il decreto attuativo di una norma del 2019 (legge di bilancio per il 2020) che consente all'Agenzia delle entrate di fare liste selettive di contribuenti da verificare grazie all'uso incrociato di diverse banche dati".
Come funziona?
"Si parte dai riscontri dell'anagrafe dei rapporti finanziari, ovvero di tutti i conti correnti. Se l'algoritmo individua scostamenti rilevanti tra il saldo di inizio anno e quello di fine anno, non giustificati in apparenza da nulla - come ad esempio eredità, donazioni, vendite di immobili, vincite -, allora l'amministrazione si fa sentire".
Scatta l'accertamento?
"No, siamo in una fase precedente, quella "gentile" della compliance, della letterina, della spinta a spiegare l'anomalia o a mettersi in regola. Questa norma c'era da oltre due anni, rimasta inattuata. Ora grazie anche al Pnrr - si tratta anche in questo caso di un milestone del Piano nazionale - si parte davvero".
Ma il meccanismo è intrusivo, da Grande Fratello?
"No, il Garante della privacy ha dato il via libera perché l'analisi del rischio è in linea con il regolamento Ue sulla privacy. I dati che vengono incrociati sono pseudo anonimizzati, privi di codici fiscali, criptati. Solo nella fase successiva, quando dalla lista si passa alla prima verifica delle anomalie, allora si individua il contribuente da contattare".
L'evasione sarà un ricordo?
"Siamo scesi sotto i 100 miliardi, ma c'è ancora molto da fare. Gli obiettivi del Pnrr sono molto stringenti. Ridurre il tax gap, ovvero la differenza tra imposte dovute e incassate, al 15,8% entro il 2024 dal 18,5% del 2019. Una bella sfida. Gli algoritmi e anche l'intelligenza artificiale ci aiuteranno. Ma la cosa più importante è la volontà politica. Vedremo cosa farà il prossimo governo".