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L’androide di Musk saluta il mondo. Ma arrivare a venderlo sarà un’impresa

(afp)
Presentato il robot Optimus all'evento Ai Day di Tesla. Promesso fra i tre e i cinque anni, dovrebbe essere impiegato nelle fabbriche. Metta (Iit): “Enormi problemi tecnici in così poco tempo”
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"Siamo ancora lontani dall'impiego di androidi capaci di lavorare con noi". Giorgio Metta, a capo dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e "padre" del robot dalle sembianze di un bambino iCub, commenta così la promessa di Elon Musk. All'evento Ai Day 2022, tenutosi a Palo Alto in California, ha presentato il prototipo Optimus. Punta a farlo diventare in tempi brevi un robot in grado di percepire l'ambiente circostante e le persone per lavorare al nostro fianco senza far del male a qualcuno o rompere qualcosa. Soprattutto Musk prevede che il prezzo possa essere inferiore ai 20 mila euro. "Ma c'è ancora molto lavoro da fare", ha ammesso, spiegando che serviranno ancora fra i tre e i cinque anni.

"Per ora…

"Siamo ancora lontani dall'impiego di androidi capaci di lavorare con noi". Giorgio Metta, a capo dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e "padre" del robot dalle sembianze di un bambino iCub, commenta così la promessa di Elon Musk. All'evento Ai Day 2022, tenutosi a Palo Alto in California, ha presentato il prototipo Optimus. Punta a farlo diventare in tempi brevi un robot in grado di percepire l'ambiente circostante e le persone per lavorare al nostro fianco senza far del male a qualcuno o rompere qualcosa. Soprattutto Musk prevede che il prezzo possa essere inferiore ai 20 mila euro. "Ma c'è ancora molto lavoro da fare", ha ammesso, spiegando che serviranno ancora fra i tre e i cinque anni.

"Per ora sembra di livello standard per il mondo della robotica. Anzi, al di sotto dello stato dell'arte", continua Metta. "Un buon inizio però, l'ingresso di un nuovo attore in questo campo. I problemi che Musk spera di risolvere sono centrali: l'interazione con l'uomo è materia complessa così come quelli legati all'intelligenza artificiale".

Tanti progetti, pochi successi

Ne sanno qualcosa alla Honda, dove dagli anni Duemila hanno sviluppato l'automa Asimo. L'ultima versione, 2,5 milioni di euro il costo stimato, si esibiva tre volte al giorno camminando, correndo per brevi tratti, salutando e inchinandosi al museo della scienza e dell'innovazione di Tokyo, il Miraikan. Lo faceva in uno spazio delimitato, privo di ostacoli, dove le persone non erano ammesse. Honda ha fermato il progetto nel 2019. Poi ci sono i video delle acrobazie di Atlas della Boston Dynamics, frutto di montaggi di centinaia di tentativi che nella maggior parte dei casi si risolvono in cadute. L'unico robot in commercio della compagnia americana, Spot, non a caso è a quattro zampe, costa oltre 74mila euro e di certo non può svolgere i compiti di un operaio come vorrebbe Musk. La stessa Boston Dynamics, nata nel 1992 come costola dal Massachusetts Institute of Technology (Mit), è stata acquisita e poi venduta prima da Google e poi da Softbank, per finire nelle mani della coreana Hyundai nel 2020. Segno che per quanto affascinante sia la robotica zoomorfa o ancor più umanoide, è tutt'altro che un mercato capace di generare profitti.

Come funziona Spot, il cane-robot della Boston Dynamics che costa 74mila dollari

Va meglio nel campo dei robot industriali collaborativi, quelli che operano a fianco alle persone ma che spesso hanno la forma di un braccio meccanico. Settore ancora minuto, il giro di affari su base mondiale è dell'ordine del miliardo di euro, ma i tassi di crescita sono a doppia cifra. Fra i nomi di maggior peso, oltre alla svizzera Abb, c'è l'italiana Coamu, la tedesca Kuka, la giapponese Fanuc e appunto la danese Universal Robots, l'unica specializzata unicamente nella robotica collaborativa e che attualmente detiene metà del mercato.

Robot senza cervello

Tornando agli androidi, la Softbank nel 2014 presentò Pepper, sviluppato dalla francese Aldebaran. Ha sembianze umane ma è rigido e si muove su rotelle. In sette anni ne sono stati prodotti 27mila esemplari. Poi a giugno del 2021 è stata bloccata la produzione per assenza di acquirenti. Troppi i limiti, di conseguenza scarsa l'utilità, se escludiamo il fargli dare il benvenuto ai clienti nelle hall degli alberghi a Tokyo. "Il Giappone è uno dei pochi Paesi dove la tecnologia è ad un tempo parte della cultura e attrazione turistica", aveva commentato a suo tempo Maholo Uchida, a lungo curatrice del Miraikan dove ha organizzato diverse mostre dedicate ai robot, compresi quelli di Hiroshi Ishiguro, professore del dipartimento macchine adattive dell'Università di Osaka.

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"Quel che manca è il cervello, non hanno l'intelligenza per potersi muovere nel mondo per proprio conto", ha spiegato Elon Musk. "Sono anche molto costosi e non generano utili. Ma prodotti in grande quantità, oltre il milione, ci aspettiamo possano costare meno di una macchina". Musk pensa ad un futuro dove l'impiego dei robot renderanno senza limiti la produttività pro-capite portando perfino ad abbattere la povertà. E, immaginiamo, appagare le sue pretese in fatto di orari di lavoro. A maggio ha elogiato gli operai della sua fabbrica a Shanghai che, al contrario di quelli americani, durante il lockdown restavano alla catena di montaggio fino alle tre di notte.   

I limiti dell'Intelligenza artificiale

Fra i passi avanti di cui ha bisogno per realizzare questa visione c'è quello nell'intelligenza artificiale. I progressi, specie nel riconoscimento degli elementi di un'immagine, sono stati sensibili negli ultimi anni. La cosiddetta vista artificiale è ormai in grado di distinguere con precisione i frutti maturi in un campo, un problema in una radiografia, un oggetto specifico su un tavolo da lavoro, ovviamente il volto di una persona. Molto meno acuta è la crescita nel riconoscimento del linguaggio, o meglio del senso di una domanda o di una serie di domande. Basta provare a dialogare con un'assistente virtuale per rendersene conto, da Alexa di Amazon a Siri di Apple fino a quella di Google.

"Il livello delle Ai lo conosciamo. Già tre istruzioni in sequenza la mandano in confusione", conferma Giorgio Metta. "Non so quanto in Tesla siano coscienti della difficoltà nei problemi che vogliono risolvere per di più in così poco tempo. Mancano molti dettagli sul punto al quale sono, sappiamo che hanno fatto reclutamento in giro per il mondo, anche qui in Italia e che hanno soldi da investire". Sappiamo anche che Elon Musk di sfide apparentemente impossibili ne ha affrontate diverse, fra le altre le macchine elettriche, la corsa allo spazio, i tunnel sotterranei per ridurre il traffico, i treni ultraveloci. E alcune, anche se non tutte, le ha vinte.