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Bce: l'inflazione rimarrà alta a lungo. E non scenderà da sola, servirà anche l'intervento dei governi

La presidente della Bce, Christine Lagarde (reuters)
Nei verbali della riunione di settembre poche indicazioni sul futuro. Ma la Bce teme più l'inflazione alta della recessione. E rivela che non tutti i banchieri erano per un rialzo di tre quarti di punto
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BERLINO - Dalle minute della seduta di settembre della Bce - quella del più robusto rialzi dei tassi della sua storia, tre quarti di punto - non sono emerse rivelazioni esplosive su come potrebbero andare le prossime riunioni, anche per un'impostazione cosiddetta "data dependent", che intende rinnovare le proprie valutazioni di consiglio in consiglio, in base all'andamento dell'economia e dell'inflazione come emerge anche dal verbale del meeting del 7-8 del mese scorso.

Non c'è una traiettoria che indichi, insomma, se alla riunione della fine di ottobre ci sarà un nuovo balzo di tre quarti di punto o addirittura dell'1%. Ma i banchieri centrali restano dell'idea che anche a fronte di uno scenario sempre più probabile di recessione (che sarà "certa" nel caso di un taglio totale delle forniture di gas dalla Russia), ciò che preoccupa maggiormente, ora, è la prospettiva di un periodo "l…

BERLINO - Dalle minute della seduta di settembre della Bce - quella del più robusto rialzi dei tassi della sua storia, tre quarti di punto - non sono emerse rivelazioni esplosive su come potrebbero andare le prossime riunioni, anche per un'impostazione cosiddetta "data dependent", che intende rinnovare le proprie valutazioni di consiglio in consiglio, in base all'andamento dell'economia e dell'inflazione come emerge anche dal verbale del meeting del 7-8 del mese scorso.

Non c'è una traiettoria che indichi, insomma, se alla riunione della fine di ottobre ci sarà un nuovo balzo di tre quarti di punto o addirittura dell'1%. Ma i banchieri centrali restano dell'idea che anche a fronte di uno scenario sempre più probabile di recessione (che sarà "certa" nel caso di un taglio totale delle forniture di gas dalla Russia), ciò che preoccupa maggiormente, ora, è la prospettiva di un periodo "lungo" di inflazione "troppo alta" e lontana dall'obiettivo statutario del 2%.

Il rischio che rimanga addirittura al di sopra del 4% per i prossimi 5 anni è dato per certo da un non trascurabile 15% degli analisti, riporta il verbale di settembre. E se dai picchi del settore energetico arriva ancora metà della spinta dei prezzi, ormai la pressione riguarda tutti i settori e ha spinto i banchieri centrali su una china fortemente rialzista. E la corsa dei prezzi, ha sottolineato il capoeconomista Philip Lane durante la riunione, non si fermerà da sola.

Ci vorrà l'agire delle banche centrali, certo, ma guardando alla crisi energetica, la Bce osserva che "la crisi dal lato dell'offerta può solo essere risolta dai governi". La corsa dei prezzi nel settore del gas, in altre parole, "è una dinamica che le iniziative della Commissione Ue e del governo potrebbero fortemente influenzare". Proprio in queste ore è in corso a Praga l'ennesimo Consiglio Ue che cercherà di trovare la quadra sul tetto al prezzo del gas.

La stragrande maggioranza dei banchieri centrali ha dunque deciso il salto di tre quarti di punto di settembre, anche se "alcuni membri" del consiglio direttivo avrebbero preferito un rialzo di mezzo punto, rivelano le minute. L'idea prevalente è che fermare l'inflazione - alimentata anche dal crollo dell'euro del venti per cento sul dollaro, da giugno del 2021 - sia la priorità anche a fronte dei forti venti di recessione. Anche perché pur messi d'innanzi ai primi passi verso la normalizzazione delle politiche monetarie i mercati hanno mantenuto i nervi saldi: "Non hanno mostrato segni di destabilizzazione", né si intravedono segnali di frammentazione finanziaria, si legge nel verbale. La stretta, insomma, non ha avuto effetti preoccupanti sugli spread.