Economia

Il Covid frena l'economia sommersa. Calano gli affari per stupefacenti e prostituzione

Il Covid frena l'economia sommersa. Calano gli affari per stupefacenti e prostituzione
Il congelamento legato alla pandemia ha ridotto l'economia "non osservata" a 175 miliardi, di cui 157 sono legati al sommerso. I lavoratori irregolari scendono per la prima volta sotto quota 3 milioni
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Un effetto collaterale del Covid è anche la riduzione del peso dell'economia sommersa e illegale in Italia.

La crisi del 2020 legata alla pandemia colpisce anche la cosiddetta "economia non osservata" che crolla del 14,1%, mentre l'incidenza scende al 10,5% del Pil. Lo rileva l'Istat. Nel 2020 il valore dell'economia non osservata si riduce a 174,6 miliardi di euro. L'economia sommersa si attesta a poco più di 157 miliardi di euro mentre le attività illegali superano di poco i 17 miliardi. Rispetto al 2019, il valore dell'economia non osservata si è ridotto complessivamente di quasi 30 miliardi.

Calano anche i lavoratori irregolari, nell'ambito di un complessivo congelamento del mercato: nel 2020 sono 2 milioni 926 mila, in calo di circa 660 mila rispetto all'anno precedente. Per la prima volta dall'inizio della serie (1995), si scende così sotto i 3 milioni di unità. Le unità di lavoro a tempo pieno (ULA) in condizione di non regolarità sono occupate in prevalenza come dipendenti (circa 2 milioni e 153 mila unità). L'occupazione non regolare - si legge - segna, un calo del 18,4% rispetto al 2019, registrando una diminuzione pari a quasi il doppio di quella regolare (-9,9%).

Il ricorso al lavoro non regolare da parte di imprese e famiglie - spiega l'Istat -  è una caratteristica strutturale del mercato del lavoro italiano. Anche il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza percentuale delle ULA non regolari sul totale, risulta in forte calo nel 2020, attestandosi al 13,6%, con una contrazione di 1,2 punti percentuali rispetto al 2019. Anche nel 2020 il tasso di irregolarità si conferma più elevato tra gli occupati dipendenti in confronto agli indipendenti, rispettivamente 13,9% e 13,0%. In termini di dinamica, il calo più marcato è stato registrato dagli indipendenti, il cui tasso di irregolarità scende di 1,4 punti percentuali; in particolare, nell'ultimo anno si riscontra una riduzione del 22,9% delle unità di lavoro indipendenti irregolari e un calo del 13,4% di quelle regolari. Per i dipendenti l'incidenza del lavoro irregolare scende, invece, di 1,2 punti percentuali.

Nel 2020 l'incidenza del lavoro irregolare registra una riduzione diffusa in tutti i settori di attività economica. Il comparto nel quale si osserva la flessione più consistente è quello degli Altri servizi alle persone che scende di 3,0 punti percentuali rispetto al 2019 (43,4% nel 2020 contro il 46,4% nel 2019). Segue il comparto del Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione, il cui tasso di irregolarità presenta una contrazione di 1,8 punti percentuali rispetto all'anno precedente (13,5% nel 2020 a fronte del 15,3% nel 2019). A seguire, i due settori degli Altri servizi alle imprese e dei Servizi professionali presentano flessioni di 0,9 e 0,8 punti percentuali. Nell'Industria in senso stretto, dove la diffusione del lavoro irregolare è già relativamente contenuta, si registrano le variazioni più basse comprese tra -0,1 e -0,3 punti percentuali .

L'economia illegale include sia le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibite dalla legge, sia quelle che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati. Per la prima volta dal 2015, anche l'economia illegale ha segnato una contrazione, riducendosi di oltre 2,1 miliardi rispetto all'anno precedente.

Il calo significativo è da ricondursi agli effetti della pandemia da Covid-19 e delle relative misure restrittive. I consumi finali di beni e servizi illegali sono risultati pari a 19,6 miliardi di euro (corrispondenti al 2,0% del valore complessivo della spesa per consumi finali), in deciso calo di 2,4 miliardi rispetto al 2019. Tra il 2017 e il 2020 le attività illegali hanno fatto registrare un decremento pari a poco più di 1,5 miliardi sia per il valore aggiunto sia per la spesa per consumi finali delle famiglie, con una decrescita media annua del 2,8% e del 2,5% rispettivamente; il periodo considerato è fortemente influenzato dal calo del 2020, pari al 10,5% e 10,8% per i due aggregati. La contrazione dell’economia illegale è determinata per una parte rilevante dal traffico di stupefacenti, il cui valore aggiunto scende a 13,3 miliardi di euro nel 2020 (-1,6 miliardi rispetto al 2019), mentre la spesa per consumi si attesta a 14,8 miliardi di euro (-1,8 miliardi rispetto all’anno precedente). Nel quadriennio precedente, al contrario, per il traffico di stupefacenti si era registrato un incremento medio annuo del 2,1% per il valore aggiunto e del 2,6% per i consumi, riconducibile soprattutto alla dinamica dei prezzi. Nello stesso periodo anche la decrescita dei servizi di prostituzione è stata rilevante. Nel 2020 il valore aggiunto e i consumi finali sono diminuiti rispettivamente del 15,3% e del 16,3% (attestandosi a 3,5 e 4,0 miliardi di euro). Considerando l’insieme delle attività illegale, il contrabbando di sigarette nel 2020 rappresenta una quota del 3,7% del valore aggiunto (0,6 miliardi di euro) e del 4,3% dei consumi delle famiglie (0,8 miliardi di euro).