ROMA – Il tasso di disoccupazione in Italia è sceso a quota 5,8% a ottobre, con una flessione di 0,2 punti percentuali su base mensile. È l’istantanea scattata dall'Istat, che evidenzia come sia in calo anche l’indice di disoccupazione giovanile, ferma al 17,7% (-1,1 punti). Secondo l’Istituto, però, a ottobre 2024 sono sì aumentati gli occupati ma anche gli inattivi, cioè le “persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero quelle non classificate come occupate o in cerca di occupazione”, dicono gli analisti. Il dato degli inattivi è cresciuto dello 0,2% – 28 mila persone in termini assoluti – tra le donne e gli under35, mentre è diminuito fra gli uomini e le altre classi d’età.
Su base mensile, il tasso di occupazione sale dunque al 62,5%, quello di inattività al 33,6%, mentre il tasso di disoccupazione scende al 5,8%, appunto.
A ottobre, in particolare, il numero di occupati è tornato a crescere di 47 mila unità, attestandosi a 24 milioni 92 mila persone nel complesso. L'aumento tocca i dipendenti a tempo indeterminato – che salgono a 16 milioni 210mila – e anche i lavoratori autonomi, pari a 5 milioni 158mila; i dipendenti con un contratto a termine scendono invece a 2 milioni 724 mila.
La disoccupazione in Italia non è stata mai così bassa da vent’anni, evidenziano gli analisti. Ripercorrendo le serie storiche dell'Istat, infatti, per trovare un tasso di disoccupati al 5,8% come quello dello scorso ottobre bisogna tornare indietro fino ad aprile 2007.
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L’eurozona
Allargando il campo all’area euro, invece, a ottobre il tasso di disoccupazione è rimasto al 6,3%, stabile rispetto al mese precedente. Nessuna variazione anche nell'Ue (5,9%) secondo i dati che arrivano da Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione europea. La disoccupazione in Italia viene stimata al 5,8%, in calo dal 6% di settembre: stima in linea con quella messa nero su bianco dall’Istituto nazionale, dunque.
Il Pil acquisito
Ma torniamo ai dati Istat, perché l’Istituto di statistica ha misurato anche la variazione acquisita del prodotto interno lordo (Pil) per il 2024, pari a uno 0,5% in più, mentre era stata stimata in via preliminare al più 0,4% il 30 ottobre scorso. Nel quadro dei dati, gli analisti ricordano che il terzo trimestre 2024 ha avuto tre giornate lavorative in più del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre del 2023. Rispetto al trimestre precedente, tra gli aggregati della domanda interna, i consumi finali nazionali crescono dell'1%, mentre gli investimenti fissi lordi diminuiscono dell'1,2%.
Crescita ferma nel terzo trimestre
La stima completa dei conti economici trimestrali conferma la crescita nulla dell'economia italiana nel terzo trimestre del 2024, rilasciata in via preliminare a fine ottobre. Si conferma una crescita tendenziale dello 0,4% (anno su anno), mentre in termini acquisiti la crescita si attesta allo 0,5% nel 2024, in lieve rialzo rispetto allo 0,4% della stima preliminare, rileva ancora l’Istat.
I dettagli. Nel terzo trimestre di quest’anno il Pil è rimasto stazionario rispetto al trimestre precedente ed è cresciuto dello 0,4% nei confronti dello stesso periodo dell’anno scorso. La crescita congiunturale del Pil diffusa in via preliminare il 30 ottobre era stata anch'essa nulla, così come quella tendenziale era stata dello 0,4%. Nulla di nuovo, insomma.
La lente dell’Istat si è fermata anche sulla bilancia commerciale. Le importazioni, in particolare, sono cresciute dell'1,2%, di contro l’export è in calo di quasi un punto (0,9%). Quanto al valore aggiunto, il comparto dell'agricoltura risulta stazionario, l'industria registra una flessione dello 0,7%, mentre i servizi crescono dello 0,2%.
"La crescita nulla del Pil sottende andamenti contrastanti delle principali componenti della domanda sul piano interno - osserva l'Istat nel suo commento - I consumi delle famiglie forniscono un contributo positivo di 0,8 punti percentuali e gli investimenti uno negativo di 0,3 punti. Nullo il contributo della spesa delle amministrazioni pubbliche. Sul piano della domanda estera, inoltre, il contributo è negativo per 0,7 punti percentuali”.