ROMA - I sei consiglieri d'amministrazione nominati dal ministero dell'Economia e l'ad Fabio Lazzerini confermano la loro decisione del 12 ottobre. Nella riunione del Cda di oggi ribadiscono che il presidente Alfredo Altavilla perde tutte le sue deleghe e tutti i poteri.
Lui, Altavilla, ha lasciato intendere che farà causa ad Ita perché considera illegittima e priva di giusta causa la delibera di revoca dei suoi poteri.
La nuova riunione del Consiglio di amministrazione si è tenuta dopo che, nei giorni scorsi, il Collegio di sindacale di Ita ha mosso obiezioni sulla correttezza formale della seduta del 12 ottobre.
Durante la riunione del Cda, i 6 consiglieri di amministrazione hanno messo agli atti un secondo parere pro veritate, a firma del professor Andrea Zoppini.
Attraverso questo parere i 6 consiglieri di amministrazione hanno replicato al Collegio sindacale di Ita. In una sua prima lettera, il Collegio sindacale ha criticato la seduta del Cda che, per la prima volta, ha tolto ogni potere ad Alfredo Altavilla (il 12 ottobre). Il Collegio si è spinto fino a sostenere la "inesistenza" della delibera di revoca dei poteri.
In una seconda lettera, più prudente della prima, il Collegio sindacale - organo di vigilanza della società - ha chiesto ad Altavilla (che perde i poteri) e all'ad Lazzerini (che li guadagna) di fermarsi. Entrambi i manager avebbero dovuto astenersi dall'esercitare i poteri contesi.
Nel suo parere, Zoppini replica intanto sul primo punto, quello della presunta "inesistenza" della prima delibera di revoca dei poteri. Il giurista spiega che la giurisprudenza, in precedenti sentenze, "non ha mai qualificato come inesistenti deliberazioni assunte da un Consiglio di amministrazione, in cui erano presenti tutti gli organi sociali".
Insiste Zoppini che un organo sociale - come il Collegio sindacale - non può certo dichiarare inesistente una delibera. Questo potere spetta, semmai, all'Autorità giudiziaria, alla magistratura.
Zoppini dice la sua anche sulla richiesta del Collegio sindacale - ad Altavilla e Lazzerini - di astenersi dall'esercizio dei poteri contesi. Scrive il giurista: è "pacifico che il Collegio sindacale non può pretendere che gli organi delegati non esercitino le proprie attribuzioni". II mancato esercizio altererebbe "l'assetto organizzativo" della società.
Questi argomenti - conclude Zoppini - sono sicuri e "incontrovertibili" alla luce degli articoli 2403 e 2403 bis del Codice civile che indicano quali poteri ricadono su un Collegio sindacale.
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