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A Bruxelles Giorgetti promette "prudenza", ma le stime del governo non convincono l'Europa

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti con il presidente dell’Eurogruppo Donohoe e il Commissario agli Affari economici Gentiloni (ansa)
Il ministro dell'Economia debutta all'Eurogruppo assicurando che il governo avrà un approccio "realista". Dietro le quinte però sono già molti i dubbi sui numeri di crescita, deficit e debito previsti dall'esecutivo Meloni per il prossimo anno, giudicati troppo ottimisti
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BRUXELLES - «La riduzione del debito è fondamentale per garantire che la politica fiscale del governo non contrasti la politica monetaria della Banca centrale». Le parole del ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, non sono scelte a caso. Il nuovo governo italiano è sotto esame. E il test più impegnativo si chiama debito pubblico. Così la prima riunione dell’Eurogruppo (di cui fanno parte i titolari dell’Economia dell’area euro) si trasforma subito in un benvenuto non tropo caloroso per Giancarlo Giorgetti. O almeno pieno di dubbi.

Giorgetti promette prudenza

Perché nonostante l’atteggiamento non belligerante del governo Meloni con la Ue, i primi passi &nda…

BRUXELLES - «La riduzione del debito è fondamentale per garantire che la politica fiscale del governo non contrasti la politica monetaria della Banca centrale». Le parole del ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner, non sono scelte a caso. Il nuovo governo italiano è sotto esame. E il test più impegnativo si chiama debito pubblico. Così la prima riunione dell’Eurogruppo (di cui fanno parte i titolari dell’Economia dell’area euro) si trasforma subito in un benvenuto non tropo caloroso per Giancarlo Giorgetti. O almeno pieno di dubbi.

Giorgetti promette prudenza

Perché nonostante l’atteggiamento non belligerante del governo Meloni con la Ue, i primi passi – e in particolare la Nota di Aggiornamento al Def - non hanno convinto proprio tutti. Non tanto per gli atti relativi all’anno in corso, ma per le previsioni degli anni seguenti. Giorgetti, come consuetudine per gli esecutivi appena insediati, ha svolto una relazione in cui ha descritto rapidamente le intenzioni di Roma. Un intervento di pochi minuti in cui ha sottolineato «l’approccio prudente e realista», non ha nascosto i «rischi al ribasso» dell’economia e ha evidenziato «il valore centrale della crescita per garantire la sostenibilità». Soprattutto ha ammesso che il «debito preoccupa tutti e l’Italia farà la sua parte». Parole di cui l’Eurogruppo ha preso atto. Non si è aperto un dibattito. «Lo scambio con il nuovo ministro italiano è stato estremamente positivo. Ritengo ci sia ampia possibilità di lavorare a stretto contatto in maniera produttiva con il nuovo governo», ha detto il presidente dell’Eurogruppo l’irlandese Donohoe.

I dubbi di Bruxelles

Ma questa è stata la parte pubblica del vertice. In quella privata i dubbi e i sospetti non sono mancati. Il giudizio sulla prossima legge di Bilancio sarà espresso compiutamente dalla Commissione Ue quando il testo sarà pronto e sarà trasmesso a Bruxelles. Nel frattempo, però, qualche perplessità è già maturata in merito ai dati contenuti nella Nadef. Il 4,5% di deficit nel 2023 legato ad una aspettativa di crescita dello 0,6 non convince pienamente. Intanto perché si tratta di un ulteriore scostamento, che supera gli orientamenti del governo Draghi. Non solo. Molti temono che l’obiettivo dello 0,6% di maggiore Pil nel prossimo anno sia troppo ottimistico, considerato che l’Fmi prevede un meno 0,2%. Venerdì la stessa Commissione renderà pubbliche le sue previsioni che, come dice il vicepresidente Dombrovskis, «confermeranno da una parte il rallentamento dell’economia e dall’altro l’alta inflazione». «Sappiamo – ha spiegato anche il Commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni - che l’economia sta rallentando e sta arrivando la contrazione per i mesi d’inverno». L’1,6 di crescita affidato al nostro Paese a luglio scorso sarà tagliato di netto. Potrebbe rimanere vicino allo 0,6 indicato da Via XX Settembre ma con una prospettiva al peggio. Su cui tutti gli uffici di Bruxelles e degli organismi internazionali sono già pronti a scommettere.

"Misure di sostegno temporanee e mirate"

Per questo i giudizi privati che hanno accompagnato la riunione dell’Eurogruppo non sono stati per niente comprensivi. E così il tedesco Lindner ha subito sottolineato il problema-debito. Ma anche l’Olanda ha storto il naso, rinviando il tutto all’Ecofin di dicembre. Lo stesso Gentiloni confida in «un atteggiamento di grande cautela, com’è nel caso dei Paesi con grande debito. Cautela – ha aggiunto - non significa non adottare delle misure possibilmente mirate sull’emergenza energetica». Basta poi sentire il lettone Dombrovskis per capire che il messaggio verso Roma è piuttosto chiaro: «Non raccomandiamo stimoli fiscali di ampio raggio, bensì un approccio più prudente con misure di sostegno temporanee e mirate». Non è un caso che proprio in vista della proposta della Commissione per un nuovo Patto di Stabilità, ancora l’Olanda abbia già fatto sapere che se ci saranno allentamenti nei parametri i controlli dovranno essere stringenti.

La prova finale ci sarà con la Legge di Bilancio. Ma i fari di Bruxelles sono già accessi.