Confindustria e sindacati bocciano la manovra. Ed è scontro sul Pos
di Giuseppe Colombo , di Giuseppe ColomboROMA - È quando Carlo Bonomi allarga il giudizio, passando dalle singole misure alla direzione di marcia, che le critiche del presidente di Confindustria alla legge di bilancio diventano una bocciatura alla lettura del governo sul quadro economico generale. «Quello che a nostro avviso manca - dice in audizione a Montecitorio - è la visione su quanto sta succedendo, siamo convinti che l’anno prossimo ci sarà un rallentamento». La frenata non la esclude neppure l’esecutivo, anzi il titolare del Tesoro Giancarlo Giorgetti dice che l’economia è già oggi in una fase di rallentamento, ma non ci sta a condividere il pessimismo sulla prospettiva. Contrappone i dati sul Pil, che nei primi nove mesi dell’anno è cresciuto più del previsto, aggiunge che la manovra è «coraggiosa» e «sarà utile all’Italia».
ROMA - È quando Carlo Bonomi allarga il giudizio, passando dalle singole misure alla direzione di marcia, che le critiche del presidente di Confindustria alla legge di bilancio diventano una bocciatura alla lettura del governo sul quadro economico generale. «Quello che a nostro avviso manca - dice in audizione a Montecitorio - è la visione su quanto sta succedendo, siamo convinti che l’anno prossimo ci sarà un rallentamento». La frenata non la esclude neppure l’esecutivo, anzi il titolare del Tesoro Giancarlo Giorgetti dice che l’economia è già oggi in una fase di rallentamento, ma non ci sta a condividere il pessimismo sulla prospettiva. Contrappone i dati sul Pil, che nei primi nove mesi dell’anno è cresciuto più del previsto, aggiunge che la manovra è «coraggiosa» e «sarà utile all’Italia».
Bonomi e Giorgetti parlano davanti alla commissione Bilancio a distanza di poche ore, le letture sono contrapposte anche quando si passa dalla visione all’assetto della Finanzaria. Per Confindustria mancano interventi anticiclici, «forti per sostenere la crescita, i redditi bassi e i consumi». L’apice della critica è la definizione delle norme sul contante e sul Pos: «Scelte elettorali». A salvarsi sono solamente le misure contro il caro bollette. Il taglio del cuneo fiscale è «una delusione» rispetto alle attese, «risibile» per i lavoratori con redditi sotto i 20 mila euro. Persino l’estensione della flat tax, che guarda agli autonomi e alle partite Iva, è messa in discussione, giudicata «distorsiva», così come non è una priorità quota 103 per le pensioni: misure discutibili nel merito - dice Bonomi - a cui si devono le mancate risorse per gli investimenti delle imprese.
La somma delle critiche dice che il governo non è riuscito a intercettare chi ha più bisogno di essere sostenuto. Vale per le aziende, ma anche per le famiglie, che dopo il calo di ottobre si ritroveranno tra le mani le bollette del gas di novembre più alte del 13,7%. Anche su questo Giorgetti alza un muro: «I poveri li abbiamo tutelati, non potete dire che abbiamo fatto misure contro le famiglie a basso reddito, questo non lo accetto».
Non sono solo le imprese a bocciare la manovra. Per la Cgil è «di corto respiro», fatta di condoni e senza soldi per Sud, cultura e istruzione. La Uil richiama indirettamente il monito di Bonomi quando sottolinea che «non indica una direzione di marcia» e la Cisl, più morbida, dice che il rischio è che la legge di bilancio non sia sufficientemente espansiva.
La manovra, intanto, deve misurarsi con i tempi strettissimi in Parlamento e con temi che ancora ballano, dal Superbonus a Opzione donna. È ancora aperta anche la discussione con Bruxelles sull’esenzione dalle multe per i mancati pagamenti con il Pos sotto i 60 euro. Quando Luigi Marattin incalza Giorgetti sulla questione, il ministro risponde al deputato di Italia Viva con una battuta: «Cambi ristorante, se tutti lo facessero tutti i negozi si doterebbero della macchinetta». I dubbi, però, sono anche della Corte dei Conti e toccano proprio il tema dell’evasione: le misure su Pos e contante non sono coerenti con gli obiettivi del Pnrr. Un cortocircuito che rischia di togliere altro fiato a un’economia già in bilico.