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Big Tech, anche i super ricchi piangono: da Zuckerberg a Musk persi in un anno 433 miliardi di patrimonio

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg 
Il calo delle quotazioni a Wall Street hanno ridotto le ricchezze dei fondatori di Facebook e Tesla, ma anche di Google e Amazon. Festeggiano invece la grandi banche d'affari americane: negli ultimi dieci anni hanno guadagnato mille miliardi di dollari
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NEW YORK - Se c'è un lavoro difficile di questi tempi negli Stati Uniti è quello dei miliardari. I ricconi di Big Tech perdono miliardi di dollari: quest'anno hanno perso, in tutto, 433 miliardi. Il Washington Post ha analizzato il 2022 e scoperto che quest'anno si chiuderà in perdita per alcuni dei nomi più grossi della Silicon Valley.

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, che una volta figurava tra le dieci persone più ricche del pianeta, ha perso quasi 81 miliardi, anche se resta con un patrimonio di 45, più del prodotto interno lordo dell'Islanda. Ma secondo l'indice Bloomberg, adesso Zuckerberg è finito al venticinquesimo posto nel ranking dei più ricchi. A pesare sui conti l'inflazione e il crollo delle inserzioni sui social, aggravato dalla concorrenza delle varie piattaforme, a cominciare da quella cinese di TikTok.

NEW YORK - Se c'è un lavoro difficile di questi tempi negli Stati Uniti è quello dei miliardari. I ricconi di Big Tech perdono miliardi di dollari: quest'anno hanno perso, in tutto, 433 miliardi. Il Washington Post ha analizzato il 2022 e scoperto che quest'anno si chiuderà in perdita per alcuni dei nomi più grossi della Silicon Valley.

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, che una volta figurava tra le dieci persone più ricche del pianeta, ha perso quasi 81 miliardi, anche se resta con un patrimonio di 45, più del prodotto interno lordo dell'Islanda. Ma secondo l'indice Bloomberg, adesso Zuckerberg è finito al venticinquesimo posto nel ranking dei più ricchi. A pesare sui conti l'inflazione e il crollo delle inserzioni sui social, aggravato dalla concorrenza delle varie piattaforme, a cominciare da quella cinese di TikTok.

Meta, compagnia "genitore" di Facebook, ha dovuto mandare a casa undicimila dipendenti e il piano di ridimensionamento potrebbe non essere finito. Il crollo azionario a Wall Street ha lasciato il segno tra molti magnati della tecnologia, anche quelli apparsi tra i più attivi negli ultimi tempi.

Nonostante i 'meme' in cui appare come un Super Eroe, Elon Musk, capo di Tesla, SpaceX e ora di Twitter, sembra vicino a una crisi di nervi: ha perso 132 miliardi in appena dodici mesi, in media 360 milioni al giorno, soprattutto dopo il crollo delle azioni della compagnia di auto elettriche, che si sono svalutate in un anno del 73 per cento. E Twitter, per cui Musk ha pagato 44 miliardi, non sta andando bene.

Jeff Bezos, fondatore di Amazon, è un altro di quelli che ha perso il vento migliore: dopo anni di dominio, Bezos ha visto il suo patrimonio calare di 84,1 miliardi, anche lui colpito dal crollo delle azioni. L'anno si chiude in rosso anche per Larry Page e Sergey Brin, fondatori di Google: il primo ha perso 44,6 miliardi, il secondo 43,4.

Entrambi hanno pagato la crisi di Alphabet, casa madre di Google, ma anche vicende personali: Brin si è separato dalla moglie, a cui ha dovuto dare parte del suo patrimonio. Bill Gates, fondatore di Microsoft, ha visto le sue ricchezze ridursi del venti per cento: 29 miliardi in meno sui quasi 130 che aveva a inizio 2022. Le azioni hanno perso il trenta per cento, risultato legato anche al calo di vendite del 15 per cento del sistema operativo Windows.

L'anno ha segnato, invece, la chiusura di un decennio d'oro per le sei grandi banche di Wall Street: da Goldman Sachs a JP Morgan Chase, gli affari sono andati alla grande. Secondo Bloomberg, le sei più grandi banche di Wall Street hanno accumulato profitti, non ricavi, per mille miliardi di dollari. Profitti record in dieci anni per Jp Morgan, Bank of America, Wells Fargo, ma Citigroup, Goldman Sachs e Morgan sono subito dietro. E il 2023, secondo gli analisti del sito finanziario, dovrebbe confermare questo trend di crescita, con un'altra accelerazione nei profitti.