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Nomine pubbliche, "machete" su Tesoro, Inps e Dogane. Ecco lo spoils system del governo Meloni

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e la premier Giorgia Meloni 
Entro il 24 gennaio il cambio dei vertici in ministeri ed enti. In bilico Tridico (Inps) e Rivera (Mef)
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ROMA - Intervenire "col machete" nella Pubblica amministrazione, dice il ministro della Difesa Guido Crosetto. Perché nei ministeri "ci sono burocrati che dicono sempre no". Esagerazioni? No, anzi. Lo conferma la stessa premier Giorgia Meloni: "Nel passaggio di consegne tra i due governi - dice nella conferenza stampa di fine anno - qualcuno prima di andarsene ha lavorato per occupare posizioni. Serve una revisione della legge Bassanini". Revisione che per Meloni significa estensione.

Cambiare la legge Bassanini

Eccolo dunque lo spoils system meloniano. Cambiare non solo gli altissimi vertici pubblici, come prevede la Bassanini per segretari generali e capi dipartimento dei dicasteri, entro 90 giorni dalla fiducia al governo (quindi entro il 24 gennaio). Ma anche quelli di seconda fascia (con stipendi altrettanto alti). E magari incidere in profondità pure nelle partecipate dello Stato e negli enti locali, utili a paracadutare fedelissimi.…

ROMA - Intervenire "col machete" nella Pubblica amministrazione, dice il ministro della Difesa Guido Crosetto. Perché nei ministeri "ci sono burocrati che dicono sempre no". Esagerazioni? No, anzi. Lo conferma la stessa premier Giorgia Meloni: "Nel passaggio di consegne tra i due governi - dice nella conferenza stampa di fine anno - qualcuno prima di andarsene ha lavorato per occupare posizioni. Serve una revisione della legge Bassanini". Revisione che per Meloni significa estensione.

Cambiare la legge Bassanini

Eccolo dunque lo spoils system meloniano. Cambiare non solo gli altissimi vertici pubblici, come prevede la Bassanini per segretari generali e capi dipartimento dei dicasteri, entro 90 giorni dalla fiducia al governo (quindi entro il 24 gennaio). Ma anche quelli di seconda fascia (con stipendi altrettanto alti). E magari incidere in profondità pure nelle partecipate dello Stato e negli enti locali, utili a paracadutare fedelissimi.

La premier, raccontano, non ha digerito la nomina di Stefano Lorusso, compagno di liceo a Potenza dell'ex ministro della Sanità Roberto Speranza, come direttore generale della programmazione sanitaria (inamovibile), a neanche un mese dal voto. Come pure la rotazione dei dirigenti Inps, seppur prevista, di fine settembre operata dal presidente Pasquale Tridico, con l'esecutivo Meloni neanche insediato. E il passaggio di Salvatore Nastasi da segretario generale del ministero dei Beni culturali a presidente della Siae nei primi di settembre.

I nodi Mef, Ragioneria e Bankitalia

Sia come sia, per ora la Bassanini non consente il machete. Ma è chiaro che molti ruoli di primo piano sono pronti a saltare. Il nodo più delicato riguarda il ministero dell'Economia (il Mef). Non passa giorno che la premier Meloni non si lamenti di tre dossier complicati, a suo giudizio gestiti malissimo sia dal Mef che da Cassa depositi e prestiti (Cdp): Mps, Ita e la rete unica di Tim. Nel mirino ci sono il numero uno di Cdp Dario Scannapieco e il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera, burocrate di spessore e per ora difeso dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Ma non dalla premier. Al posto di Rivera potrebbe arrivare Antonino Turicchi, presidente di Ita da metà novembre. O anche il dirigente Mef Stefano Scalera.

Il Ragioniere generale dello Stato Biagio Mazzotta, soggetto a spoils system, sembra invece solido. Seppur non esente da critiche per l'assenza dei suoi uomini nel caos notturno sulla manovra in commissione Bilancio della Camera. Spostare Mazzotta sarebbe controproducente. Ad ottobre 2023 finisce poi il mandato del governatore di Bankitalia Ignazio Visco: in pole c'è Fabio Panetta, ora nel board della Bce e molto gradito a Meloni, ma anche Daniele Franco, ex ministro con Draghi, è in corsa.

Le Agenzie di Stato: Entrate, Dogane e Demanio

Entro gennaio poi scadono per spoils system tre direttori di Agenzie: Ernesto Maria Ruffini (Entrate), Marcello Minenna (Dogane e Monopoli), Alessandra Dal Verme (Demanio). Minenna di sicuro salterà, perché considerato troppo vicino al M5S, inviso all'attuale capo di gabinetto di Meloni Gaetano Caputi, sin dai turbolenti tempi della Consob, e in pessimi rapporti pure col comandante della Guardia di Finanza Giuseppe Zafarana. Al suo posto potrebbe ritornare Benedetto Mineo, già direttore delle Dogane.

Ruffini, nominato da Renzi, in un primo tempo si era detto pronto al passo indietro: ma le sue quotazioni sono in risalita, non dispiace alla Lega, potrebbe essere riconfermato. Dal Verme è in bilico, ma potrebbe restare visto che si trova a metà mandato (scade il 20 maggio 2024), è la cognata del commissario Ue Paolo Gentiloni e se rientrasse alla Ragioneria sarebbe un problema per i rapporti non idilliaci col Ragioniere Mazzotta.

In scadenza Istat, Inps e Inail. Il cambio in Anpal

Non soggetti a spoils system, ma vicini al termine naturale del mandato, sono anche i tre presidenti di Istat, Inps e Inail. Il 4 febbraio scade Gian Carlo Blangiardo (Istat), molto gradito alla Lega, ma avanti con l'età (74 anni). Il 22 maggio scade Pasquale Tridico (Inps) e il 30 luglio Franco Bettoni (Inail). Per Inps e Inail i tempi per una sostituzione - data per assodata - potrebbero essere accorciati in via normativa, con un cambio di governance: a saltare sarebbero dunque anche i rispettivi consigli di amministrazione.

Tridico viene considerato espressione del M5S: in lizza Alberto Brambilla (Itinerari Previdenziali) e Mauro Nori (attuale capo di gabinetto del ministero del Lavoro). Bettoni, all'Inail in quota Lega, viene giudicato troppo debole con M5S e Pd. Il commissario dell'Anpal Raffaele Tangorra sarà sostituito, in vista della riforma delle politiche attive del lavoro: il nome che si fa è quello di Tiziano Barone, presidente di Veneto Lavoro.

Le nomine a Palazzo Chigi. E il presidente della nuova software house 3-I

Lo spoils system a Palazzo Chigi è invece terminato, le caselle sono tutte piene (devono essere riempite entro 45 giorni dalla fiducia). Tra le ultime nomine, colpisce quella di Angelo Borrelli, ex numero uno della protezione civile, a capo del dipartimento per la Trasformazione digitale, cruciale per il Pnrr.

Come pure quella di Claudio Anastasio, voluta fortemente dalla premier Meloni, come presidente di 3-I, la nuova software house di Inps, Inail, Istat, Palazzo Chigi. Anastasio, fondatore di T-Notice ed esperto di identità digitale, è stato però sanzionato per 7 mila euro dall'Antitrust nel 2018 perché la sua raccomandata elettronica, spacciata per equipollente alla Pec, non lo era e in quanto tale ingannevole per i consumatori.