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Diesel stangata in arrivo: pesa l’embargo alla Russia sui prodotti raffinati

(reuters)

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Dal 5 febbraio scatta lo stop ai prodotti raffinati di Mosca. Si tratta di un'attività bandita dall'Occidente per la transizione energetica. Ma ora si rischia di pagare il conto di questa dipendenza
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ROMA - Non si fermano gli aumenti al distributore. L’aver cancellato l’intervento del governo Draghi del marzo scorso (18,3 centesimi di accise in meno per ogni litro di benzina, solo pochi centesimi per il gasolio) ha innescato un effetto a catena. Nel tentativo di recuperare fondi (il provvedimento costava un miliardo al mese), l’esecutivo di centrodestra rischia di alimentare una nuova spirale inflattiva. Perché i costi dei carburanti si riflettono sulle spese delle famiglie ma soprattutto lungo tutta la filiera delle merci.

Ieri, i prezzi medi nazionali - secondo le rilevazioni di Quotidiano Energia - sono arrivati per la benzina in modalità self è 1,821 euro al litro (1,814 il dato del 5 gennaio). Il prezzo medio praticato del diesel self è a 1,879 euro al litro (contro 1,875). Per quanto riguarda il “servito”, la benzina è arrivata a 1,965 euro, il diesel a 2,023. Ancora più alti i prezzi medi in autostrada…

ROMA - Non si fermano gli aumenti al distributore. L’aver cancellato l’intervento del governo Draghi del marzo scorso (18,3 centesimi di accise in meno per ogni litro di benzina, solo pochi centesimi per il gasolio) ha innescato un effetto a catena. Nel tentativo di recuperare fondi (il provvedimento costava un miliardo al mese), l’esecutivo di centrodestra rischia di alimentare una nuova spirale inflattiva. Perché i costi dei carburanti si riflettono sulle spese delle famiglie ma soprattutto lungo tutta la filiera delle merci.

Ieri, i prezzi medi nazionali - secondo le rilevazioni di Quotidiano Energia - sono arrivati per la benzina in modalità self è 1,821 euro al litro (1,814 il dato del 5 gennaio). Il prezzo medio praticato del diesel self è a 1,879 euro al litro (contro 1,875). Per quanto riguarda il “servito”, la benzina è arrivata a 1,965 euro, il diesel a 2,023. Ancora più alti i prezzi medi in autostrada.

Ma potrebbe essere solo l’inizio di ulteriori rincari. Il 5 febbraio scatterà un nuovo embargo commerciale della Ue nei confronti della Russia. Dopo il petrolio, tocca ai prodotti raffinati. Vietata l’importazione, con tutto quello che ne consegue: tra poco meno di un mese mancheranno all’appello l’equivalente di oltre un milione di barili al giorno, tra il 25 e il 30% della domanda di tutta la Ue. Andranno sostituiti, facendo scattare una corsa alla domanda che, inevitabilmente, potrebbe portare a nuovi rialzi dei prezzi ai distributori.

Il precedente dell'embargo al petrolio

Si potrebbe obiettare che l'embargo al petrolio russo, scattato il 5 dicembre scorso, non abbia provocato particolari problemi per le forniture. Ma la disponibilità di greggio rimane elevata a livello globale e la quota di petrolio russo è stata sostituita senza particolari contraccolpi. Diverso il caso dei prodotti raffinati: si tratta di una attività che il mondo occidentale, negli ultimi 20-25 anni, ha messo al bando, cominciando la riconversione verso i biocarburanti e lavorazioni meno inquinanti. Di fatto, si tratta di attività che nessuno vuole più fare, anche per la difficoltà di costruire impianti per le resistenze locali.

Mancano impianti per raffinare: Europa dipendente

Così, in tutta Europa come negli Stati Uniti non ci sono stati più investimenti in nuovi impianti. E in ogni caso ci vorrebbero anni prima di costruirne di nuovi. Ecco perché la Russia, così come i paesi del Golfo, dove non esiste una opposizione politica e ambientalista (oltre ad avere abbondanza di materia prima), si è assunta l'onere di rifornire l'Europa. 

Al momento, la Russia esporta circa 3 milioni di barili al giorno di prodotti raffinato o semilavorati, di cui almeno un milione è gasolio. L'Unione Europea, così come avveniva per il gas naturale fino allo scoppio del conflitto, rappresenta il mercato principale per le società di Mosca: il resto della domanda della Ue è poi soddisfatta da Usa, Turchia. Medio Oriente e India. E sempre come avvenuto per il gas - come fanno notare gli esperti del settore - i prezzi medi dei fornitori russi sono sempre stati oltremodo competitivi, consentendo all'industria europea di contenere i costi finali.

La sfida di sostituire la Russia

Così, i paesi europei hanno potuto avviare politiche di decarbonizzazione di settore che si sono tradotti in mancanza di investimenti in nuovi impianti. Ne hanno sicuramente beneficiati gli impianti più grandi e più efficienti, come avvenuto in Italia con la raffineria Saras della famiglia Moratti in Sardegna, tra le più grandi d'Europa. Solo la Spagna, tra i paesi europei, ha compensato una parte della riduzione della capacità, con nuovi impianti entrati i produzione.

Dal 5 febbraio, l'Europa dovrà così misurarsi con la sua capacità di trovare nuove soluzioni per sostituire i prodotti raffinati russi. Ma una parte dei movimento di prezzo delle ultime settimane si spiega anche con questa nuova scadenza causata dall'aggressione all'Ucraina.