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Svolta tedesca, Scholz apre a un piano di finanziamenti Ue per contrastare i sussidi di Biden

Il cancelliere Scholz durante un evento della Volkswagen (reuters)
La mossa della Spd per "nuovi strumenti finanziari comuni" va incontro al pressing dell'Italia e soprattutto di Macron. Resta da vincere la partita coi rigoristi del Nord Europa. Sarà tema caldo al Forum di Davos
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Alla vigilia del Forum economico mondiale della prossima settimana, Olaf Scholz ha sganciato la bomba. Il suo partito, la Spd, vuole chiedere alla Ue "nuovi strumenti finanziari comuni", secondo un'indiscrezione raccolta da Bloomberg. Finora Berlino si era sempre opposta a un'ipotesi del genere, e non è neanche chiaro se i socialdemocratici pensino a prestiti o a finanziamenti a fondo perduto. Il caso precedente, il Recovery Fund da 750 miliardi di euro, è un mix delle due forme di finanziamento.

L'agenzia di stampa sostiene che il cancelliere si sia finalmente convinto che l'Unione europea debba rispondere adeguatamente alla sfida americana del maxi piano anti-inflazione di Joe Biden, l'"Inflation reduction act" da 370 miliardi di dollari - e senza lasciare indietro i partner con minori margini di spesa. Il documento della Spd parla anche di un ruolo maggiore da affidare alla Bei, alla Banca europea degli investimenti.

Fran…

Alla vigilia del Forum economico mondiale della prossima settimana, Olaf Scholz ha sganciato la bomba. Il suo partito, la Spd, vuole chiedere alla Ue "nuovi strumenti finanziari comuni", secondo un'indiscrezione raccolta da Bloomberg. Finora Berlino si era sempre opposta a un'ipotesi del genere, e non è neanche chiaro se i socialdemocratici pensino a prestiti o a finanziamenti a fondo perduto. Il caso precedente, il Recovery Fund da 750 miliardi di euro, è un mix delle due forme di finanziamento.

L'agenzia di stampa sostiene che il cancelliere si sia finalmente convinto che l'Unione europea debba rispondere adeguatamente alla sfida americana del maxi piano anti-inflazione di Joe Biden, l'"Inflation reduction act" da 370 miliardi di dollari - e senza lasciare indietro i partner con minori margini di spesa. Il documento della Spd parla anche di un ruolo maggiore da affidare alla Bei, alla Banca europea degli investimenti.

Francia e Italia in pressing, i falchi frenano

La Francia di Emmanuel Macron insiste dall'autunno per un "Buy European Act" che risponda adeguatamente al pacchetto protezionistico varato dal Congresso americano. Anche la premier italiana Giorgia Meloni è a favore di una iniziativa comune, visti i vincoli stringenti imposti alle finanze pubbliche da un debito pubblico alle stelle. Ma i "falchi" nordici, anzitutto la Svezia che detiene nei prossimi sei mesi il semestre di presidenza Ue, potrebbero opporre un freno a un nuovo "Recovery Fund" europeo.

Alla metà della prossima settimana, Scholz sarà intanto a Davos con alcuni ministri, di cui due di peso, Lindner (Finanze) e Habeck (Economia) e da mesi l'irritazione a Berlino per il maxi piano di aiuti all'economia americana, è dichiarata. Lindner ha addirittura paventato il rischio di una "guerra commerciale" con gli Stati Uniti. Finora, però, il ministro liberale e "rigorista" si è sempre opposto a un nuovo Recovery Fund. La Germania lavora da mesi anche a un nuovo accordo commerciale con gli Stati Unuiti, proprio per scongiurare fughe in avanti di Washington.

I timori di perdere competitività

I timori di distorsioni di mercato a svantaggio delle aziende europee e di uno spostamento degli investimenti europei negli Usa sta agitando anche la Commissione Ue. A impensierire Bruxelles sono soprattutto le misure più protezionistiche decide da Biden: 207 miliardi di dollari di sovvenzioni sono ad esempio vincolati ad acquisti di auto elettriche esclusivamente prodotte negli Usa. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha già promesso maglie più lente sugli aiuti di Stato e un dirottamento di alcuni fondi europei alle aziende in difficoltà. Ma per la Francia, l'Italia e altri partner europei, non basta.

Mercoledì il presidente del Forum economico mondiale, Børge Brende, ha detto che si aspetta a Davos colloqui importanti tra i delegati americani e i leader europei sull"Inflation reduction act". "La politica industriale è tornata in primo piano", ha commentato. Ma all'inizio di febbraio, quando i leader europei si incontreranno a Bruxelles, la discussione del Consiglio verterà sicuramente sulle possibili risposte agli americani. E si va da una denuncia al Wto, all'Organizzazione mondiale del commercio, al contro-piano di aiuti europeo, il "Buy European Act". Il cambio di umore di Scholz su un fondo comune europeo, intanto, è un passo importante in direzione di una risposta europea adeguata. Ma con il fronte del nord dei Paesi "rigoristi" come gli scandinavi o l'Austria e i Paesi Bassi, la strada è ancora in salita.