Economia

La riscossa dell’euro, ora il dollaro non fa più paura

La riscossa dell’euro, ora il dollaro non fa più paura
(ansa)
Le posizioni degli operatori finanziari presenti al 29esimo Congresso Assiom Forex, dove il biglietto verde non è più il protagonista
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MILANO - Mini-euro addio. Solo una manciata di mesi fa – intorno alla metà del 2022 – la moneta unica europea valeva meno di un dollaro; ora ha già recuperato circa il 10% e tra gli operatori finanziari presenti al 29esimo Congresso Assiom Forex il biglietto verde non è più il protagonista, anzi; a vantaggio dell’euro.

Le ragioni fondamentali sono due: la prima è quella classica che guida le valute, cioè il rendimento di una moneta legato ai tassi (quello che tecnicamente si chiama carry trade). E siccome la Fed è considerata “in fase discendente” dai mercati, mentre la Bce ha ancora più strada davanti nella stretta monetaria, l’euro viene preferito al dollaro.

L’altra motivazione è di ordine geo-politico: se non ci saranno nuovi terremoti, viene meno in parte il ruolo di bene rifugio del dollaro. Ancora una volta a beneficio dell’euro. «Nel medio termine il dollaro è impostato per perdere ancora terreno rispetto all’euro – conferma Marco Bertotti, tesoriere Assiom Forex - ma da un punto di vista tecnico per l’euro sarà difficile superare la soglia di 1,10-1,12 dollari, solida resistenza. Nel brevissimo, il biglietto verde potrebbe anche recuperare qualcosa».

Le scommesse prevalenti sono che entro la fine dell’anno la moneta unica possa toccare gli 1,15 dollari; in rialzo quindi rispetto agli 1,08 dell’ultima chiusura in Europa, ma all’interno di una banda di oscillazione non troppo ampia. «Sarà piuttosto un anno di fine tuning, di ritocchi», conferma Mauro Zaniboni, co-responsabile della Commissione Forex di Assiom-Forex.

Lorenzo Batacchi, portfolio manager di Bper banca e membro del Comitato Forex, sottolinea invece altri due aspetti, che concorrono a rafforzare l’euro: la ripresa dei flussi di investimenti verso l’Europa, diretti sui mercati azionari (che da inizio anno stando andando molto bene); e una serie di indicatori finanziari secondo cui l’Ue sembra procedere più spedita degli Usa. «Per questo, ritengo che ci sia un primo target a quota 1,10 dollari ma entro la fine dell’anno mi aspetto che l’euro tocchi 1,15 dollari, sempre che il conflitto Russia Ucraina non degeneri», spiega Batacchi.

Ma davvero l’euro rende più del dollaro? In valore assoluto no, ma gli esperti spingono a guardare ai trend, ad esempio al forte legame tra il cambio euro-dollaro e il differenziale di rendimento tra un bond pubblico Usa a due anni e il corrispondente titolo tedesco. Ebbene, la distanza si è ridotta rispetto a quattro mesi fa, rendendo quindi più interessante in termini relativi l’euro. Certo, per consolidare il quadro serve che non intervengano fattori geopolitici destabilizzanti, né fiammate inflazionistiche non previste.

E anche così, c’è chi invita alla cautela. «Ci aspettiamo ancora un anno all’insegna della volatilità – spiega Andrea Accarisi, responsabile proprietary trading di Banco Bpm – nel breve termine vedo l’euro ancora in rafforzamento in area 1,10/1,12 dollari, poi però mi aspetto che il dollaro si riprenda la scena, portando il cambio fino a 1,05/1,02. Ma anche questo movimento è destinato a rientrare, e per fine anno mi aspetto un rimbalzo dell’euro in area 1,12/1,15».

Anche Daniele Caroni, responsabile della finanza di gruppo Iccrea, vede movimenti del cambio durante l'anno: “I contratti futures indicano la fine della politica restrittiva della Fed prima del giugno prossimo e questo spiega il recupero dell’euro nei confronti del dollaro già in atto da alcuni mesi – sottolinea - ritengo plausibile un euro dollaro a 1,15 prima dell’estate, seguito però poi da un certo recupero del biglietto verde nei mesi a seguire ma sempre nell’area 1,10-1,15”