Il timore di non poter fare riforma del Fisco e delle pensioni. Ora ipotesi cartolarizzazione
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - Il timore di non poter fare deficit per finanziare le sue misure: la riforma del fisco, quella delle pensioni, gli incentivi alla natalità. Si spiega così il blitz in Consiglio dei ministri di giovedì del governo Meloni che approva il decreto Superbonus e di fatto ferma la macchina degli incentivi edilizi, vietando la cessione dei crediti e lo sconto in fattura. Aprendo così uno spazio fiscale da 30 miliardi a disposizione dell'esecutivo. Ma anche due problemi non da poco: i crediti incagliati del passato che le banche non riescono più ad assorbire e il futuro del settore edilizio, sin qui trainante per il rimbalzo del Pil nel post pandemia.
Le soluzioni dovranno essere avvistate già oggi al tavolo convocato a Palazzo Chigi, per arginare non solo l'aspra polemica politica. Ma soprattutto il malcontento e lo sconcerto delle imprese, dei professionisti, dei sindacati, delle Regioni - anche di centrodestra come Friuli Venezia Giul…
ROMA - Il timore di non poter fare deficit per finanziare le sue misure: la riforma del fisco, quella delle pensioni, gli incentivi alla natalità. Si spiega così il blitz in Consiglio dei ministri di giovedì del governo Meloni che approva il decreto Superbonus e di fatto ferma la macchina degli incentivi edilizi, vietando la cessione dei crediti e lo sconto in fattura. Aprendo così uno spazio fiscale da 30 miliardi a disposizione dell'esecutivo. Ma anche due problemi non da poco: i crediti incagliati del passato che le banche non riescono più ad assorbire e il futuro del settore edilizio, sin qui trainante per il rimbalzo del Pil nel post pandemia.
Le soluzioni dovranno essere avvistate già oggi al tavolo convocato a Palazzo Chigi, per arginare non solo l'aspra polemica politica. Ma soprattutto il malcontento e lo sconcerto delle imprese, dei professionisti, dei sindacati, delle Regioni - anche di centrodestra come Friuli Venezia Giulia e Sardegna - che si erano attivate per comprare i crediti e aiutare le aziende in crisi di liquidità, ma bloccate nottetempo.
Il ruolo di Eurostat
La miccia che ha fatto scattare l'intervento - il decreto è entrato all'ultimo nell'ordine del giorno del Cdm e dopo sette ore era già in Gazzetta ufficiale - è stata la decisione contabile di Eurostat di registrare i crediti "pagabili" - cioè cedibili, compensabili con altre imposte e spalmabili nel tempo: come quelli generati da tutti i bonus edilizi - nel deficit dell'anno in cui nascono e non nei successivi (5 o 10) in cui vengono rimborsati dallo Stato.
Questo significa che Istat potrebbe rivedere, già il prossimo primo marzo, il deficit del 2021 e 2022 al rialzo. Attribuen
I 30 miliardi sottratti al Superbonus
Lo stesso poteva capitare al deficit 2023, previsto in discesa dal governo Meloni al 4,5%. E questo perché - è il ragionamento che si è fatto al ministero dell'Economia - il Superbonus, nonostante i tanti paletti introdotti, continua a macinare. Solo a gennaio si sono aggiunti altri 3,1 miliardi di crediti, in media con il ritmo degli ultimi anni (tranne il picco di settembre 2022, dovuto al colpo di coda degli sconti sui villini). Ecco dunque che il 2023 rischiava di aggiungere più di 30 miliardi al conto complessivo, alzando il deficit e togliendo spazio ad altre misure promesse dal governo Meloni.
Le ipotesi in campo: compensazione F24, cartolarizzazione, ruolo di Cdp e Sace
La decisione di Eurostat è dunque parte del problema, ma anche della soluzione. Perché ora la proposta di Ance (costruttori) e Abi (banche) diventa fattibile. E cioè la possibilità per le banche - che hanno finito i loro spazi fiscali - di compensare i crediti incagliati (15 miliardi, per Ance) con le tasse pagate dai correntisti tramite F24 (come Imu, Iva, Irpef): ben 400-500 miliardi intermediati dalle banche verso l'erario ogni anno.
Fin qui la soluzione era considerata non fattibile, per l'impatto sui conti. Dopo la decisione di Eurostat di caricare tutte le spese pregresse dei bonus sul deficit del 2021-22 potrebbe essere la chiave per risolvere almeno le pendenze. L'altra strada è la cartolarizzazione, ma deve essere autorizzata dall'Ue: la possibilità cioè delle banche di vendere i crediti ceduti tramite veicoli specializzati che li trasformano in obbligazioni da piazzare sui mercati internazionali. L'ultima possibilità, da vagliare oggi al tavolo, è la disponibilità di Cdp e Sace - società pubbliche, fuori dal perimetro Pa - di farsi carico di parte dei crediti.