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Cilas, crediti compensati e sconto in fattura: dizionario minimo per capire il Superbonus

(fotogramma)
L'ultimo decreto che stoppa cessione dei crediti e sconti in fattura allunga la serie di modifiche alla normativa: secondo la Confartigianato sono state una ogni sedici giorni. Una guida per orientarsi nel dibattito sugli incentivi ai lavori di casa
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Il dibattito sul Superbonus e la possibilità di cedere o scontare in fattura i relativi crediti fiscali (maturati anche con altre tipologie di lavori edilizi) si è riacceso con il decreto a sorpresa del governo Meloni che ha stoppato questa possibilità per i contribuenti. Dal 17 febbraio, data di entrata in vigore del testo, resta solo la possibilità di sfruttare la detrazione maturata in dichiarazione dei redditi, ovvero - in caso di sufficiente capienza Irpef - come sconto sulle tasse dovute. E' solo l'ultima di una serie infinita di modifiche alla normativa. La Confartigianato calcolava a fine anno che su detrazioni fiscali e lavori edilizi ci sono stati 224 interventi, a vario livello, nei dodici mesi precedenti. Dai 29 interventi legislativi spalmati in 16 decreti legge o ministeriali, ai 186 documenti di prassi tra risoluzioni, circolari, interpelli e via dicendo: ne viene un conto di una modifica ogni sedici giorni, elenco peraltro da aggiorn…

Il dibattito sul Superbonus e la possibilità di cedere o scontare in fattura i relativi crediti fiscali (maturati anche con altre tipologie di lavori edilizi) si è riacceso con il decreto a sorpresa del governo Meloni che ha stoppato questa possibilità per i contribuenti. Dal 17 febbraio, data di entrata in vigore del testo, resta solo la possibilità di sfruttare la detrazione maturata in dichiarazione dei redditi, ovvero - in caso di sufficiente capienza Irpef - come sconto sulle tasse dovute. E' solo l'ultima di una serie infinita di modifiche alla normativa. La Confartigianato calcolava a fine anno che su detrazioni fiscali e lavori edilizi ci sono stati 224 interventi, a vario livello, nei dodici mesi precedenti. Dai 29 interventi legislativi spalmati in 16 decreti legge o ministeriali, ai 186 documenti di prassi tra risoluzioni, circolari, interpelli e via dicendo: ne viene un conto di una modifica ogni sedici giorni, elenco peraltro da aggiornare con le ultime novità. Vediamo quali sono i principali termini di questa vicenda che infiamma la politica e scalda la filiera delle costruzioni.

Asseverazione

È il documento che deve essere presentato da un professionista abilitato che certifica il rispetto dei requisiti tecnici per accedere alle agevolazioni fiscali e la congruità delle spese sostenute rispetto al tipo di interventi.

ESPERTO SUPERBONUS. Fai la tua domanda

Bonus

Il Superbonus è il più famoso incentivo ai lavori edilizi. Prevedeva fino all'anno scorso una detrazione del 110% sui lavori edilizi "importanti" svolti su condomini, villette ed edifici funzionalmente indipendenti in grado di far ottenere un doppio salto di classe energetica. Parliamo di cappotto termico sulle facciate e sul tetto, sostituzione degli impianti di riscaldamento, lavori antisismici (nell'ambito del bonsu dedicato a questa tipologia di interventi, sempre incentivato al 110%). Al traino di questi lavori possono anche esser associate (e scontate al 110%) spese per interventi interni agli appartamenti, sempre di efficientamento energetico, come gli infissi o le tapparelle: si tratta dei cosiddetti lavori "trainati". Per intendersi, secondo gli ultimi dati Enea si tratta di interventi medi da quasi 600mila euro su un condominio e da oltre 110mila euro per una villetta. Dal 2023 la percentuale di detrazione è scesa al 90%. Il decreto del governo, però, non interviene soltanto sul Superbonus. Lo stop a cessione del credito e sconto in fattura vale acnche per gli altri bonus casa ordinari cedibili (ristrutturazioni del 50%), ecobonus del 50-65% o nelle versioni più generose, sismabonus tra il 50 e l'85%, bonus facciate al 90% (per il 2020 e 2021) o al 60% (per il 2022), e ancora le agevolazioni per impianti fotovoltaici, colonnine, o rimozione delle barriere architettoniche.

Cilas

È la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata Superbonus, deve essere presentata in Comune dai proprietari degli immobili oggetto di interventi, o da un tecnico delegato, o dagli amministratori in caso di interventi condominiali. Rispetto alla Cila tradizionale nel documento devono essere dettagliati i tipi di intervento legati al Superbonus.

Crediti fiscali

Non è solo il "peso" dell'incentivo ad aver generato la mole di investimenti così elevata per Superbonus&CO. Ma è soprattutto il meccanismo che ha reso i relativi crediti fiscali maturati una sorta di moneta parallela a quella circolante: ovvero la possibilità di sfruttarli non solo come detrazione dalle proprie tasse, ma anche di scontarli in fattura o cederli. Cosa significa? Con lo sconto in fattura, una volta approvati e avviati i lavori, il credito fiscale passa dal contribuente alla ditta che li svolge. Questa fa il lavoro gratis (al netto di spese accessorie) e in cambio può sfruttare il credito per abbattere il proprio imponibile. Margina dunque su quel 10% di eccedenza tra il valore del lavoro (100) e il valore del bonus (110). Con la cessione del credito, il pacchetto di crediti maturati può passare di mano in mano anche a banche e altri soggetti finanziari. La logica è sempre la stessa: si fa un prezzo al pacchetto, chi lo vende incassa un finanziamento o una cifra secca che gli permette di finanziarsi i lavori e chi lo compra ha il diritto di sfruttarlo nel proprio rapporto col fisco. Di quanti soldi parliamo? Secondo l'Enea, il solo Superbonus ha già portato a maturazione oltre 70 miliardi di euro di detrazioni. Ma se si aggiungono gli altri bonus, il conto supererebbe quota 110 miliardi. Essendosi sviluppato un mercato di questi crediti, si è imposto una sorta di listino prezzi. Inizialmente un pacchetto di crediti per il 110% veniva acquistato per 102-103, poi - via via che sono subentrate strette normative e il mercato si è ingolfato - si è scesi ampiamente sotto 90.

(Crediti fiscali) incagliati

La crescita tumultuosa del mercato, gli stop&go normativi e anche l'intervento deciso delle procure che hanno svelato frodi multimiliardarie ha infatti provocato un problema non indifferente. Quello dei crediti incagliati, ovvero crediti fiscali maturati dalla imprese (che hanno applicato lo sconto in fattura) senza la certezza di avere una banca pronta a comprarli. Oppure direttamente dai contribuenti, che hanno avviato i lavori senza poter poi cedere a un soggetto terzo il loro credito. Il problema diventa così di liquidità: non si hanno i soldi contanti per portare avanti cantieri e ponteggi. Oltre all'emergere delle frodi, a bloccare gli acquisti e le cessioni dei crediti è stata anche la mole di pacchetti già acquistata dalle banche: queste hanno esaurito il loro spazio a fiscale a disposizione, ovvero non hanno più utili in previsione tali da permettergli di smaltire i crediti. Senza contare che il rialzo dei tassi ha portato a un più difficile arbitraggio sul margine finanziario dell'operazione. Secondo l'Ance, associazione della filiera edilizia, in questo stato ci sono 15 miliardi di euro: crediti in pancia alle imprese - soprattutto quelle meno strutturate e di piccole dimensioni - che ora rischiano di saltare. Negli ultimi tempi, erano state alcune amministrazioni pubbliche ad affacciarsi a questo mercato: opzione - quella dell'acquisto dei pacchetti da parte degli enti - stoppata dall'ultimo decreto del governo.

Eccezioni allo stop alla cessione dei crediti

Ci sono soggetti che ancora possono cedere il credito, anche dopo il decreto del governo. Si tratta - per gli interventi trainanti o trainati del Superbonus - di coloro che alla data del 16 febbraio avevano già la Cilas e la delibera assembleare dei lavori condominiali; la sola presentazione della Cilas per le villette e gli immobili indipendenti; l'acquisizione del titolo abilitativo per gli interventi di demolizione e ricostruzione. Ci sono poi diversi requisiti perché siano ancora cedibili anche i crediti maturati per lavori diversi dal 110%.

F24 e cartolarizzazioni

Ci sono diverse proposte per sbloccare l'impasse su questi 15 miliardi di crediti incagliati. La più accreditata, avanzata da Abi (banche) e Ance (imprese dell'edilizia) prevede la possibilità di utilizzare i crediti fiscali acquistati da parte degli istituti anche per pareggiare i debiti fiscali dei propri clienti raccolti attraverso gli F24. Secondo le associazioni sarebbe una misura tempestiva e necessaria visto che "i tempi del riavvio di tali compravendite non sono compatibili con la crisi di liquidità delle tante imprese che non riescono a cedere i crediti fiscali". Un'altra opzione affacciata da pezzi della maggioranza riguarda la cartolarizzazione di tali crediti, ovvero la loro trasformazione in prodotti di natura finanziaria che consenta di trasferire i pacchetti a società che emettono obbligazioni per spesare l'acquisto, offrendo un rendimento agli investitori istituzionali e incassando il valore del credito stesso. Un procedimento che però avrebbe bisogno dell'autorizzazione europea. 

Responsabilità in solido

Uno degli elementi che ha ingessato il mercato, soprattutto dopo che è cresciuto l'attivismo delle procure sulle speculazioni e le frodi, è quello della responsabilità in caso di emersione di illeciti. Con il meccanismo di cessione dei crediti, un pacchetto può finire in mano a un soggetto di una catena che si trova lontano dal punto in cui il credito è maturato, ovvero il cantiere in cui si svolgono i lavori. Il problema delle frodi (il catalogo presenta crediti per lavori mai effettuati, prestanome, società nate ad hoc per fatturare e maturare sconti fiscali) ha riguardato soprattutto il bonus facciate al 90%, che per tutta la sua fase iniziale non predeva la teoria di documentazioni, asseverazioni e visti prevista fin da subito per il 110%. Sta di fatto che, soprattutto dopo una iniziale interpretazione restrittiva delle Entrate, il timore di restare con il cerino in mano nel caso di emersione di pratiche fraudolenti ha bloccato gli acquisti di pacchetti. Con l'ultimo decreto del governo si prova a sciogliere almeno questo nodo: a parte i casi di dolo, si specifica quali documenti mettono al riparo il cessionario (ovvero chi compra i crediti fiscali) dal concorso di colpa: si tratta in sostanza delle carte (visure catastali, asseverazioni, fatture dei pagamenti) che riguardano i lavori edilizi che hanno generato i crediti. C'è anche una clausola a ulteriore garanzia del cessionario: non avere i documenti di per sé non è motivo di responsabilità in solido - in caso emerga dolo o colpa grave - ma si può sempre dimostrare la propria buona fede e diligenza.

Sal

È lo Stato di Avanzamento Lavori, il documento presentato dall’azienda a fronte del quale vengono versate le rate per i lavori. In caso di cessione del credito con finanziamento, sono le banche o gli altri intermediari finanziari che a fronte dei SAL versano all’impresa quanto dovuto.