Riforma fiscale, tre aliquote Irpef e sconto Ires alle imprese che investono: così la riforma del governo Meloni
a cura della redazione EconomiaTre aliquote Irpef nell'immediato, con l'aspirazione di lungo periodo di arrivare a un sistema duale con una tassa piatta. Revisione della tassazione sul reddito delle società, per cercare di reindirizzare gli utili verso gli investimenti produttivi e nel lavoro. Una sforbiciata al sistema complicatissimo e ridondante di detrazioni fiscali, anche perché la riforma ha bisogno di autofinanziarsi di fatto visti i ristretti vincoli del bilancio pubblico. E anche una corposa riforma dei meccanismi che regolano i rapporti tra Entrate e contribuenti. Ecco i cardini della delega sulla riforma fiscale che il viceministro all'Economia, Maurizio Leo, ha promesso entro la metà del mese.
La revisione dell'Irpef
Già il governo Draghi, lo scorso anno, postando una copertura di 7 miliardi di euro per i mancati incassi, aveva ridotto scaglioni e aliquote da cinque a quattro nel tentativo di rendere più equa la principale imposta dello Stato che gara…
Tre aliquote Irpef nell'immediato, con l'aspirazione di lungo periodo di arrivare a un sistema duale con una tassa piatta. Revisione della tassazione sul reddito delle società, per cercare di reindirizzare gli utili verso gli investimenti produttivi e nel lavoro. Una sforbiciata al sistema complicatissimo e ridondante di detrazioni fiscali, anche perché la riforma ha bisogno di autofinanziarsi di fatto visti i ristretti vincoli del bilancio pubblico. E anche una corposa riforma dei meccanismi che regolano i rapporti tra Entrate e contribuenti. Ecco i cardini della delega sulla riforma fiscale che il viceministro all'Economia, Maurizio Leo, ha promesso entro la metà del mese.
La revisione dell'Irpef
Già il governo Draghi, lo scorso anno, postando una copertura di 7 miliardi di euro per i mancati incassi, aveva ridotto scaglioni e aliquote da cinque a quattro nel tentativo di rendere più equa la principale imposta dello Stato che garantisce al sistema quasi la metà delle sue entrate (205 miliardi di Irpef su 544 di entrate tributarie), e che grava quasi esclusivamente sui lavoratori dipendenti. Il governo Meloni prova ora ad andare oltre, con un modello che da quattro scende a tre aliquote. L'obiettivo è quello di ridurre l'imposizione fiscale generale, ma senza compromettere l'equilibrio dei conti. "Avvieremo un processo di riduzione del carico fiscale" ha assicurato il titolare del dicastero dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, aggiungendo però che la riduzione sarà un "processo graduale".
A seconda delle simulazioni sul punto di caduta delle aliquote, i costi variano tra 6 e 10 miliardi. L'opzione su cui ragiona Leo da più tempo è quella dell'accorpamento delle aliquote centrali. Si guarderebbe nettamente al ceto medio portando quelle oggi rispettivamente al 25% al 35%, a una percentuale del prelievo al 27 o al 28%. Resterebbero poi le aliquote al 23% per i redditi fino a 15mila euro, al 43% sopra i 50mila.
Le detrazioni da tagliare
Diversi i capitoli d'intervento per finanziare la riforma. La prima voce di recupero delle risorse è quella delle cosiddette "tax expenditure", ovvero l'insieme di deduzioni e detrazioni che a diverso titolo tagliano il conto dei cittadini verso il fisco. In base all’ultimo monitoraggio condotto dall’apposita Commissione incaricata del monitoraggio annuale delle spese fiscali, si tratta di 626 voci (160 in più rispetto al 2017) che per Leo "cubano 156 miliardi" e per la Commissione nel 2023 ammonteranno a circa 83 miliardi, il 4,2 per cento del Pil (da 47,8 miliardi nel 2017, il 2,7 per cento del prodotto).
Il principio generale è che le detrazioni devono andare a premiare maggiormente i redditi più bassi e andrà declinato dei decreti delegati. Per questo, si ragiona anche di revisione delle voci che vanno a ridurre il carico fiscale, che già il governo Draghi ha ritoccato per quel che riguarda le detrazioni da lavoro.
Per modulare meglio il prelievo fiscale sulla situazione reale delle famiglie, un ruolo a tendere verrà affidato anche al quoziente familiare, ovvero un moltiplicatore che tiene conto della numerosità della famiglia andando ad alleggerire il carico su chi ha più persone nel nucleo che dipendono dal suo reddito. Il principio ispiratore è quello di arrivare comunque a una definizione omogenea delle regole, che oggi - ad esempio per l'individuazione della no tax area, la fascia di reddito sotto la quale non scatta il prelievo fiscale - riescono ad esser molto differenti a seconda che si parli di pensionati, lavoratori dipendenti o autonomi. Ci sono poi anche interventi più mirati, come quello che chiedono le Acli ovvero la possibilità di detrarre dall'imposta il costo dei loro "dipendenti", badandi, baby sitter, assistenti domestici, equiparandone la spesa a quelle "sanitarie".
Ires con lo sconto per chi investe
Sui redditi delle società si ragiona di metter mano all'Ires insieme alla riforma internazionale della Globam minimum tax, ovvero il dispositivo studiato dall'Ocse che dal 2024 consente allo Stato della casamadre di una multinazionale di portare al 15% l'imposizione sui suoi profitti, qualora vengano registrati in un paradiso fiscale. Nell'impostazione di Leo, l'aliquota Ires del 24% dovrebbe poter scendere in alcuni casi particolari. L'Agenzia delle Entrate dovrebbe esser in grado di registrare quando gli utili vengono reinvestiti in investimenti produttivi (del tipo di Industria 4.0 o del patent box) oppure in occupazione aggiuntiva e in particolare di persone in situazione difficile (perché percettori del Rdc o perché oltre i 50 anni o ancora donne), anziché distribuiti agli azionisti. E, in questo caso, concedere dunque uno sconto dell'imposta.
Tra le misure attese, dai negozianti in particolare, c'è anche l'allargamento della cedolare secca che riguarda le abitazioni civili ai negozi stessi.
Come per le persone fisiche, anche la revisione dell'Ires con lo sconto troverebbe il suo finanziamento in una rivisitazione dei meccanismi dei crediti d'imposta. Meccanismi che si sono alimentati negli ultimi tempi anche dei provvedimenti emergenziali e che hanno portato - ha calcolato da poco l'Upb - le imprese a compensare nel 2022 un ammontare di crediti triplo rispetto al triennio 2017-2019, per 22,5 miliardi a fronte di 8.
Concordato preventivo e cooperazione
Per oliare la revisione dell'Ires la delega cambierebbe radicalmente anche il rapporto tra l'amministrazione fiscale e le imprese stesse. Onde evitare infatti controlli quotidiani e pervasivi, questi sconti d'aliquota potrebbero esser proposti potenziando la fase istruttoria e di dialogo: si parla di "concordati preventivi biennali" per le imprese più piccole - ovvero accordi con il Fisco per disciplinare quanto versare nel biennio successivo - e di "cooperative compliance" rafforzata per le imprese di grandi dimensioni, ovvero un dialogo costante e preventivo che metta insieme specialisti interni alle imprese e sceriffi del Fisco per anticipare possibile problematiche e controversie in modo da evitare errori, omissioni e quindi contenziosi.