Mutui oltre il 4% e investimenti congelati: perché la stretta della Bce spaventa l'Italia
di Filippo Santelli , di Filippo SantelliROMA - I tassi dei mutui che toccano il 4%, con tendenza a salire. I prestiti alle imprese sempre più cari e difficili da ottenere, zavorra sugli investimenti. Il debito pubblico che diventa ad ogni gradino più pesante. Gli effetti ancora del tutto da misurare del collasso di Silicon Valley Bank. L’Italia guarda con paure crescenti alle mosse della Bce, che ha prenotato per giovedì un nuovo rialzo dei tassi di 50 punti base, dal 3 al 3,5%. La mossa dovrebbe essere confermata, nonostante le notizie che arrivano dagli Stati Uniti. Ma lette dall’Italia, quelle notizie aumentano il timore che la terapia dell’Eurotower contro l'inflazione si riveli troppo pesante, finendo per debilitare un paziente che - con lentezza - sta guarendo dallo shock energetico. Mentre i “falchi” del Nord chiedono già impegni per ulteriori rialzi durante l’anno, il governatore Ignazio Visco si è messo alla testa del partito delle “co…
ROMA - I tassi dei mutui che toccano il 4%, con tendenza a salire. I prestiti alle imprese sempre più cari e difficili da ottenere, zavorra sugli investimenti. Il debito pubblico che diventa ad ogni gradino più pesante. Gli effetti ancora del tutto da misurare del collasso di Silicon Valley Bank. L’Italia guarda con paure crescenti alle mosse della Bce, che ha prenotato per giovedì un nuovo rialzo dei tassi di 50 punti base, dal 3 al 3,5%. La mossa dovrebbe essere confermata, nonostante le notizie che arrivano dagli Stati Uniti. Ma lette dall’Italia, quelle notizie aumentano il timore che la terapia dell’Eurotower contro l'inflazione si riveli troppo pesante, finendo per debilitare un paziente che - con lentezza - sta guarendo dallo shock energetico. Mentre i “falchi” del Nord chiedono già impegni per ulteriori rialzi durante l’anno, il governatore Ignazio Visco si è messo alla testa del partito delle “colombe”, ribadendo che in una situazione così incerta la Bce deve decidere sui tassi volta per volta. La stessa prudenza che con varie sfumature hanno chiesto il ministro dell’Economia Giorgetti, l’Associazione bancaria e Confindustria. Una stretta eccessiva potrebbe risucchiare l’Italia in una recessione che pareva evitata, ha detto il leader degli industriali Bonomi. O comunque togliere benzina alla ripartenza, nella seconda parte dell’anno.
Investimenti più difficili
“Non vedo ancora vere tensioni sul mercato dei prestiti: la liquidità resta abbondante”, dice Lorenzo Forni, economista e segretario generale di Prometeia Associazione. “Ma è presto”, avverte: la Bce ha iniziato i suoi rialzi lo scorso luglio e un aumento dei tassi impiega dai sei ai dodici mesi per liberare i suoi effetti, senza contare la riduzione degli attivi, appena cominciata. “D’altra parte, se l’Italia finora ha retto bene e evitato la recessione invernale, l’economia si sta indebolendo”. Suonano i primi campanelli d’allarme. A febbraio la produzione industriale è calata dello 0,7%, oltre le attese. Da dicembre i prestiti alle imprese sono piatti, il loro costo si è impennato dodici mesi dall’1,09 al 3,9%. “All’inizio dell’anno eravamo tutti più ottimisti”, dice Alessandro Fontana, direttore del centro studi di Confindustria. “Con i consumi in frenata, per il 2023 è decisivo il traino degli investimenti. Ma le aziende italiane, ancora dipendenti dal prestito bancario, potrebbero decidere di rimandarli. I tassi di interesse sono l’elemento che preoccupa di più gli imprenditori in questo momento”. Conferma anche Bankitalia, nella più recente indagine sul credito: le aziende chiedono di più soldi alle banche per finanziare le esigenze di cassa contingenti, meno per scommettere sul futuro.
Stessa rata, casa più piccola
Anche nelle spese delle famiglie il rallentamento si vede. Negli ultimi mesi del 2022 i consumi hanno tirato il freno, -1,6%, l’effetto riapertura è ormai consumato. Intanto le richieste di nuovi mutui sono in calo da mesi, con un -22,8% a gennaio. “L’effetto dell’inasprimento dei toni della Bce è stato evidentissimo”, dice Guido Bertolino di MutuiSupermarket.it. Basta osservare come si è impennata la curva dei futures sull’Euribor, misura delle attese sui tassi nei prossimi mesi. Lo scorso ottobre l’apice era previsto tra il 3 e il 3,5%; a febbraio, quando la Bce ha varato un rialzo e preannunciato quello di marzo, era salito tra il 3,5 e il 4%; negli ultimi giorni, con i falchi a gracchiare ancora più forte, ha scollinato oltre il 4. Poi il crack di Silicon Valley Bank l’ha riportato indietro, i mercati ritengono che l’onda d’urto spingerà l'Eurotower a scelte più accomodanti. Ma sarà davvero così? Nel frattempo la stretta deprime le prospettive del mercato immobiliare, dopo due anni gloriosi: “Da gennaio 2022 a oggi il costo di un mutuo a tasso fisso è aumentato del 173%: significa che a parità di rata il valore dell’abitazione che si può acquistare si è contratto del 27%”, spiega Bertolino. “Con l'aumento dei tassi di un ulteriore punto la perdita di potere di acquisto arriverebbe al 35%. L’impatto sarebbe evidente”.
Una medicina inutile?
Certo, l’inflazione è ostinata: il “nucleo” dei prezzi, che esclude alimentari ed energia, non diminuisce ancora. La Bce mostra il pungo duro per evitare che il carovita si cristallizzi nelle aspettative dei cittadini, attivando la famigerata spirale con i salari. Anche questi numeri però rischiano di essere osservati nello specchietto retrovisore, visto che i costi dell’energia sono tornati su valori normali. Più che uno shock di domanda, da combattere raffreddando l’economia, quello europeo è stato uno shock di offerta, arrivato dal gas e penetrato nel sistema: a gennaio i prezzi alla produzione, dove è iniziato tutto, hanno mandato un segnale incoraggiante, -7,5%. “La Bce dovrà evitare di operare il paziente senza che ce ne sia bisogno”, dice Forni di Prometeia. Più durerà l’operazione, più un Paese con il debito pubblico dell’Italia potrebbe uscirne convalescente: “Rispetto agli altri, paghiamo dei costi aggiuntivi in termini di spesa per interessi. C’è sempre il rischio di entrare in una zona di tensione”.