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Riforma fiscale, aliquote ridotte e obiettivo flat tax: così potrebbe cambiare l'Irpef

Domani il primo esame del disegno di legge delega. L'esecutivo punta a ridurre il numero di aliquote, ma i risparmi potrebbero non riguardare tutti i contribuenti
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MILANO - Prima l'incontro con i sindacati, poi quello con le imprese. Il governo si prepara domani ad esaminare il disegno di legge delega sulla riforma fiscale, il maxi impianto che dovrebbe ridefinire tutto il sistema di tasse e tributi in vigore nel nostro Paese.

Al primo punto c'è ovviamente l'Irpef, l'imposta sui redditi delle persone fisiche, il tributo che assicura quasi il 40% del totale delle entrate tributarie, come messo in evidenza oggi dal bollettino del Ministero dell'Economia (205 miliardi su 544 miliardi di euro). Ecco quali potrebbero essere i punti principali della riforma.

La riduzione delle aliquote

Il punto principale della riforma, che nelle sue articolazioni dovrà essere defin…

MILANO - Prima l'incontro con i sindacati, poi quello con le imprese. Il governo si prepara domani ad esaminare il disegno di legge delega sulla riforma fiscale, il maxi impianto che dovrebbe ridefinire tutto il sistema di tasse e tributi in vigore nel nostro Paese.

Al primo punto c'è ovviamente l'Irpef, l'imposta sui redditi delle persone fisiche, il tributo che assicura quasi il 40% del totale delle entrate tributarie, come messo in evidenza oggi dal bollettino del Ministero dell'Economia (205 miliardi su 544 miliardi di euro). Ecco quali potrebbero essere i punti principali della riforma.

La riduzione delle aliquote

Il punto principale della riforma, che nelle sue articolazioni dovrà essere definita attraverso i decreti attuativi, riguarda la riduzione delle aliquote, che nelle intenzioni del governo si ridurranno da 4 a 3, anche se al momento in nessun testo figura ancora questa sforbiciata. Come e per quali redditi non lo definirà il disegno di legge delega ma nelle scorse settimane sono emerse le prime indiscrezioni attorno alle quali soni state effettuate le prime simulazioni per valutare l'impatto sui contribtuenti.

Quanto si potrebbe risparmiare

La Fondazione nazionale dei commercialisti ha stimato per Repubblica l'effetto delle due opzioni a cui starebbe lavorando il governo. La prima è l'accorpamento delle aliquote centrali al 27-28%, mantenendo l'aliquota del 23% fino a 15 mila euro di reddito, passando a quella mediana fino a 50 mila euro e salendo al 43% per la fascia di reddito più alta.

C'è un effetto scalino: penalizzati i redditi fino a 33 mila euro, che pagherebbero di più rispetto ad oggi; un esborso tra 15 e 390 euro per le fasce reddituali comprese tra 15.500 e 28 mila euro. Poi l'impatto negativo flette: tra 29 e 33 mila, l'aumento passerebbe progressivamente da 320 a 40 euro. Il beneficio rispetto alla situazione attuale, però, scatterebbe solo al di sopra dei 33 mila euro e raggiungerebbe i 1.150 euro in corrispondenza di 50 mila euro di reddito. In quest'ultimo caso, l'aliquota media effettiva scenderebbe di 2,3 punti percentuali rispetto al sistema attuale.

La seconda opzione potrebbe prevedere l'estendere la fascia al 23% fino a 28 mila euro, salire al 33% fino a 50mila e mantenere il 43% oltre. Pagherebbero tutti meno tasse. Il beneficio sarebbe crescente, fino a 700 euro per la soglia di 50 mila euro di reddito. Le simulazioni della Fondazione, va sottolineato, sono state fatte a parità di detrazione da lavoro dipendente rispetto ad oggi.

Il traguardo flat tax

L'obiettivo di legislatura dell'esecutivo è però la flat tax, cioè una tassa unica che assorba progressivamente anche il carico di detrazioni e deduzioni che oggi mitigano l'impatto del fisco per i contribuenti. Un traguardo molto oneroso per i conti pubblici e su cui per il momento il governo, al di là delle dichiarazioni di princpio, non si sbilancia.