Padoan: “Banche solide, ma la Ue trovi le garanzie per far crescere la fiducia”
di Eugenio Occorsio , di Eugenio OccorsioMILANO - "La Bce ha fatto la scelta giusta alzando come previsto i tassi dello 0,50% giovedì. Se avesse annullato l’aumento dopo averlo ripetutamente annunciato, avrebbe dato un segnale poco chiaro ai mercati, che si sarebbero chiesti: ma allora cosa sta succedendo? Cos’è che non sappiamo?". Pier Carlo Padoan è oggi presidente di Unicredit. Nelle vite precedenti è stato direttore esecutivo per l’Italia all’Fmi, capo economista dell’Ocse, ministro dell’Economia nei governi Renzi e Gentiloni. "Se è stato disegnato un cammino di rientro dall’inflazione che prevede alcuni passi - ci spiega - è importante per i mercati che quei passi siano percorsi. Altrimenti si rischia di non avere più un orizzonte temporale preciso. A meno di non ridiscutere il target del 2% come suggeriscono alcuni economisti, che peraltro potrebbe essere una via percorribile perché amplierebbe gli…
MILANO - "La Bce ha fatto la scelta giusta alzando come previsto i tassi dello 0,50% giovedì. Se avesse annullato l’aumento dopo averlo ripetutamente annunciato, avrebbe dato un segnale poco chiaro ai mercati, che si sarebbero chiesti: ma allora cosa sta succedendo? Cos’è che non sappiamo?". Pier Carlo Padoan è oggi presidente di Unicredit. Nelle vite precedenti è stato direttore esecutivo per l’Italia all’Fmi, capo economista dell’Ocse, ministro dell’Economia nei governi Renzi e Gentiloni. "Se è stato disegnato un cammino di rientro dall’inflazione che prevede alcuni passi - ci spiega - è importante per i mercati che quei passi siano percorsi. Altrimenti si rischia di non avere più un orizzonte temporale preciso. A meno di non ridiscutere il target del 2% come suggeriscono alcuni economisti, che peraltro potrebbe essere una via percorribile perché amplierebbe gli spazi di manovra sui prezzi".
"Potremmo avere un periodo di assestamento caratterizzato da una forte volatilità. Però le banche dell’area euro restano solide, in possesso di forti fondamentali e adeguata patrimonializzazione".
Vanno circoscritti come “incidenti” da malagestio la fuga dei depositi delle banche californiane e il crollo in Borsa di Credit Suisse?
"Ogni vicenda ha le sue spiegazioni. Rimango convinto che il sistema bancario europeo sia adeguatamente strutturato, grazie alla rigorosa vigilanza della Bce e al rispetto dei parametri di Basilea sia per la patrimonializzazione che per la liquidità".
A proposito, perché le banche americane non rispettano le norme della Banca dei regolamenti internazionali di Basilea?
"È una vecchia storia. Negli Stati Uniti le banche medio-piccole sono esentate dal rispetto degli adempimenti in termini di capitale perché sono costosi, e gli istituti temono di non riuscire più a stare sul mercato vista la concorrenza di un’infinità di “money center”, dalle compagnie di assicurazioni ai tanti intermediari operanti sul mercato dei capitali, dove le imprese si finanziano con facilità anche a lungo termine. È una situazione totalmente diversa da quella europea, che spiega in parte i problemi che si sono creati e le difficoltà della vigilanza. Ci sono anche lati positivi: un mercato dei capitali più maturo, ad esempio, è in grado di premiare meglio l’imprenditorialità. Da questo punto di vista in Europa potrebbero essere fatti importanti passi avanti".
"In Europa ci sono grosse sacche di risparmio inutilizzate o allocate in modo non ottimale. Se venisse finalmente completato il mercato unico dei capitali, si potrebbero efficacemente canalizzare in investimenti produttivi. Anche il mercato unico bancario deve essere pienamente completato. Già si sono fatti importanti passi avanti con la vigilanza unica e l’adozione di regole comuni ma manca ancora la decisiva ultima “gamba”: l’assicurazione comune dei depositi. Facile intuire perché: manca la piena fiducia fra i sistemi bancari europei, che si traduce in un’insufficiente percezione di affidabilità verso l’altro, in particolare fra Nord e Sud. È ovviamente una visione superata, ed è un peccato perché se si sbloccasse questo pregiudizio in Europa si riuscirebbe davvero a sprigionare una fortissima potenza finanziaria con grandi vantaggi sulle potenzialità di crescita".
Sicuro che sia solo un pregiudizio?
"Sta ai singoli Paesi smentirlo. Per cominciare, utilizzando al meglio le risorse del Pnrr: anche altri sono in ritardo ma in Italia le pastoie burocratiche e l’inefficienza progettuale rischiano di compromettere un’occasione unica per dare un volto nuovo al Paese. Altrettanto importanti sono le riforme strutturali: si era partiti bene con il governo Draghi, spero che il cammino prosegua valorizzando il lavoro fatto".
"È difficile fare previsioni in questa fase, però resto positivo alla luce della capacità mostrata dalle imprese di reagire alla pandemia e alla crisi energetica. L’Italia è piena di realtà imprenditoriali innovative e dinamiche: la scommessa è riuscire ad aumentarne il numero, e qui la maturazione del sistema finanziario europeo è importante".
Il suo successore come ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha portato avanti la delega fiscale: cosa ne pensa?
"La delega fiscale è quanto di più complicato qualsiasi esecutivo si trovi ad affrontare. Anche il governo di cui facevo parte l’aveva varata, scritta da Vieri Ceriani, uno dei migliori esperti in circolazione. Il modo più sensato di procedere, vista la complessità di arrivare a un risultato complessivo, è concentrarsi su alcune parti: nel nostro caso abbiamo varato i moduli 730 precompilati e la fattura elettronica per l’Iva. I risultati si vedono dopo qualche anno: nel 2022, grazie all’operato dell’Agenzia delle entrate guidata da Ernesto Maria Ruffini, sono stati recuperati 20 miliardi di evasione".
Nel complesso come le sembra strutturata?
"Occorre aspettare i provvedimenti che saranno adottati entro questa cornice. Un tema che va affrontato, fin da quando ero ministro, è la riforma del catasto: uno strumento di equità e giustizia sociale nonostante sia spesso associato a un aumento della pressione fiscale".
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