Economia

Su Enel lo scontro tra Meloni e Salvini. E' stallo sulle nomine

Su Enel lo scontro  tra Meloni e Salvini. E' stallo sulle nomine
Battaglia di pareri legali sulla possibile nomina di Donnarumma. Per Leonardo due candidati di Fratelli d’Italia. A causa dei contrasti si tratterà fino alla scadenza per la presentazione delle liste per i cda, non prima di mercoledì prossimo
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MILANO -  Sale il conflitto nel centrodestra per i rinnovi delle poltrone dei colossi di Stato. A una settimana dalla scadenza per la presentazione delle lista dei cda, lo scontro più rilevante riguarda Enel e in seconda battuta Leonardo. Nel primo caso, la premier vuole “promuovere” Stefano Donnarumma ora ad di Terna, mentre la Lega preme per un suo candidato. A Leonardo, il braccio di ferro è tra due candidati intestati a Fratelli d’Italia.

Ma oltre ai nomi, le divisioni sono soprattutto politiche. La premier Giorgia Meloni e l’alleato di governo Matteo Salvini hanno visioni opposte. La prima vorrebbe decidere, insieme ai suoi più stretti consiglieri, i vertici delle quattro società di prima fascia (Enel, Eni, Poste e Leonardo), lasciando a Lega e Forza Italia quelle di seconda e terza, come Terna e le controllate di Fs. Ma il leader della Lega, forte dei suoi 95 parlamentari e ispirato dal concetto che il governo debba fornire all’esterno un forte segno di discontinuità, chiede facce nuove.

Nel mezzo del braccio di ferro si trova il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che in coordinamento con il Dipartimento al Tesoro deve vagliare i nomi dei candidati. Giorgetti poi, anche se non esiste una regola scritta in questo senso, si confronterà con Palazzo Chigi. «Nessun ministro in passato ha mai fatto le nomine in completa autonomia senza interloquire con la Presidenza del Consiglio», dice un funzionario che ha vissuto in prima persona diversi passaggi di questo tipo.

Al momento, il punto di maggiore attrito riguarda il nome di Stefano Donnarumma. Di questa promozione, però, Salvini non vuole sentir parlare e Giorgetti deve fare i conti con i giudizi negativi sul manager arrivato dai rappresentanti dei fondi e il suo curriculum non è in cima alle preferenze dei cacciatori di teste. Inoltre sul tavolo di Giorgetti sono piovuti due pareri legali su eventuali incompatibilità nel passaggio da Terna a Enel.

Uno, dell’Avvocatura di Stato, richiesto da Palazzo Chigi è positivo: ritiene non si possa applicare ai dipendenti di società quotate il Dlgs 165/2001, che disciplina il cosiddetto “pantouflage”, e dunque neanche a Donnarumma in quanto ad di Terna. L’altro, di Sabino Cassese, che indica invece ben quattro profili giuridici secondo i quali la nomina sarebbe incompatibile: la direttiva Ue 2009/72, gli obblighi previsti dall’Arera, l’art. 53 del Dlgs 165/2001 fino al DL 39/2013.

Le alternative per Enel possono essere Paolo Gallo, al momento ad di Italgas o Luigi Ferraris a capo di Fs, mossa questa che avrebbe il vantaggio per Salvini di rinnovare con un anno di anticipo il vertice delle Ferrovie proponendo un suo candidato. Più facile riempire le altre caselle: all’Eni la riconferma di Claudio Descalzi al suo quarto mandato appare scontata, alle Poste dovrebbe essere riconfermato Matteo Del Fante al suo terzo mandato.

Ancora aperta, invece, la partita su Leonardo, che vede in pole position Lorenzo Mariani, attuale capo del consorzio missilistico Mbda, sostenuto a gran voce da Guido Crosetto, mentre Meloni insiste sull’ex ministro Roberto Cingolani. Su Leonardo, però, c’è anche l’attenzione del Capo dello Stato sensibilizzato dalle diplomazie degli alleati atlantici a non provocare scossoni in un momento delicato per il sistema di difesa occidentale.
Essendo questo il quadro è probabile che la Pasqua trascorrerà senza che il nodo delle nomine sia stato sciolto. E la soluzione arrivi l’ultimo momento utile, tra mercoledì e giovedi prossimo.