Def, il deficit al 4,5%. Per il governo una mini dote di 3 miliardi
di Giuseppe Colombo , di Giuseppe ColomboROMA - Il numero sarà messo nero su bianco nelle prossime ore. Tra le pagine del Def, il Documento di economia e finanza. È lì che il governo indicherà, tra le altre stime, quella che riguarda il deficit programmatico di quest’anno. È un numero che pesa perché messo a confronto con il tendenziale (a legislazione vigente) misura lo spazio di manovra: la riserva da spendere, il “tesoretto”.
I tecnici del ministero dell’Economia sono ancora a lavoro sulle previsioni; il Def è atteso martedì prossimo sul tavolo del Consiglio dei ministri. C’è ancora tempo, quindi, per eventuali affinamenti, ma al momento l’asticella si appresta a essere fissata al 4,5%. Non sarebbe una nuova stima, ma una conferma del valore già indicato nella Nota di aggiornamento al Def, che l’esecutivo Meloni ha approvato lo scorso novembre. Il deficit tendenziale, invece, si attesterà al 4,35%.
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ROMA - Il numero sarà messo nero su bianco nelle prossime ore. Tra le pagine del Def, il Documento di economia e finanza. È lì che il governo indicherà, tra le altre stime, quella che riguarda il deficit programmatico di quest’anno. È un numero che pesa perché messo a confronto con il tendenziale (a legislazione vigente) misura lo spazio di manovra: la riserva da spendere, il “tesoretto”.
I tecnici del ministero dell’Economia sono ancora a lavoro sulle previsioni; il Def è atteso martedì prossimo sul tavolo del Consiglio dei ministri. C’è ancora tempo, quindi, per eventuali affinamenti, ma al momento l’asticella si appresta a essere fissata al 4,5%. Non sarebbe una nuova stima, ma una conferma del valore già indicato nella Nota di aggiornamento al Def, che l’esecutivo Meloni ha approvato lo scorso novembre. Il deficit tendenziale, invece, si attesterà al 4,35%.
C’è spazio per alzare l’asticella (quella del programmatico punta all’1%), ma Giorgetti ha scelto la linea della prudenza e della responsabilità. Ragionevole e realistico sono i due aggettivi che accompagneranno la presentazione del Documento. Perché, come ha certificato ieri la Banca d’Italia, il Pil ha registrato una "lieve ripresa" nel primo trimestre, dopo la stagnazione della fine del 2022. A spingere la crescita è stata la manifattura, che ha beneficiato del calo dei prezzi del gas e dell’allentamento delle strozzature lungo le catene di approvvigionamento.
La prudenza caratterizzerà anche le previsioni per l’anno prossimo, quando le incognite peseranno di più. Anche sul Pil, che dovrebbe essere ridimensionato rispetto all’1,8% indicato nella Nadef. Ma prima c’è il 2023 da affrontare. Si parte con una mini dote, a fronte di richieste che arrivano da più parti. Irpef, cuneo, pensioni sono i titoli dei contenitori. Ma il “tesoretto” scontenterà più di qualcuno.
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