MILANO - Non ci sono solo le tessere più pesanti nel puzzle delle nomine pubbliche, la cui composizione sta contrapponendo la premier Giorgia Meloni e le ambizioni degli alleati di governo. Eni, Enel, Poste, Leonardo e Terna, la prima delle società di "seconda fascia", sono le poltrone più ambite. Ma con le assemblee primaverili si apre una partita ben più larga, con nomine in scadenza nei prossimi mesi che riguardano 610 caselle per 105 diverse società. Numero che sale di una trentina trentina estendendo lo sguardo al prossimo anno.
Nel 2023 rientreranno nella raffica di nomine gli organi di amministrazione di 18 società direttamente partecipate dai ministeri, 49 società di secondo livello, a loro volta cioè partecipate dalle grandi controllate, e 3 società di terzo livello indirettamente partecipate da Cassa Depositi e Prestiti. Al 31 dicembre di quest'anno scadranno e dovranno quindi essere rinnovati nel 2024, gli organi di amministrazione di 10 società direttamente partecipate, 51 società di secondo livello e 4 società di terzo livello indirettamente partecipate da Cdp.
Secondo un recente rapporto CoMar sul tema, al rinnovo - tra queste 610 persone coinvolte - devono andare 403 Consiglieri e 207 Sindaci. Ancora più in dettaglio, delle 610 persone totali in scadenza, 147 siedono in 19 Società controllate direttamente dal MEF (96 Consiglieri e 51 Sindaci), mentre 463 sono in 86 controllate indirette (307 Consiglieri e 156 Sindaci), attraverso le sue diverse Capogruppo. Per avere un'idea dell'importanza della partita economica, basta pensare che le società interessate dai rinnovi esprimono un fatturato di 189,9 miliardi di euro (160,6 solo considerando Enel ed Eni), utili per 10,6 miliardi, con 288.146 dipendenti (187.702 solo tra Poste Italiane ed Enel). E' come se in discussione ci fosse la governance del Pnrr.
Nelle cosiddette società di "primo livello", ovvero a diretto controllo del ministero dell'Economia che ha già depositato le liste per Mps ed Enav, compaiono: Amco, Cinecittà (limitatamente a due consiglieri), Consap, Consip, Enel, Eni (partecipata al 4,4% dal Mef e al 26,2% ma rientrante comunque nelle nomine dirette del ministero); Equitalia Giustizia; Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Ita, Leonardo, Poste Italiane, Sogesid, Sport e Salute (limitatamente alla carica di presidente/ad), Sogin (l'incarico della struttura commissariale della società scade il 18 luglio 2023). Tra le controllate degli altri ministeri compaiono invece Difesa Servizi (ministero della Difesa) e Ferrovie Appulo lucane (Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti).
Se si scende al secondo livello, ovvero le controllate delle controllate, spiccano Poste Pay e Poste Vita (controllate di Poste), Rai Cinema e Rai Way (Rai), Infratel (Invitalia), Rfi e Trenitalia (FS), Avio (Leonardo), Enel Plenitude, LNG Shipping, Raffineria di Gela (Eni), Acquirente Unico (Gse). Tra quelle di terzo livello compaiono invece Terna (Cdp Reti) e Manifattura Tabacchi (Cdp Immobiliare).
Nel 2024 tra le società direttamente partecipate dal Mef toccherà innanzitutto proprio alla Cassa, che a sua volta dovrà nominare i vertici di Fintecna. Per Cinecittà il ministero dovrà invece nominare il presidente, l'ad e un consigliere. Sempre tra le partecipate di Via XX Settembre saranno da rinnovare interamente invece il cda di Eur, Gse, Invimit, Mefop, Rai, Sogei, Sose e Ferrovie dello Stato, che a sua volta nominerà quelli di Anas, BusItalia e Italferr. Ad Eni spetterà invece il rinnovo dei gasdotti Trans Tunisian Pipeline Company e Transmed, oltre che di Saipem. Ad Invitalia spetterà infine il compito di rimettere mano all'ex Ilva con il rinnovo del consiglio di Acciaierie d'Italia.
Tra le piccole aziende con organi in rinnovo, controllate di secondo o terzo livello, ci sono anche storie particolari come Manifattura Tabacchi o Corneliani, la storica azienda tessile di Mantova trasformata nel 2021 in una newco con un intervento massiccio di Invitalia.