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Fitto in difesa sul Pnrr: “Ereditati ritardi e errori”. La terza rata a fine aprile

(ansa)
Il ministro risponde alle opposizioni e conferma: per utilizzare le risorse progetti da correggere. Gentiloni da Washington rassicura sulla tranche da 19 miliardi: "Il versamento ci sarà"
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ROMA - Aula del Senato, la discussione generale sul decreto Pnrr è iniziata da pochi minuti. Dal Pd parte un comunicato: "L’allarme sul Piano non rientra, il ministro Fitto faccia sapere quando intende venire in Parlamento per una relazione dettagliata sullo stato dei progetti". Raffaele Fitto è seduto tra i banchi del governo, in attesa di replicare al termine del dibattito. Il pressing è servito.

La mossa dei dem fa deflagrare lo scontro con l’esecutivo, che si allarga con le critiche dei 5 Stelle. Quando il ministro per il Pnrr prende la parola, la traccia dell’intervento deve necessariamente tenere conto di un clima scivoloso, che ha cambiato traccia rispetto a quello registrato durante …

ROMA - Aula del Senato, la discussione generale sul decreto Pnrr è iniziata da pochi minuti. Dal Pd parte un comunicato: "L’allarme sul Piano non rientra, il ministro Fitto faccia sapere quando intende venire in Parlamento per una relazione dettagliata sullo stato dei progetti". Raffaele Fitto è seduto tra i banchi del governo, in attesa di replicare al termine del dibattito. Il pressing è servito.

La mossa dei dem fa deflagrare lo scontro con l’esecutivo, che si allarga con le critiche dei 5 Stelle. Quando il ministro per il Pnrr prende la parola, la traccia dell’intervento deve necessariamente tenere conto di un clima scivoloso, che ha cambiato traccia rispetto a quello registrato durante i lavori in commissione Bilancio, scivolati via in modo ordinato al netto dei ritardi sulla tabella di marcia. Fitto va giù dritto: "Non vogliamo fare nessun scaricabarile nei confronti di nessuno, ma non vogliamo che nessuno faccia, dopo cinque mesi, uno scaricabarile su questo governo perché sarebbe ridicolo e paradossale".

Parole che provano ad alzare una diga sull’operato del governo e che inevitabilmente richiamano le polemiche delle ultime settimane, con un pezzo della Lega a incolpare l’esecutivo di Mario Draghi dei ritardi del Piano. Ma sono parole che servono a Fitto anche per spiegare il senso della revisione in corso, che si punta a chiudere entro la fine di aprile. E l’esempio concreto è uno dei progetti simbolo del Pnrr: gli ospedali di comunità.

La sollecitazione arriva sempre dal Pd, che parte dal Documento di economia e finanza, approvato ieri dal Consiglio dei ministri, per irrobustire l’affondo sul Pnrr: "Senza investimenti per l’assunzione, la formazione e l’adeguamento del personale sanitario - incalza la senatrice Beatrice Lorenzin - non si potranno attuare né le case di comunità né la medicina territoriale".

Fitto bolla come "un errore" l’inserimento dell’investimento nel Piano "senza aver previsto in alcun modo le risorse per il loro funzionamento". ll Pnrr va aggiustato, è il ragionamento del ministro. L’iter per la realizzazione, al 2026, di almeno 400 ospedali di comunità andrà avanti. Ma toccare il Piano di Draghi - è l’altra gamba del ragionamento - non può essere un tabù. Fitto ribadisce che l’Italia utilizzerà tutte le risorse, ma "in maniera efficiente" perché, spiega, "c’è un tema di qualità della spesa, il debito deve essere realmente utilizzato per interventi utili e positivi".

La cornice c’è, ma manca ancora la sostanza della revisione del Pnrr. E qui si ritorna al comunicato del Pd. Il ministro si dice disponibile a ritornare in aula per un’informativa e poi per illustrare la relazione semestrale. Ma l’impegno non spegne le critiche, che tra l’altro investono anche il decreto che si appresta a essere approvato da palazzo Madama, per passare poi a Montecitorio. E tocca sempre a Fitto provare a parare i colpi. "Il Mef mantiene la parte del monitoraggio, ci mancherebbe altro", dice per rispondere alle accuse di un accentramento della governance a Palazzo Chigi. E cita un’analisi fatta nelle scorse settimane per sottolineare che le Unità di missione dentro ai ministeri "non sono state smantellate".

La partita, però, non si gioca solo dentro le aule parlamentari. Il via libera al “nuovo” Pnrr deve arrivare da Bruxelles. Uno scoglio, intanto, sembra superato. La terza rata, che vale 19 miliardi, sta per essere scongelata. Ad annunciarlo, il commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni: "ll versamento ci sarà". Ma la rincorsa del governo continua. Poco più di due settimane per presentare la revisione, che deve tenere dentro anche i progetti per incassare i fondi di RepowerEU. Una corsa contro il tempo. L'ennesima.

 

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