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Def, 4,5 miliardi per il fisco. Poi sarà un 2024 di tagli

(ansa)

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Il governo pubblica il Def: le uniche risorse disponibili per l’anno prossimo saranno messe sulla revisione dell’Irpef. Per i ministeri nuova spending review. Per altri impegni, come assegno unico e Ponte sullo Stretto, non ci sono coperture
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ROMA - I margini dei conti pubblici sono risicati, la coperta è corta. Per la destra al governo è arrivato il momento di contare i soldi in tasca. Lo fa nel Documento di economia e finanza, dove prende atto che la politica economica va rivista, e parecchio, rispetto alle ambizioni elettorali. Le risorse esigue, nei numeri del doppio “tesoretto” a disposizione per quest’anno e il prossimo: rispettivamente 3,4 e 4,5 miliardi.

Il primo pacchetto raddoppierà il taglio del cuneo fiscale per quasi 14 milioni di lavoratori con redditi medio-bassi, da maggio a dicembre. La mini dote per il 2024, ad oggi l’unica fonte certa della prossima legge di bilancio, servirà ad avviare…

ROMA - I margini dei conti pubblici sono risicati, la coperta è corta. Per la destra al governo è arrivato il momento di contare i soldi in tasca. Lo fa nel Documento di economia e finanza, dove prende atto che la politica economica va rivista, e parecchio, rispetto alle ambizioni elettorali. Le risorse esigue, nei numeri del doppio “tesoretto” a disposizione per quest’anno e il prossimo: rispettivamente 3,4 e 4,5 miliardi.

Il primo pacchetto raddoppierà il taglio del cuneo fiscale per quasi 14 milioni di lavoratori con redditi medio-bassi, da maggio a dicembre. La mini dote per il 2024, ad oggi l’unica fonte certa della prossima legge di bilancio, servirà ad avviare la riforma fiscale. Ma poi i soldi saranno finiti, a fronte di una lista di promesse che vanno da quota 41 per le pensioni alla flat tax.

Il rinnovo dei contratti è appeso alla spending review: i finanziamenti, si legge nel Def, arriveranno infatti dai tagli ai ministeri che saliranno a 1,5 miliardi nel 2024, per poi passare a 2 miliardi nel 2025 e a 2,2 miliardi a partire dal 2026. Per altri impegni, le coperture non sono neppure indicate: è il caso dell’aumento dell’assegno unico per i figli, per aiutare in particolare le famiglie numerose e con figli neonati.

Anche il Ponte sullo Stretto, cavallo di battaglia di Matteo Salvini, ha solo un costo, stimato in rialzo a 13,5 miliardi, ma ad oggi, riporta un passaggio del Documento, «non esistono coperture finanziarie disponibili». Dovranno essere individuate «in sede di definizione della legge di bilancio»; tuttavia “il tesoretto” di 4,5 miliardi, tra l’altro insufficiente, è già prenotato.

La direzione imposta da un "quadro economico che resta incerto e non privo di rischi", come scrive il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nella premessa del Def, scarica sull’esecutivo un effetto collaterale pesante. È il prezzo da pagare per le complicazioni che portano la guerra in Ucraina e il rialzo dei tassi, ma anche per la scelta di tenere il deficit sotto controllo. La prudenza sulla spesa punta a rassicurare Bruxelles e i mercati, ma non è detto che basti.

Lo spiega bene l’Ufficio parlamentare di bilancio, che ha validato le previsioni del governo, sottolineando però che sono "al limite" per il 2024. Aggiungendo che il quadro è "instabile e incerto" e che la tenuta delle stime poggia "sulla piena e tempestiva realizzazione dei progetti del Pnrr". Il Piano di ripresa e resilienza è la leva su cui puntano anche Palazzo Chigi e il Tesoro perché nel Def c’è scritto che l’impatto del Pnrr sul Pil sarà migliore di quanto previsto un anno fa dai tecnici di Draghi. Due decimali in più per l’effetto cumulato al 2026 (3,4% invece di 3,2%), ma le intenzioni devono misurarsi con altri numeri, in questo caso negativi: l’impatto registrato nel 2022 è stato appena dello 0,1%. Quasi nullo, a fronte dello 0,7% delle previsioni dell’anno scorso.

La spesa non decolla, il risvolto sulla crescita non si vede. E nel conto bisogna aggiungere la revisione dei progetti, che è ancora in alto mare, anche se il governo è convinto del contrario e cioè che rimodulare il Piano non ne rallenterà l’attuazione, ma anzi la renderà più efficiente, generando quindi una spinta al Pil più sostenuta.

Tra le pagine del Programma nazionale di riforma, che fa parte del Def, spunta anche la riforma del catasto con "l’allineamento dei valori catastali ai valori di mercato correnti". È la stessa indicazione a cui puntava la delega fiscale del governo Draghi, alla fine cancellata per la contrarietà del centrodestra. A sera, il Mef precisa che il Documento richiama le raccomandazioni della Commissione europea all’Italia, tra cui anche quella del 2019 sul catasto e che "si tratta di una sezione di carattere meramente ricognitorio degli interventi già adottati in passato".

Il governo misura anche il peso del Superbonus sui conti, che si prolungherà almeno fino al 2026. Per abbattere il debito di oltre 30 punti, al 2070, una soluzione c’è: più immigrati in Italia. Lo spiega una tabella del Def. Siglata dallo stesso governo che spinge per una stretta sugli sbarchi.

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