Def, 4,5 miliardi per il fisco. Poi sarà un 2024 di tagli
di Giuseppe Colombo , di Giuseppe ColomboROMA - I margini dei conti pubblici sono risicati, la coperta è corta. Per la destra al governo è arrivato il momento di contare i soldi in tasca. Lo fa nel Documento di economia e finanza, dove prende atto che la politica economica va rivista, e parecchio, rispetto alle ambizioni elettorali. Le risorse esigue, nei numeri del doppio “tesoretto” a disposizione per quest’anno e il prossimo: rispettivamente 3,4 e 4,5 miliardi.
ROMA - I margini dei conti pubblici sono risicati, la coperta è corta. Per la destra al governo è arrivato il momento di contare i soldi in tasca. Lo fa nel Documento di economia e finanza, dove prende atto che la politica economica va rivista, e parecchio, rispetto alle ambizioni elettorali. Le risorse esigue, nei numeri del doppio “tesoretto” a disposizione per quest’anno e il prossimo: rispettivamente 3,4 e 4,5 miliardi.
Il rinnovo dei contratti è appeso alla spending review: i finanziamenti, si legge nel Def, arriveranno infatti dai tagli ai ministeri che saliranno a 1,5 miliardi nel 2024, per poi passare a 2 miliardi nel 2025 e a 2,2 miliardi a partire dal 2026. Per altri impegni, le coperture non sono neppure indicate: è il caso dell’aumento dell’assegno unico per i figli, per aiutare in particolare le famiglie numerose e con figli neonati.
La direzione imposta da un "quadro economico che resta incerto e non privo di rischi", come scrive il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nella premessa del Def, scarica sull’esecutivo un effetto collaterale pesante. È il prezzo da pagare per le complicazioni che portano la guerra in Ucraina e il rialzo dei tassi, ma anche per la scelta di tenere il deficit sotto controllo. La prudenza sulla spesa punta a rassicurare Bruxelles e i mercati, ma non è detto che basti.
La spesa non decolla, il risvolto sulla crescita non si vede. E nel conto bisogna aggiungere la revisione dei progetti, che è ancora in alto mare, anche se il governo è convinto del contrario e cioè che rimodulare il Piano non ne rallenterà l’attuazione, ma anzi la renderà più efficiente, generando quindi una spinta al Pil più sostenuta.
Tra le pagine del Programma nazionale di riforma, che fa parte del Def, spunta anche la riforma del catasto con "l’allineamento dei valori catastali ai valori di mercato correnti". È la stessa indicazione a cui puntava la delega fiscale del governo Draghi, alla fine cancellata per la contrarietà del centrodestra. A sera, il Mef precisa che il Documento richiama le raccomandazioni della Commissione europea all’Italia, tra cui anche quella del 2019 sul catasto e che "si tratta di una sezione di carattere meramente ricognitorio degli interventi già adottati in passato".
Il governo misura anche il peso del Superbonus sui conti, che si prolungherà almeno fino al 2026. Per abbattere il debito di oltre 30 punti, al 2070, una soluzione c’è: più immigrati in Italia. Lo spiega una tabella del Def. Siglata dallo stesso governo che spinge per una stretta sugli sbarchi.
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